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giovedì 3 gennaio 2019

Francia: arrestato Eric Drouet, uno dei leader dei gilet gialli. “Ha organizzato protesta non autorizzata”





Eric Drouet, figura mediatica controversa dei gilet gialli, è stato arrestato per accertamenti ieri sera vicino agli Champs-Elyse'es a Parigi assieme ad altri sostenitori del movimento. Secondo una fonte della polizia, Drouet, uno dei promotori delle prime mobilitazioni nazionali scoppiate il 17 novembre scorso, è stato fermato mentre si dirigeva agli Champs Elyse'es, dove aveva chiamato a raccolta altri sostenitori. Secondo Franceinfo, una cinquantina di persone si erano radunate vicino a Place de la Concorde per rendere omaggio alle vittime e ai feriti dall'inizio del movimento. Secondo fonti della polizia citate dal sito Internet, Eric Drouet è stato arrestato per "partecipazione a manifestazione non autorizzata". Nelle prime ore del pomeriggio, il camionista trentatreenne aveva pubblicato un video su Facebook annunciando un'"azione" sugli Champs-Elysees. "Stasera, non faremo una grande azione, ma vogliamo scioccare l'opinione pubblica. Non so se ci sarà qualcuno con noi sugli "Champs" (...) Andremo tutti senza gilet", ha detto. –

Secondo una fonte della Procura, il controverso leader e portavoce delle dimostrazioni antigovernative delle scorse settimane, si stava dirigendo verso l'Arco di Trionfo, dove alcuni manifestanti lo stavano aspettando. L'uomo, che era già stato fermato lo scorso 22 dicembre, aveva pubblicato nel corso della giornata un video sul suo profilo Facebook in cui annunciava l'avvio di "un'azione" sugli Champs-Elysees.

L’arresto ha subito provocato immediate reazioni politiche, i rappresentanti del movimento accusano il governo di un «uso politico della polizia». Secondo quanto emerso, Drouet era seguito dalla polizia almeno dalle prime ore del pomeriggio e quando il leader dei gilet gialli ha riunito una trentina di militanti in place de la Concorde e ha cominciato a marciare verso l’Opera, sono arrivati i cellulari della polizia e lo hanno arrestato. Si tratta del secondo arresto per Drouet dall’inizio delle proteste: era già stato fermato il mese scorso per «possesso di arma vietata», secondo fonti giudiziarie

Drouet è considerato uno degli ispiratori delle proteste dei “gilet gialli” che hanno messo a ferro e fuoco la Francia per cinque settimane, dalla metà di novembre alla fine di dicembre 2018. Scontri con la polizia e manifestazioni che hanno caratterizzato tutto il territorio transalpino, dalle grandi metropoli fino alle campagne, costringendo  il presidente Macron a promettere un aumento del salario minimo e a detassare gli straordinari da gennaio 2019.





mercoledì 29 agosto 2018

Canale della Manica: scontri fra pescatori



Dopo alcuni anni di tregua, è riesplosa la cosiddetta "guerra delle capesante", aspra contesa tra i pescatori inglesi e francesi che operano nel Canale della Manica. Alcune imbarcazioni dei due Paesi si sono infatti scontrate in alto mare, al largo della Normandia, in una vera e propria battaglia navale; in un video ripreso e diffuso sui social da un membro di un peschereccio francese infatti è possibile vedere scene di grande tensione tra gli equipaggi. La schermaglia si è svolta a oltre 12 miglia nautiche dalla costa. Secondo le norme europee, i britannici non possono pescare entro 12 miglia dalla costa francese, ma possono dragare per le capesante nel tratto di 40 miglia di acqua internazionale conosciuta come la Baie de Seine.

Circa 35 pescherecci francesi nella notte hanno circondato cinque imbarcazioni britanniche lanciando sassi e fumogeni. I britannici, rientrati poi nelle proprie acque territoriali senza feriti ma con i pescherecci danneggiati, hanno chiesto la protezione della Royal Navy.

Speronamenti, lanci di pietre, insulti. Il motivo del conflitto è dovuto a una legge nazionale che permette ai francesi di pescare le capesante solo nel periodo tra novembre e febbraio per permettere ai molluschi di riprodursi. Le leggi britanniche invece non porrebbero queste restrizioni: i pescherecci del Regno Unito possono quindi rastrellare i fondali con un vantaggio di due mesi sui francesi.

"Se li lasciamo fare, deprederanno il settore. Devono pescare a ottobre, come tutti noi", dice Anthony Quesnel, comandante di una delle navi che nella notte tra lunedì e martedì ha organizzato una spedizione che hanno contrastato cinque pescherecci britannici al largo della Normandia. "Se ne sono andati", commenta al termine dello scontro Quesnel. "Ma abbiamo vinto la battaglia, non la guerra".

Sulla vicenda è intervenuta anche l'Unione europea, nonostante Bruxelles non possa essere coinvolta direttamente nella contesa. "La pesca alle capesante è regolata a livello nazionale e negli ultimi anni sono state concordate misure di gestione comune tra Francia, Regno Unito e Irlanda - ha affermato il portavoce Daniel Rosario- . E' nell'interesse primario dei pescatori che questi accordo siano in vigore. Invitiamo le autorità nazionali a risolvere ogni disputa in maniera amichevole come in passato". L'Unione europea ha chiesto ai Paesi di chiudere con urgenza la disputa in maniera amichevole, come peraltro fatto in passato.

"È necessario discutere la questione intorno ad un tavolo e non in alto mare, dove qualcuno potrà farsi male", ha dichiarato la Federazione britannica delle organizzazioni dei pescatori.

Le ostilità legate alle "coquilles Saint-Jacques" (questo il nome francese del pregiato mollusco) proseguono da tempo, ma negli ultimi anni era stata raggiunta una sorta di tregua tra le fazioni. Tregua clamorosamente saltata negli ultimi giorni; secondo ricostruzioni confermate dalla stessa Marina transalpina, sarebbero stati gli inglesi ad avere la peggio negli scontri, anche perché in forte inferiorità numerica a livello di barche. Dimitri Rogoff, capo dell'agenzia per la pesca della Normandia, ha spiegato che "i francesi sono andati a contattare gli inglesi per dire loro di smettere di lavorare e si sono scontrati". I britannici si sono quindi dati alla fuga.


mercoledì 26 aprile 2017

Macron e Le Pen: i programmi politici dei due sfidanti




Dopo il primo turno, svoltosi domenica 23 aprile, i francesi torneranno alle urne per le presidenziali domenica 7 maggio. I seggi aprono alle 8 e chiudono alle 19 in provincia e alle 20 a Parigi e in altre grandi città. Gli elettori sono 45,67 milioni, tra i quali 1,3 milioni di francesi all’estero. I candidati sono due: Emmanuel Macron (En Marche!, centrista) e Marine Le Pen (Front National, estrema destra)

Sfida tra il candidato indipendente centrista, Emmanuel Macron, e la leader del Front National, Marine Le Pen. Questo il primo verdetto delle elezioni presidenziali in Francia. Ecco i profili dei candidati e i rispettivi programmi.

