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martedì 30 agosto 2016
L'Alto Commissario ONU per i diritti umani ai comuni francesi: "revocate il divieto di burkini"
Il Consiglio di Stato francese si è pronunciato contro il provvedimento anti-burkini di Villeneuve-Loubet, uno dei circa 30 comuni francesi che avevano vietato di indossare sulle spiagge il costume integrale islamico.
Per i giudici del supremo tribunale amministrativo le ordinanze contro il burkini in spiaggia sono "gravemente e chiaramente illegali" poiché "vìolano le libertà fondamentali di movimento, la libertà di fede religiosa e la libertà personale".
L'Onu "accoglie con favore" la decisione del Consiglio di Stato in Francia che ha sospeso il divieto di indossare il burkini. "Le persone che indossano il burkini non possono essere ritenute responsabili per le reazioni violente od ostili di altri", afferma il portavoce dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, Rupert Colville.
L'Alto commissariato Onu per i diritti umani chiede ai Comuni francesi in cui è in vigore il divieto del burkini di revocarlo immediatamente, in base alla sentenza del Consiglio di Stato francese di venerdì 26 agosto, che ha sospeso il provvedimento nel Comune di Villeneuve-Loubet, sulla Costa azzurra. "Chiediamo a tutte le autorità locali che hanno adottato divieti simili di revocarli immediatamente", ha detto il portavoce dell'ufficio Onu per i diritti umani, Rupert Colville.
Il 26 agosto il segretario generale delle Nazioni unite, Ban Ki-moon, tramite il suo portavoce Stephane Dujarric aveva espresso la sua soddisfazione per la decisione del Consiglio di Stato francese. La polemica è esplosa in Francia all'inizio di agosto, quando per prima Cannes ha introdotto il divieto di indossare il burkini sulle sue spiagge. Altri Comuni hanno poi seguito l'iniziativa di Cannes, introducendo lo stesso divieto. Venerdì il Consiglio di Stato francese ha appunto revocato il divieto introdotto da uno di questi Comuni, Villeneuve Loubet, sulla Costa azzurra.
Ma in risposta il sindaco di Villeneuve-Loubet, Lionnel Luca, ha annunciato che non ritirerà il divieto anti burkini e anzi ha anticipato che al rientro in Parlamento presenterà una proposta di legge per vietare il burkini. Domenica il ministro dell'Interno francese, Bernard Cazeneuve, in un'intervista al quotidiano La Croix, ha detto che il governo francese si rifiuta di legiferare sull'uso del burkini perché una legge per introdurre un divieto di portare questo tipo di costume sarebbe "incostituzionale e inefficace". E ieri l'ex presidente francese Nicolas Sarkozy ha promesso che, se verrà rieletto alla presidenza, cambierà la Costituzione per introdurre un divieto nazionale di usare il burkini.
La decisione, presa dai tre giudici del collegio esaminante, dispone l'annullamento dell'ordinanza del Tar di Nizza che convalidava quella del comune della Costa azzurra.
Negli altri comuni che hanno adottato la stessa decisione i divieti restano in vigore fin quando non saranno contestati davanti alla giustizia. La presa di posizione di oggi farà ovviamente giurisprudenza e le ordinanze di divieto potranno essere tutte annullate.
Nei giorni scorsi aveva fatto scalpore una serie di immagini scattate in una spiaggia francese dove dei poliziotti ordinavano a una bagnante con burkini di spogliarsi. La polemica sul costume inventato in Australia da una stilista ha assunto proporzioni planetarie.
Proprio in queste ore l'ex presidente Nicholas Sarkozy ha promesso che in caso venisse rieletto l'anno prossimo estenderà il divieto di burkini in tutte le spiagge francesi. In questo momento, infatti, il costume coprente utilizzato quasi esclusivamente dalle donne musulmane è vietato in 30 comuni rivieraschi della Francia. Il primo ministro Manuel Valls aveva dichiarato nei giorni scorsi di essere d'accordo con il divieto definendo il burkini "incompatibile con i valori" francesi.
"Giusta decisione contro norma che confonde vittime e colpevoli e promuove l'umiliazione pubblica", ha commentato il portavoce italiano di Amnesty International, Riccardo Noury.
mercoledì 20 luglio 2016
Europol: gli ultimi attacchi in Europa non sono stati organizzati dallo Stato islamico
L’agenzia europea per la lotta al crimine ha pubblicato un nuovo rapporto sul terrorismo in Europa. Secondo l’Europol l’attentato nella città francese e quello sul treno nei pressi della città tedesca sono stati commessi da dei “lupi solitari”, la cui affiliazione con l’organizzazione jihadista non è chiara, nonostante le rivendicazioni dello Stato islamico. Il pericolo per l’Unione europea però resta alto e questo tipo di attacchi sono “molto difficili da individuare e prevenire”, ha aggiunto l’agenzia.
Il 2o luglio la Francia ha prolungato per altri sei mesi lo stato d’emergenza dopo l’attentato di Nizza. "Non ci sono prove - scrive - che l'attentatore di Nizza si considerasse un membro Isis". E' stato detto che "si era radicalizzato in poco tempo e aveva consumato propaganda Isis prima dell'attacco", così come a Wurzburg i media hanno detto che nella stanza del terrorista c'era una bandiera del Califfato fatta a mano. Ma la loro "affiliazione al gruppo non è chiara". Come le rivendicazioni: l'agenzia A'maq ha detto di aver ricevuto informazioni da una fonte non identificata, "in contrasto con la chiara responsabilità" espressa per Parigi e Bruxelles. Una differenza "che indicherebbe come l'Isis voglia mantenere un livello di affidabilità se dovessero emergere informazioni che contraddicono la loro versione".
"Diversi jihadisti europei - ricorda l'Europol - occupano posizioni prominenti nello Stato Islamico e manterranno probabilmente contatti con le reti terroriste nei rispettivi Paesi di origine. Gli attacchi del 13 novembre a Parigi hanno inaugurato la tattica dell'Is di utilizzare armi di piccolo calibro con ordigni esplosivi improvvisati portatili per attacchi suicidi, progettati per causare perdite massicce. Il modo in cui questi attacchi sono stati preparati e attuati (organizzati da persone rientrate in patria) molto probabilmente dirette dalla leadership dell'Is e con l'utilizzo di reclute locali, ci portano alla valutazione "che episodi simili si possano ripetere". L'Europol spiega inoltre che "l'Is ha ripetutamente minacciato la Penisola Iberica e gli Stati membri della coalizione anti-Is nei loro video di propaganda, facendo riferimenti specifici a Belgio, Francia, Italia e Regno Unito".
I foreign fighters arrivati in Siria e in Iraq spesso si sposano e fanno figli, grazie anche al consistente afflusso di donne europee verso il territorio del Daesh. Bambini che vengono allevati e cresciuti con gli ideali del'islamismo radicale: lo Stato Islamico sta allevando "la prossima generazione di foreign fighters, che potrebbe costituire una minaccia nel futuro per la sicurezza degli Stati membri". E' un fenomeno che desta "particolare preoccupazione".
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