EMMANUEL MACRON
Europeista convinto, sostiene non di meno la necessità di «rifondare l’Europa». Se dovesse essere eletto all’Eliseo, porterebbe a Bruxelles la proposta di avviare già dalla fine del 2017 un ampio dibattito sulle priorità dell’Unione. Ogni Stato sceglierà le modalità. Al termine di questa consultazione (che deve coinvolgere i cittadini), i governi stileranno una road map per far ripartire il progetto di costruzione europea.

Da ex ministro dell’Economia, ha studiato proposte articolate dal lavoro, alle imprese, al fisco. Conosce la macchina e l’ha già scossa con le sue idee liberiste. Un tema centrale della sua proposta riguarda il digitale: estendere la rete alle «zone bianche» arrivando a collegare con la fibra ottica l’intero territorio entro il 2022; sperimentare; lanciare una strategia nazionale per l’intelligenza artificiale; proteggere i dati personali; rafforzare l’azione contro i «siti pirata».

L'Immigrazione non è il settore in cui intende apportare sostanziali modifiche, potrebbe lasciare in vigore il sistema delle «quote» all’ingresso degli immigrati regolari, accelerare le pratiche per il riconoscimento dello status di rifugiato e anche i rimpatri in caso di diniego. La principale innovazione sarebbe l’introduzione di un visto per i «talenti», per attirare in Francia imprenditori, ricercatori e artisti stranieri.

Sul tema terrorismo, la prima preoccupazione di Macron presidente sarà quella di migliorare la circolazione delle informazioni tra gli uffici, polizia, magistratura, intelligence. E creare un centro permanente di coordinamento delle azioni antiterroristiche che faccia capo direttamente all’Eliseo

Per la cultura, promette di non tagliare i fondi agli investimenti pubblici in cultura (e in Francia non sono bassi). Propone anche sul modello dell’Italia un «pass cultura» di 500 euro per i diciottenni.

L'outsider, la maggior sorpresa di questa campagna elettorale ha 39 anni ed è un classico rappresentante dell'élite repubblicana. Laureato dell'Ena (la prestigiosa scuola pubblica di amministrazione), è stato per i primi anni ispettore delle finanze (periodo durante il quale ha fatto il co-relatore della commissione Attali sulla liberalizzazione dell'economia) ed è poi passato al settore privato, nel 2008, come banchiere d'affari presso Rothschild. Nel 2012 è diventato segretario generale aggiunto dell'Eliseo, come consigliere economico di Hollande. E nel 2014 ministro dell'Economia in occasione della svolta riformista con il Governo Valls. Dopo aver fondato, un anno fa, il movimento “En Marche!”, a fine agosto dell'anno scorso si è dimesso per poi candidarsi alle presidenziali come indipendente. Riformista, europeista convinto, non ha mai partecipato a un'elezione e la sua collocazione è al centro dello schieramento politico (“Né di destra né di sinistra”, come lui stesso dichiara).

I principali punti del programma
Piano d'investimenti da 50 miliardi (incentrato sulla formazione e l'aumento delle competenze, la transizione energetica e la modernizzazione dello Stato)

Calo della pressione fiscale sulle imprese, dal 33,3% al 25%

Creazione di un fondo da 10 miliardi destinato a finanziare l'innovazione nell'industria

Trasformazione del Cice (il credito d'imposta da 20 miliardi per le aziende) in esonero contributivo sulle retribuzioni più basse

Riduzione di 60 miliardi della spesa pubblica, per farla scendere dall'attuale 57% del Pil al 52%

Taglio di 120mila dipendenti pubblici

Prelievo unico del 30% sui redditi da capitale

Dieci miliardi di alleggerimento fiscale sulla casa

Varo di un “Buy european act” perché le commesse pubbliche siano riservate a imprese che hanno in Europa almeno la metà della loro attività

Realizzare un'Europa della difesa con un fondo specifico

Creare un mercato unico europeo dell'energia e dell'economia digitale

Trasferire a livello di azienda le decisioni sulla durata dell'orario di lavoro (mantenendo quella legale a 35 ore)

Sospendere l'indennità di disoccupazione a chi rifiuta più di due offerte di lavoro

Aumentare il budget della difesa dall'1,7% al 2%

Aprire gli uffici pubblici la sera e il sabato

Creare un servizio militare obbligatorio universale di un mese

Varare una riforma delle pensioni che preveda una sola cassa e regole uguali per tutti, con l'abolizione dei regimi speciali

Realizzare una legge di moralizzazione della vita pubblica che preveda per i parlamentari il divieto di retribuire dei familiari e di avere attività di consulenza

MARINE LE PEN
Convinta anti-europeista, una volta all’Eliseo negozierà con Bruxelles, promette, per riconquistare l’indipendenza della Francia e cambiare i trattati. Il risultato sarà poi sottoposto a un referendum sul modello della Brexit: vorranno i francesi continuare a far parte dell’Unione? La controrivoluzione di Marine prevede anche il ritorno al franco contro l’euro.

Centrali nel suo programma le politiche per il lavoro, dedicate all’ampia percentuale di disoccupati che l’hanno votata. Al tempo stesso però sono molte le misure di defiscalizzazione per le imprese. Sul commercio estero, la sua linea è di «protezionismo intelligente», che sostenga le imprese francesi (non è chiarissimo come)

L'immigrazione, è il suo cavallo di battaglia. Negli ultimi giorni di campagna elettorale, è su questi temi che ha lanciato le proposte più forti, a partire dalla moratoria dell’immigrazione anche legale. Le Pen è anche per l’abolizione dello ius soli (cittadinanza a chi nasce in Francia) e per una stretta ai ricongiungimenti familiari.


Sul tema terrorismo, linea durissima con interventi a tappeto: chiudere tutte le moschee recensite come «estremiste» dal ministero dell’Interno; togliere la cittadinanza a chiunque sia legato a una rete jihadista o sia registrato «S», sospetto; quindi espellere tutti gli stranieri contingui al fondamentalismo islamico. Anche Le Pen istituirebbe un’agenzia unica antiterrorismo, affidata al primo ministro

La cultura, non è un tema lepenista, ai suoi elettori interessa poco. Marine si limita a promettere che sosterrà le piccole associazioni culturali, sportive, umanitarie, educative «che animano la vita dei nostri territori». Aumenterà anche del 25% il budget per la protezione del patrimonio

Figlia del fondatore del Front National, Jean-Marie, ha 48 anni e prima di entrare in politica ha brevemente esercitato la professione di avvocato (tra il 1992 e il 1998). Diventata presidente del partito di estrema destra nel 2011, ha optato per un'azione più incentrata sui temi sociali (non a caso ha scelto come collegio elettorale l'ex zona mineraria del Nord-Pas-de-Calais, ad alta disoccupazione) pur senza rinunciare ai tradizionali cavalli di battaglia della sicurezza e della lotta all'immigrazione. È riuscita a svecchiare il partito, a renderlo politicamente presentabile. Dopo essere arrivata terza al primo turno delle presidenziali del 2012 (con il 18%, il miglior risultato di sempre), ha guidato il partito ai successi elettorali delle legislative dello stesso anno (il Front National è entrato in Parlamento con due deputati), delle comunali (1.550 consiglieri) e delle europee (25%, primo partito francese) del 2014, delle provinciali (25%) e delle regionali (28%) del 2015. I sondaggi le assegnano da mesi un livello stabile di consensi - intorno al 22% - al primo turno, più o meno alla pari con Macron, ma prevedono una sua netta sconfitta al ballottaggio, chiunque sia l'avversario.

I principali punti del programma:

Negoziare con l'Unione europea il recupero della piena sovranità monetaria (con l'abbandono dell'euro), territoriale (con la sospensione dell'accordo di Schengen), legislativa ed economica

In caso di insuccesso, entro sei mesi referendum per l'uscita dalla Ue

Superamento dell'indipendenza della banca centrale

Adozione del proporzionale in tutte le elezioni (con premio di maggioranza alla Camera)

Abolizione delle Regioni

Portare dall'1,7% al 3% del Pil il budget della Difesa

Assunzione di 15mila poliziotti

Creazione di 40mila posti in più nelle carceri

Tetto a quota 10mila per l'ingresso di nuovi immigrati

Abolizione dello “ius soli”

Stop al ricongiungimento familiare per gli immigrati

Nuova tassa sull'assunzione di lavoratori stranieri

Tassa addizionale del 3% su ogni prodotto importato

Pensione piena a 60 anni (con 40 anni di anzianità contributiva)

Abolizione della riforma del lavoro

Obbligo della divisa a scuola

Uscita dal comando integrato della Nato

Cinquantamila militari supplementari

Servizio militare universale di tre mesi

Rifiuto di tutti i trattati di libero scambio.

mercoledì 28 dicembre 2016

Ue asse Francia e Germania. Europa a due



E’ ancora utile all’Europa che il cancelliere tedesco e il presidente francese appaiano insieme di fronte alla stampa, dopo un vertice dell’Unione, per confermare l’esistenza fra i due Paesi di un rapporto speciale? Le prime riserve sulla opportunità dell’asse (come venne subito definito) risalgono alle prime reazioni provocate dal trattato che Charles De Gaulle e Konrad Adenauer firmarono all’Eliseo il 22 gennaio 1963. Tornato al potere nel 1958, il generale aveva accettato i Trattati di Roma per la creazione del Mercato Comune, firmati in Campidoglio un anno prima; ma non aveva mai nascosto il suo scetticismo per il progetto europeista e, contemporaneamente, la sua diffidenza per le potenze anglosassoni e l’Alleanza atlantica.

Quando il trattato dell’Eliseo arrivò al Bundestag per la ratifica, Adenauer dovette constatare l’esistenza di molte riserve e le superò soltanto con un preambolo in cui si assicurava il Paese che l’accordo con la Francia gollista non avrebbe reso la Germania meno europeista e meno atlantica. Il preambolo non piacque al generale, ma fu accettato a Parigi e il trattato divenne da quel momento il simbolo di una storica riconciliazione fra due Paesi che si erano duramente combattuti nel 1870 e nel 1914. Da quel momento anche i partner europei di Francia e Germania dovettero rassegnarsi. L’asse era una implicita offesa alla parità dei membri della Comunità, ma archiviava un dissidio che aveva insanguinato più volte la storia dell’Europa.

La storica fotografia di François Mitterrand e Helmut Kohl, la mano nella mano di fronte al grande ossario di Douaumont, il 22 settembre 1984, per una celebrazione dedicata alla battaglia di Verdun, dimostrava che l’asse era ancora, per molti aspetti, un valore europeo. Ma anche le grandi memorie sono soggette al logorio del tempo. I rapporti di forza tra i due Paesi sono cambiati. Per molto tempo la inferiorità economica della Francia è stata compensata dalla sua superiorità militare. Ma la fine della Guerra fredda ha ridotto il valore della force de frappe (l’arma nucleare francese) mentre l’unificazione tedesca lasciava sul piatto della bilancia una Germania molto più pesante sul piano economico, demografico e geopolitico. Eppure esiste fra i due Paesi una convenienza reciproca a cui nessuno intende rinunciare. La Germania non ha aiutato la lira, durante la crisi monetaria del settembre 1992, all’epoca del governo Amato; ma ha salvato il franco francese. La Germania ha spalleggiato la Francia nel novembre 2003 quando i due Paesi, grazie alla presidenza italiana, poterono sottrarsi alle misure disciplinari per la violazione delle regole sul deficit. Francia e Germania hanno fatto fronte comune contro la guerra degli Stati Uniti all’Iraq nello stesso anno.

Ma ciò che maggiormente garantisce la sopravvivenza dell’asse è probabilmente una sorta di reciproca prudenza. Il rischio di una guerra franco-tedesca non esiste più, ma ciascuno dei due Paesi ha comunque interesse a tenere d’occhio il partner, a seguirne le evoluzioni politiche, a spegnere subito le divergenze che inevitabilmente sorgono fra due grandi Paesi anche quando sono amici e alleati. Nell’ambito della Unione europea, poi, i due Paesi devono sempre accordarsi per evitare di muoversi in direzioni diverse e pregiudicare così la credibilità dell’asse. Finché il quadro politico non cambierà radicalmente, vi sarà sempre una riunione franco tedesca prima di ogni vertice e una conferenza stampa franco-tedesca alla fine dell’incontro. Quanto alla posizione assunta da Matteo Renzi a Bratislava, non è difficile comprendere le ragioni del suo disappunto per un vertice piuttosto modesto e il suo desiderio di non lasciare agli euro-scettici del suo Paese il diritto di criticare l’Europa. Ma se avesse voluto contribuire al declino dell’asse franco-tedesco avrebbe dovuto, in linea con le iniziative prese nel corso dell’estate, partecipare alla conferenza stampa di Merkel e Hollande.

I Paesi che contano, Francia e Germania, hanno già redatto un programma di riforma dell'Europa.

Berlino e Parigi, in qualche modo, vogliono sfruttare l'ondata britannica per aumentare "l'integrazone dei Paesi Ue" e, soprattutto, le prerogative delle istituzioni europee. Il piano è stato firmato dai ministri degli esteri dei due Paesi (il tedesco Frank-Walter Steinmeier e il francese Jean Marc Ayrault) e presentato un po' in sordina al vertice straordinario dei ministri europei a Visegrad di due giorni fa. Un documento che da più parti, soprattutto in Polonia, è stato letto come "il progetto per un Superstato Europeo" che toglierà ulteriore sovranità agli Stati nazionali (leggi il documento).
"Il nostro obiettivo - scrivono Francia e Germania - è quello di muoverci ulteriormente verso l'Unione politica in Europa e invitare gli altri europei a unirsi a noi in questo sforzo". Bene. Bello. Interessante. "Più Europa", insomma, sarebbe la risposta agli euroscettici che stanno spopalando nei Paesi membri e che, invece, chiedono "meno Europa". Ma vediamo in cosa consiste questo rivoluzionario documento.

Sicurezza Europea
Per far fronte agli attentati terroristici, l'obiettivo è quello di "considerare la nostra sicurezza come una e indivisibile". Come realizzarlo? Semplice: "Germania e la Francia - si legge nel documento - propongono un 'European Security Compact' che comprenda tutti gli aspetti della sicurezza e della difesa". In particolare, "l'UE dovrebbe essere in grado di pianificare e condurre operazioni civili e militari in modo più efficace, con il supporto di una catena civile-militare permanente di comando". Poi Bruxelles "dovrebbe essere in grado di contare su forze ad alta prontezza e di fornire un finanziamento comune per le sue operazioni" e "se necessario, gli Stati dovrebbero considerare la creazione di forze navali permanenti". In poche parole, un esercito europeo che scavalchi quelli nazionali.

Non solo. Secondo Berlino e Parigi, i Paesi membri dovrebbero sostenere Bruxelles per creare una "piattaforma europea per la cooperazione di intelligence" per migliorare la sicurezza interna. Anche qui, gli Stati dovrebbero favorire "lo scambio di dati", la "pianificazone di emergenze europee per grandi scenari di crisi" e la creazione di un sistema di risposta europea. Oltre che la "creazione di un corpo europeo di protezione civile".

Infine, nel lungo termine, Francia e Germania puntano a creare un ufficio giudiziario europeo, con un Procuratore sovranazionale per la lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata. Cosa che prevede, ovviamente, una sorta di armonizzazione dei sistemi penali dei Paesi membri.
Per ottenere tutto ciò, l'idea è quella di far riunire periodicamente un "Consiglio di sicurezza europeo" che discuta della difesa comunitaria.

Immigrazione
Anche sul tema migranti, Francia e Germania puntano a togliere potere ai governi nazionali. Non solo con la difesa delle frontiere esterne, più volte sbandierata ma mai realizzata, ad opera delle istituzioni europee. La proposta è quella di rendere Frontex autonoma dagli Stati con personale proprio. E il secondo punto riguarda la creazione di un ESTA europeo per concedere i visti agli immigrati diretti in Europa.

L'Euro per salvare l'Ue
Non manca, ovviamente, un riferimento all'unione economica. Per Berlino e Parigi, solo l'Euro può continuare a far da collante dell'Ue. E così propongono di "rafforzare la convergenza economica" per "salvaguardare l'irreversibilità" della moneta unica. In che modo? "Migliorando la responsabilità democratica", ovvero facendo in modo che i cittadini in un modo o nell'altro si convincano che l'Euro è una buona cosa. Inoltre, si prevede di ampliare il "Fondo Europeo per gli investimenti strategici" insieme alla creazione di un'autorità di vigilanza comune.

Un modo, insomma, per spingere gli Stati a trasferire all'Ue i poteri sugli eserciti, sui sistemi economici e sui controlli delle frontiere. Come teme la Polonia.

mercoledì 23 novembre 2016

Francia: situazione centrali nucleari "molto preoccupante"



La situazione della sicurezza delle centrali nucleari francesi è "molto preoccupante". E' quanto ha affermato Pierre-Franck Chevet, presidente dell'Asn (Autorità della sicurezza nucleare). Quest'ultima ha avviato una campagna senza precedenti di controlli a tappeto in tutte le centrali sul territorio francese. Da settembre 21 reattori sono stati chiusi d'urgenza, con potenziali rincari sulle bollette non solo d'Oltralpe ma anche italiane. L’atomo francese è semi-paralizzato. Due terzi del totale dei siti nucleari sono stati bloccati, o stanno per esserlo, dall'Autorità nazionale di controllo. L’Italia è coinvolta suo malgrado e senza poter fare granché, perché fra i reattori fermati ne figurano anche sei collocati vicino al confine italiano, a Bugey, a Cruas e a Tricastin, mentre in quegli stessi siti, a ridosso della nostra frontiera, continuano a funzionare altri cinque reattori (sicuri?) a pochi metri da quelli insicuri.

Il quadro della stabilità dei reattori nucleari francesi è "molto preoccupante. Lo ha detto a Le Figaro il direttore della 'Autorité de sûreté nucléaire' (Asn) Pierre-Franck Chevet, in seguito alla scoperta di una crepa nella copertura del reattore sperimentale Epr (reattore ad acqua pressurizzata) in costruzione a Flammanvile in Normandia e dopo che le autorità di controllo hanno deciso di fermare 12 reattori (di Edf) sui 58 operativi. Chevet ha spiegato che un problema è rappresentato dall'eccesso di carbonio presente nell'acciaio speciale usato per costruire le centrali. Edf - ha detto - ha fornito un dossier per ogni reattore e "nella migliore delle ipotesi" entro un mese la Asn sarà in grado di decidere se far ripartire o meno i reattori, al più tardi "a gennaio del 2017".

L'autorità, ha sottolineato Chevet, ha deciso di agire "calma e rigore": un'anomalia era già stata rilevata nei generatori di vapore e ciò aveva spinto a una serie di controlli su vasta scala. Poi, all'inizio degli anni Novanta erano state verificate alcune corrosioni nelle coperture di diversi reattori, e Edf era intervenuta sostituendole. Nel 2013 ho segnalato la necessità essere in grado di passare a cadenze regolari da 5 a 10 reattori", in modo da avere impianti in grado di sostituire altri che presentassero "anomalie". L'energia transalpina è direttamente dipendente da 58 reattori del colosso energetico che garantisce il 75% dei bisogni in energia. In parallelo, nell'intervista a Le Figaro, Chevet ha denunciato "l'esistenza di pratiche inaccettabili dall'inizio degli anni sessanta nella fabbrica del Creusot (di Areva, ndr): l'esistenza di 400 dossier volontariamente nascosti al cliente e all'Asn, e riguardanti anomalie, nonché la scoperta di documenti di fabbricazione che appaiono falsificati".

Il primo evento è che molte centrali nucleari francesi sono state spente per guai tecnici davvero seri. Così — secondo evento — in Francia la corrente elettrica scarseggia. Quindi la Francia deve importare elettricità dai Paesi vicini. Così l'aumento della domanda fa salire le quotazioni del chilowattora alla Borsa elettrica italiana.
Oggi è difficile stimare quanto ci peserà il rincaro, ma potrebbe essere superiore a 1 miliardo se l'emergenza elettrica dovesse durare fino a febbraio.

Già oggi sono rincarate le forniture spot dei grandi consumatori che si approvvigionano sul mercato, presto dovrebbero esserci ricadute anche per le bollette delle famiglie. L’Autorità dell’energia non dà anticipazioni, ma lascia presagire un effetto rilevante sulle nostre bollette.

Il fenomeno è cominciato in settembre quando l'autorità francese sulla sicurezza nucleare Asn (Autorité de sûreté nucléaire) ha chiesto una fermata urgente di 21 dei 58 reattori dell'EdF, la società elettrica statale francese.

Oltre all'Italia, il problema interessa in modo pesante Svizzera, Belgio, Spagna, Germania e Gran Bretagna.

In Germania e Inghilterra la vicenda francese potrebbe avere ricadute aggiuntive sulle centrali atomiche tedesche e sul progetto nucleare francese a Hinkley Point in Inghilterra.

Come si forma il prezzo del chilowattora
Il Prezzo unico nazionale (Pun) si forma ogni giorno alla borsa del Gestore del mercato elettrico e pesa per circa un terzo della bolletta.  Per anni il Pun è sceso moltissimo per il calo della domanda e per il contributo delle fonti rinnovabili di energia, ma il consumatore ha assaporato solamente le briciole dei ribassi perché gli altri due terzi della bolletta sono cresciuti: incentivi, agevolazioni a diversi settori, voci fiscali e parafiscali, il canone tv, sussìdi incrociati.

Ora però è rincarato anche il Pun: è cresciuto del 23%.
A titolo di confronto, il prezzo di mercato all'ingrosso un mese e mezzo fa era sui 45 euro per mille chilowattora. Effetto Francia, e la media di ottobre era già salita a 53 euro. Ancora più salato il prezzo medio di novembre, 61 euro

Ora è sufficiente una giornata meno ventosa del solito, quando i ventilatori fermano le braccia sulle creste dei monti, per far salire il prezzo ancora di più: 68 euro il 16 novembre, 70 euro il 7 novembre, 78 euro il 14 novembre, 80 euro per mille chilowattora il 15 novembre, giornata in cui le ore a maggiore domanda sono state coperte con prezzi oltre i 150 euro.


martedì 30 agosto 2016

L'Alto Commissario ONU per i diritti umani ai comuni francesi: "revocate il divieto di burkini"



Il Consiglio di Stato francese si è pronunciato contro il provvedimento anti-burkini di Villeneuve-Loubet, uno dei circa 30 comuni francesi che avevano vietato di indossare sulle spiagge il costume integrale islamico.

Per i giudici del supremo tribunale amministrativo le ordinanze contro il burkini in spiaggia sono "gravemente e chiaramente illegali" poiché "vìolano le libertà fondamentali di movimento, la libertà di fede religiosa e la libertà personale".

L'Onu "accoglie con favore" la decisione del Consiglio di Stato in Francia che ha sospeso il divieto di indossare il burkini. "Le persone che indossano il burkini non possono essere ritenute responsabili per le reazioni violente od ostili di altri", afferma il portavoce dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, Rupert Colville.

L'Alto commissariato Onu per i diritti umani chiede ai Comuni francesi in cui è in vigore il divieto del burkini di revocarlo immediatamente, in base alla sentenza del Consiglio di Stato francese di venerdì 26 agosto, che ha sospeso il provvedimento nel Comune di Villeneuve-Loubet, sulla Costa azzurra. "Chiediamo a tutte le autorità locali che hanno adottato divieti simili di revocarli immediatamente", ha detto il portavoce dell'ufficio Onu per i diritti umani, Rupert Colville.

 Il 26 agosto il segretario generale delle Nazioni unite, Ban Ki-moon, tramite il suo portavoce Stephane Dujarric aveva espresso la sua soddisfazione per la decisione del Consiglio di Stato francese. La polemica è esplosa in Francia all'inizio di agosto, quando per prima Cannes ha introdotto il divieto di indossare il burkini sulle sue spiagge. Altri Comuni hanno poi seguito l'iniziativa di Cannes, introducendo lo stesso divieto. Venerdì il Consiglio di Stato francese ha appunto revocato il divieto introdotto da uno di questi Comuni, Villeneuve Loubet, sulla Costa azzurra.

Ma in risposta il sindaco di Villeneuve-Loubet, Lionnel Luca, ha annunciato che non ritirerà il divieto anti burkini e anzi ha anticipato che al rientro in Parlamento presenterà una proposta di legge per vietare il burkini. Domenica il ministro dell'Interno francese, Bernard Cazeneuve, in un'intervista al quotidiano La Croix, ha detto che il governo francese si rifiuta di legiferare sull'uso del burkini perché una legge per introdurre un divieto di portare questo tipo di costume sarebbe "incostituzionale e inefficace". E ieri l'ex presidente francese Nicolas Sarkozy ha promesso che, se verrà rieletto alla presidenza, cambierà la Costituzione per introdurre un divieto nazionale di usare il burkini.

La decisione, presa dai tre giudici del collegio esaminante, dispone l'annullamento dell'ordinanza del Tar di Nizza che convalidava quella del comune della Costa azzurra.
Negli altri comuni che hanno adottato la stessa decisione i divieti restano in vigore fin quando non saranno contestati davanti alla giustizia. La presa di posizione di oggi farà ovviamente giurisprudenza e le ordinanze di divieto potranno essere tutte annullate.

Nei giorni scorsi aveva fatto scalpore una serie di immagini scattate in una spiaggia francese dove dei poliziotti ordinavano a una bagnante con burkini di spogliarsi. La polemica sul costume inventato in Australia da una stilista ha assunto proporzioni planetarie.

Proprio in queste ore l'ex presidente Nicholas Sarkozy ha promesso che in caso venisse rieletto l'anno prossimo estenderà il divieto di burkini in tutte le spiagge francesi. In questo momento, infatti, il costume coprente utilizzato quasi esclusivamente dalle donne musulmane è vietato in 30 comuni rivieraschi della Francia. Il primo ministro Manuel Valls aveva dichiarato nei giorni scorsi di essere d'accordo con il divieto definendo il burkini "incompatibile con i valori" francesi.

"Giusta decisione contro norma che confonde vittime e colpevoli e promuove l'umiliazione pubblica", ha commentato il portavoce italiano di Amnesty International, Riccardo Noury.




giovedì 1 ottobre 2015

Parigi: apre un’inchiesta per crimini contro l’umanità



 Francia, la  procura di Parigi ha aperto un’inchiesta su presunti crimini contro l’umanità commessi dal regime siriano di Bashar al Assad tra il 2011 e il 2013, come le torture contro gli oppositori in prigione. La notizia è arrivata nei giorni scorsi, mentre all’assemblea generale delle Nazioni Unite la comunità internazionale sta discutendo della crisi siriana. Le indagini della magistratura francese sono partite da 55mila fotografie digitali trafugate in Europa da un ex fotografo della polizia militare siriana nel 2013.

L’uomo, noto con il nome in codice Caesar (o César, in francese), vivrebbe ora sotto protezione in un paese dell’Europa del nord.

Le fotografie mostrano i cadaveri di undicimila vittime di tortura, come stabilito da un rapporto realizzato da un gruppo di procuratori legali ed esperti di medicina legale di fama internazionale, specializzati in crimini di guerra, e pubblicato la prima volta il 21 gennaio 2014 durante i lavori della seconda conferenza internazionale per la pace in Siria che si è tenuta a Ginevra. Se tra le persone ritratte dovessero essere riconosciuti cittadini francesi o francosiriani, la Francia sarebbe competente per giudicare gli autori dei crimini di cui le immagini sono prova.

La storia di Caesar. La testimonianza del fotografo siriano è stata raccolta in un libro della giornalista francese Garance le Caisne intitolato Opération César, che uscirà in Francia il 7 ottobre. Caesar lavorava per la polizia militare siriana anche prima del conflitto. Il suo compito era fotografare le scene del crimine quando erano coinvolti membri delle forze armate. Con l’inizio delle proteste contro il regime, Caesar e i suoi colleghi ricevettero l’ordine di fotografare i corpi delle persone morte nelle strutture di detenzione gestite dalle diverse formazioni dell’esercito siriano. Erano i cadaveri degli oppositori al regime che venivano arrestati nel corso delle manifestazioni di protesta.

Con l’aiuto di un amico, Caesar ha cominciato a copiare di nascosto molte delle fotografie e conservarle in modo sicuro: il suo scopo era aiutare i parenti delle vittime a conoscere la verità sulla sorte dei loro cari. Dopo due anni però i timori per la sua incolumità e quella dei suoi famigliari hanno spinto Caesar a lasciare il paese e cercare asilo in Europa.

Le immagini in mostra. Il rapporto sulle fotografie di Caesar e sulla sua testimonianza è stato presentato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 15 aprile del 2014. In diverse occasioni successive le immagini sono state mostrate in pubblico e ai membri di diverse istituzioni internazionali. Nel luglio del 2014 il fotografo ha testimoniato davanti al congresso degli Stati Uniti.

A marzo dell’anno successivo le fotografie sono state mostrate al consiglio per i diritti umani dell’Onu, in giugno al parlamento europeo. Una prima mostra è stata organizzata dal Museo dell’Olocausto di Washington, ma trenta foto sono state esposte anche al palazzo delle Nazioni Unite a New York.
L’inchiesta francese si basa sulla testimonianza di un ex fotografo agli ordini della polizia militare siriana, nome di fantasia César, fuggito nel 2013 con 55mila scatti di corpi torturati e intervistato da una giornalista.

Secondo l’uomo le foto servivano a rilasciare certificati di morte senza dover mostrare i corpi alle famiglie e a provare che gli ordini di esecuzione erano stati compiuti.

Garance Le Caisne, giornalista e autrice del libro “Opération César”, che uscirà in Francia il 7 ottobre: “Appena i primi manifestanti morti sono arrivati all’ospedale militare – e a un certo punto sono diventati sempre più numerosi – ha scoperto soprattutto l’orrore, ossia persone con segni di torture incredibili, che pesavano soltanto 30 o 40 chili. Quindi ha davvero visto che le persone morivano di fame o di torture nelle prigioni”.

“Dobbiamo agire contro l’impunità”, ha affermato il capo della diplomazia francese Laurent Fabius che si trova all’Onu dove il conflitto in Siria è al centro dell’Assemblea generale.

Il ministero degli Esteri è all’origine dell’apertura dell’inchiesta preliminare della procura di Parigi lo scorso 15 settembre. Per poter far proseguire l’indagine è necessario che ci siano vittime francesi o che un responsabile dei crimini risieda in Francia.


sabato 21 marzo 2015

Mont Saint-Michel, ecco 'la marea del secolo




Migliaia di turisti e non solo accorsi per ammirare spettacolo. Circa 10mila turisti sono affluiti sull'isolotto - oggi ridiventato tale - dove sorge un'antica abbazia gotico-bendettina.

Dopo l'eclissi solare, la "marea del secolo". Spettacolo d'eccezione sulle coste della Manica e dell'Atlantico francese grazie all'arrivo di una gigantesca marea, la più grande dall'inizio del millennio.  Uno show naturale e mozzafiato: onde alte oltre 14 metri hanno completamente sommerso la passerella che collega alla terraferma Mont Saint-Michel, il santuario gioiello della Normandia  la cui baia è lambita dalle più alte maree d'Europa. L'evento ha infatti caratteristiche eccezionali dovute alla concomitanza di vari fattori, legati all'allineamento di Sole, Luna e Terra. L'alta marea, nella sua fase di picco, dovrebbe sommergere completamente il lembo di terra che collega la nota cittadina turistica alla costa, trasformandola in un'isola. In base alle previsioni, l'alta marea dovrebbe raggiungere un livello di 119 sulla scala di 120 usata dagli scienziati per descrivere l'ampiezza di questi fenomeni

Il fenomeno delle alte maree, spiegano gli oceanografi, si ripete circa ogni 18 anni; stavolta, tuttavia, l'eclissi solare, verificatasi nei giorni scorsi, e il particolare allineamento fra Sole, Luna e Terra dovrebbero generare un eccezionale "muro d'acqua" come non si vedeva dal 1997. Il piccolo del fenomeno è atteso nelle prossime ore.  La marea dovrebbe avere un coefficiente di 119 in una scala che va da 20 a 120.

Mont Saint-Michel è una città costruita su un’isola nel nord della Francia, molto nota per le sue eccezionali maree: quando la marea è bassa è possibile raggiungerla a piedi, quando è alta rimane isolata. Un fenomeno che, una volta ogni 18 anni, raggiunge livelli da record. E’ successo il 21 marzo: la differenza tra la bassa e l’alta marea è stato di 14,15 metri.

Prima marea del millennio a Mont Saint-Michel in Bretagna, nel nord della Francia. La luna piena e l’eclissi solare di questa settimana hanno contribuito a creare all’altezza della pittoresca abbazia un aumento del livello dell’oceano che non si vedeva dal 1997. Migliaia di visitatori si sono raccolti per assistere allo spettacolo: il mare si ritira e poi risale rapidamente molto in alto. In pratica Mont Saint Michel è un’abbazia costruita su un isolotto: con la bassa marea l’isola si può raggiungere a piedi mentre quando c’è l’alta mareal’isolotto viene completamente circondato dall’acqua. Il Servizio idrografico francese attende una differenza fra bassa e alta marea di oltre 14 metri, mentre solitamente è di 8,7 metri. Normalmente questi livelli record si verificano ogni 18 anni e il prossimo fenomeno del genere è previsto non prima delle 2033.

Dopo l'eclissi, la marea del secolo: Mont Saint-Michel diventa ancora isola. Una delle conseguenze dell'eclissi e del particolare allineamento avutosi tra il Sole, la Luna al perigeo e la Terra riguarda l'effetto marea che quest'oggi sta riguardando alcune parti di Francia Settentrionale, Regno Unito ed Olanda. E' questa la cosiddetta marea del secolo, fenomeno ciclico che si ricorre ogni 18 anni. L'evento più maestoso si realizza nella baia di Mont Saint-Michel, in Normandia, dove l'oceano si è alza fino a 14 metri: si tratta di una località arroccata su un rilievo e collegata alla terraferma tramite solo una sottile striscia di terra.

La marea odierna ha sommerso la strada, trasformando Mont Saint-Michel nuovamente in un'isola, seppure per breve tempo: il primo picco di marea è avvenuto alle 7:45 di stamane ed è stato leggermente al di sotto delle attese. Il prossimo picco è previsto per le ore 20 di questa sera. La località è stata presa d'assalto, attirando ben diecimila turisti per assistere dal vivo all'evento. Va detto che non sarà questa l'unico episodio di marea: altri picchi eccezionali sono attesi nei prossimi mesi i giorni 19 aprile, 31 agosto, 29 settembre ed il 28 ottobre.




domenica 30 novembre 2014

Italia, Francia e Belgio nel mirino della Commissione europea



Confermate le indiscrezioni secondo cui la Legge di Stabilità non rispetta a pieno le regole. Sotto la lente anche Francia e Belgio.

Francia, Italia e Belgio finiscono sotto la lente della Commissione europea a causa delle leggi di Stabilità 2015 che rischiano di violare le regole di bilancio comunitarie. E’ quanto riporta l’agenzia Reuters che, citando un documento interno all’esecutivo, rende noto che domani la Commissione europea metterà in luce tali rischi, rinviando qualsiasi decisione formale al mese di marzo.

La Commissione sollecita dunque tutti questi Paesi a rispettare le regole ma rimanda Roma, Parigi e Bruxelles a un secondo esame in marzo. In questo modo viene concesso più tempo ai tre Stati membri per correggere le loro strategie di politica economica in vista della decisione dell'esecutivo Ue.

Inoltre, sempre secondo quanto riporta Reuters, l'esecutivo dovrà decidere se sanzionare la Francia per non aver rispettato gli obiettivi di riduzione del deficit e se aprire una procedura di infrazione nei confronti di Italia e Belgio per l’ alto livello del debito pubblico. A settembre il ministero dell'Economia italiano ha stimato che rispettare integralmente le richieste europee richiederebbe una correzione complessiva "pari a 2,2 punti" di Pil nel 2015, 35 miliardi in valore assoluto.

“La Commissione – dice Gros direttore del Centre for European Policies Studies- ha rinunciato al suo ruolo di garante, ha accettato praticamente tutto quello che gli stati membri hanno presentato”

La Francia aveva detto che avrebbe riportato il deficit sotto la barra del 3% nel 2015, ma ora ha chiesto altri due anni di tempo. Se non porterà avanti le riforme rischia una multa di oltre 4 miliardi di euro.

“La Francia avrà probabilmente tutto il tempo che vuole, perché il Presidente francese presenta un’unica e semplice ragione: “Se non mi date tempo con il mio budget, l’estrema destra del Fronte Nazionale vincerà le prossime elezioni.. non è certo quel che volete…”

La situazione della Francia, ma anche quella dell’Italia e del Belgio, appesantite dal debito pubblico e alle prese con gravi problemi di crescita, saranno nuovamente analizzate a marzo, e rischiano sanzioni.

Quali saranno gli effetti di questa situazione sulla zona euro?
“Non ci saranno grandi cambiamenti nella politica di bilancio, perché i paesi stanno tutti andando un po’ oltre i limiti consentiti e la Commissione permette loro di farlo”.

Anche Spagna, Portogallo, Austria e Malta sono sorvegliate speciali di Bruxelles perché rischiano di violare il patto di stabilità.



martedì 1 luglio 2014

Corte europea accetta la legge francese sul velo integrale



La Corte europea dei diritti umani ha giudicato legittima la decisione francese di vietare il velo integrale nel paese bocciando il ricorso di una francese usa indossare il niqab e il burga.

La corte nella sua sentenza sottolinea che le autorità francesi nel definire il provvedimento di divieto del velo integale hanno avuto “l’obbiettivo legittimo di garantire le condizioni della vitta associata”. Di conseguenza la legge che vieta il velo, adottata in Francia a fine 2010, non è contraria alla convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Secondo la corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo la legge francese che vieta d’indossare il velo integrale non viola né il diritto alla libertà di religione né quello al rispetto della vita privata.
È stato quindi respinto il ricorso presentato da una donna francese di 24 anni, di religione musulmana, che si era rivolta alla corte per contestare la legge approvata nel 2010 in Francia ed entrata in vigore l’11 aprile 2011.

La donna si era appellata all’articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata), all’articolo 9 (diritto alla libertà di pensiero e di religione) e all’articolo 14 (diritto a non essere discriminati) della Convezione europea dei diritti dell’uomo, dichiarando di indossare burqa e niqab in piena libertà e seguendo la propria volontà di vestirsi a suo piacimento.

La sentenza della corte sottolinea che la legge francese è effettivamente un’intromissione “permanente” nella vita privata e nella religione dei cittadini, ma è legittimata dalla motivazione di “proteggere le condizioni della vita associata”, prevista dalla Convezione, spiega Le Monde.

Per la corte è invece eccessiva la motivazione della sicurezza addotta dalla Francia per introdurre il divieto. Secondo la corte europea il divieto assoluto di portare il velo non è proporzionato alla preoccupazione di evitare “scambi d’identità” e “prevenire attentati alla sicurezza di persone e beni”.

Secondo Amnesty International la decisione della corte è “profondamente sbagliata” ed è “una minaccia alla libertà d’espressione”.



martedì 1 aprile 2014

La tour Eiffel compie 125 anni, ma niente celebrazioni



 E' il monumento simbolo di Parigi e della Francia, tra i più visitati al mondo, e compie 125 anni.

Tuttavia, non é prevista nessuna cerimonia ufficiale: "Abbiamo festeggiato i 120 anni", spiega Jean-Bernard Bros, assessore al Turismo di Parigi e presidente della Sete, la Società che gestisce la Tour Eiffel.

La "dama di ferro" intanto si sta rifacendo il look (é già il terzo lifting dalla sua costruzione ad opera di Gustave Eiffel) per rendere più moderno e attraente il primo piano e puntare sull'ecologia. La realizzazione del progetto è stata affidata all'architetto Alain Moatti, capo dello studio Moatti-Riviere: un pavimento di vetro traslucido ricoprirà il primo piano, a circa 60 metri d'altezza, con installazioni trasparenti che mettono in luce la struttura di ferro dell'edificio. Oltre a negozi, una sala per gli spettacoli, un caffé e persino un piccolo museo. Ma soprattutto ci saranno le toilette più invidiate al mondo con un panorama mozzafiato sulla capitale. La Torre Eiffel continua anche la sua rivoluzione ecologica: dopo la pittura a acqua, 50 tonnellate di vernice per i suoi 18.038 pezzi di ferro forgiato, lo scintillio di mezzanotte passato da 10 a 5 minuti, e la raccolta differenziata, con il restauro del primo piano arrivano quattro pannelli solari e pale eoliche che copriranno la metà del fabbisogno energetico e di acqua calda della torre. L'acqua piovana sarà recuperata e l'illuminazione si farà con lampade a basso consumo.

Il 31 marzo 1889 a Parigi veniva inaugurata la tour Eiffel, il monumento diventato il simbolo della capitale francese. Alta 307 metri (324 con l’antenna) la torre, disegnata dall’ingegnere Gustave Eiffel, all’epoca era il monumento più alto del mondo. Perse il suo primato solo nel 1930, quando fu costruito il Crystal building di New York.

La torre è formata da 16mila travi d’acciaio, 18.038 pezzi di ferro, 2 milioni e mezzo di bulloni. Per raggiungere la sommità, se non si prendono gli ascensori, si devono salire 1.710 scalini.

La torre pesa ottomila tonnellate.

Alla realizzazione dell’opera hanno partecipato trecento operai, i lavori sono durati solo due anni, un tempo irrisorio per l’epoca. In 125 anni la torre è stata visitata da 250 milioni di visitatori.

sabato 12 ottobre 2013

Generale Giap morto a 102 anni




Eroe dell’indipendenza, combatté Usa e Francia. Sue le famose vittorie a Dien Bien Phu contro i francesi nel 1954 e del Tet nel 1968 contro gli Usa. Finita la guerra appoggiò la pacificazione con gli ex nemici.

Negli ultimi anni, era sempre vicino a scomparire dentro la sua divisa da cameriere stellare  in una qualche Guerra planetaria (giacca bianca, cravatta nera, medaglie di tutti gli Ordini comunisti possibili appuntate sul petto) nessuno avrebbe detto che quell'omarino era proprio lui, il leggendario generale Giap: lo stesso che circa quaranta anni prima, in Vietnam, aveva inflitto agli Usa la più cocente, e insieme anche l'unica, sconfitta militare della loro storia.

Alto poco più del metro e cinquanta, una complessione fisica piccola, la bestia nera degli statunitensi sembrava fatto apposta per essere preso sottogamba dagli avversari. Così fecero, sbagliando, i giapponesi, i francesi, i cambogiani e da ultimo i marines del generale Westmoreland, cresciuti con tanto di vitamine e non solo. Furono sorci verdi per tutti. Mai che nessuno dei suoi nemici avesse capito per tempo che quell'omino - grande tattico, ma ancor più grande stratega militare- era spinto da un invisibile motorino straordinario.

Vo Nguyen Giap, morto alla veneranda età di 102 anni, era nato il 25 agosto 1911, l'anno del Cane, in una capanna illuminata da tre lumicini sempre accesi davanti all'altarino degli antenati in un piccolo villaggio dell'Annam. Entrato nel 1929 nel Partito comunista aveva un solo mito: Ho Chi Minh. Ma giusto perché era vietnamita. Fosse nato un po' più in là, sulla carta geografica, il suo mito sarebbe stato Mao Tse Tung.

«La lotta armata popolare è la scuola migliore», rispondeva a chi gli obiettava la sua scarsa preparazione bellica. Ma di notte,si dice che leggeva e rileggeva i resoconti delle campagne napoleoniche, i testi di von Clausewitz e gli insegnamenti dei condottieri vietnamiti che si erano opposti nel corso di duemila anni ad ogni tentativo di occupazione. Guerriglia, guerra di movimento, la vecchia tattica del mordi e fuggi. Il suo credo militare era riassunto in questi tre concetti.

Sbaragliati i francesi a Dien Bien Phu, il generale Giap si concentrò sugli americani, quando a Washington decisero che quella spina comunista ad Hanoi doveva essere cancellata. Contro la superpotenza, Giap giocò d'astuzia, inventando una ragnatela di cunicoli sotterranei e di «santuari» nella giungla attraverso cui passavano armi e rifornimenti ai vietcong. Come la «pista di Ho Chi Minh» in Laos e in Cambogia: una fitta serie di strade in terra battuta, di sentieri e di guadi percorsa da secoli dalle tribù nomadi e dai contrabbandieri di oppio.

Poco prima dell'offensiva del Tet, all'inizio del 1968, quella che segnò l'inizio della fine per l'avventura statunitense in Indocina, Giap diede un'intervista al quotidiano francese Le Monde. «Gli americani perderanno, e sa perché? - disse al giornalista che lo aveva raggiunto nella giungla -. Perderanno perché fanno la guerra con l'aritmetica. Interrogano i loro computer, fanno somme e sottrazioni e su quelle agiscono. Ma qui l'aritmetica non è valida: se lo fosse, ci avrebbero già sterminato». Si chiamava Giap. Vo Nguyen Giap.

Negli ultimi anni, nonostante la tarda età, Giap aveva espresso più volte la sua contrarierà allo sfruttamento delle miniere di bauxite nel centro del Paese, citando preoccupazioni ambientali e di sicurezza nazionale.


sabato 29 settembre 2012

Il presidente François Hollande annuncia tasse record


Il governo francese ha presentato il piano di bilancio 2013 che comporta una manovra da 36,9 miliardi di euro, tra aumenti delle tasse e riduzioni della spesa, che servirà a blindare l'obiettivo di ridurre il deficit di bilancio al 3 per cento del Pil. Questo piano è di «lotta per la giustizia sociale», e «di lotta per la crescita e la preparazione dell'avvenire», ha spiegato il capo di governo Jean-Marc Ayrault. «La più importante degli ultimi trent'anni», ha detto il presidente François Hollande. «La più dura degli ultimi trent'anni» gli fanno eco i suoi detrattori.

Nell'annuncio dato per combattere il debito pubblico è così distribuito 10 miliardi arriveranno dai tagli alla spesa mentre gli altri, praticamente i due terzi, da nuove tasse che ricadranno per metà sui privati e per metà sulle imprese. Dei 10 miliardi di imposte sui privati, 3,5 saranno imposte sul reddito (che colpiranno oltre 4 milioni di famiglie benestanti) 1 miliardo arriverà dall'imposta di solidarietà sui patrimoni (applicata ai patrimoni superiori a 1,3 milioni di euro).
Si tratta di uno sforzo "senza precedenti", ha affermato l'esecutivo e secondo quanto riferito dalla portavoce del governo, Najat Vallaud-Belkacem, il presidente François Hollande ha definito la manovre come "portatrice di risanamento" ma con lo sforzo che colpirà di più "le famiglie più agiate".

Quest'anno il disavanzo si attesterà al 4,5 per cento del Pil lievemente al di sopra di quanto precedentemente previsto, mentre la dinamica di riduzione proseguirà nei prossimi anni portandolo, secondo i piani del governo, al 2,2 per cento nel 2014, all'1,3 per cento nel 2015 e allo 0,6 per cento nel 2016.

Questa manovra rischia di far fuggire via quel che resta dei ricchi di Francia, alcuni dei quali si sono già dati alla fuga. Lo sforzo fiscale peserà «su chi ha di più, il 10% dei francesi più agiati», rincara Hollande. E poi ci sono le grandi imprese «che pagano meno imposte rispetto alle piccole e medie - aggiunge il premier - e a cui chiediamo uno sforzo per il raddrizzamento dei nostri conti pubblici». Sacrificio che si materializza in una riduzione degli sgravi sugli interessi - prima deducibili al 100%, ora al 75% - e di quelli sulle plusvalenze generate dalla cessione di quote in altre aziende.

Resta da capire che ne sarà dei ricchi di Francia. Accoglierà Arnaud l'invito di Libération a levare le tende (fiscali)? Lo hanno già fatto artisti e cantanti - dall'attrice Emmanuelle Béart (Belgio) alla modella Laetitia Casta fino allo scrittore Marc Levy (Regno Unito). Lo hanno già fatto diversi sportivi da Jean Alesi ad Alain Prost (Svizzera) e alcuni noti imprenditori: Nicolas Puech (Hermès), la famiglia Peugeot e i Lescure di Tefal e Rowenta. A favore di Hollande e della supertassa al 75% si sono sempre dichiarati l'ex stella del calcio Zinédine Zidane e il cantante Yannick Noah. Però il primo ha la residenza in Spagna mentre il secondo è  stato indagato la scorsa estate per evasione fiscale in Svizzera.