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martedì 12 giugno 2018

Trump-Kim: storica stretta di mano



L'appuntamento con la storia inizia puntuale. Sono passate da poco le 9 a Singapore (le 3 di notte in Italia) quando il presidente americano Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un  si stringono la mano. E' un summit storico, il primo faccia a faccia tra i leader dei due Paesi, che si sono incontrati al Capella Hotel, nell'isoletta di Sentosa.

E' la prima stretta di mano da 70 anni, sullo sfondo le bandiere dei due Paesi. "Non era facile arrivare qui... C'erano ostacoli ma li abbiamo superati per esserci", ha detto il leader nordcoreano.

"Molti penseranno che sia un fantasy, un film di fantascienza" avrebbe detto Kim a Trump, secondo quanto riferisce la Cnn. Parlando con i giornalisti, il presidente americano ha fatto sapere che l'incontro è andato "meglio di quanto chiunque potesse immaginare. Il massimo". E' "un uomo di grande talento" che "ama moltissimo il suo paese" ha detto Trump parlando del leader nordcoreano. Quindi ha annunciato che visiterà Pyongyang al momento opportuno. Anche Trump ha invitato Kim alla Casa Bianca e l'invito è stato accettato.

Lo storico incontro tra Donald Trump e Kim Jong-un è avvenuto poco dopo le 9 (le 3 in Italia) con un copione scenico e hollywoodiano: il presidente Usa e il leader nordcoreano si sono ritrovati sul patio del Capella Hotel, sull'isola di Sentosa, attraversando due porticati opposti. Con il tappeto rosso sistemato ovunque, i due leader dei due Paesi si sono stretti la mano per la prima volta da 70 anni avendo come sfondo le bandiere dei due Paesi: è durata più di 10 secondi, con Trump che ha rafforzato il contatto col giovane leader poggiando brevemente anche la mano sinistra sul braccio destro di Kim.

"Nice to meet you Mr. President", ha detto in inglese al tycoon il il leader nordcoreano. Poi, i due si sono messi in posa per i flash dei fotografi e e telecamere per immortalare lo storico momento. "È un onore essere qui", ha detto Trump prima di dare il via al faccia a faccia assistito dai soli interpreti e durato circa 40 minuti, anticipando di avere con lui una "relazione formidabile". Ha detto di sentirsi "veramente bene", con Kim seduto sulla poltrona alla sua sinistra. "Non era facile arrivare qui... C'erano ostacoli ma li abbiamo superati per esserci", ha ribattuto il leader nordcoreano.  Alla fine del colloquio, mentre si spostavano in un'altra sala per il meeting allargato, Trump ha avuto il tempo per una battuta a uso dei media: è andato "molto, molto bene", ha affermato, anticipando che i due già hanno una "eccellente relazione".    Alla riunione, dedicata alla questione del nucleare, hanno preso parte anche il segretario di Stato Mike Pompeo, il capo di gabinetto John Kelly e il consigliere sulla Sicurezza nazionale John Bolton; mentre per la parte nordcoreana, il braccio destro del leader Kim Yong-chol, il ministro degli Esteri Ri Yong-ho e Ri Su-yong, presidente della Commissione diplomatica della Suprema assemblea del popolo.

Con Kim Jong-un "risolveremo un grande problema, un grande dilemma", ha detto Trump sul nucleare con il leader nordcoreano, assicurando che "lavorando insieme ce ne faremo carico".

Kim e Trump hanno firmato un "documento completo", come definito dallo stesso presidente Usa. "Siamo onorati" di firmarlo, ha affermato Trump. Poi, rispondendo alla domanda di un giornalista, il presidente americano ha rimarcato che il processo di denuclearizzazione della Corea del Nord "inizierà molto velocemente". La Penisola Coreana vedrà un "cambiamento", ha aggiunto Trump, sottolineando di avere instaurato un "legame speciale" con Kim.

Secondo quanto riferisce la Bbc, in uno dei quattro punti principali della dichiarazione firmata a Sentosa, Pyongyang si impegna a una "completa denuclearizzazione". "Riaffermando la Dichiarazione di Panmunjon del 27 aprile 2018 - si legge - la Corea del nord si impegna a lavorare in direzione di una completa denuclearizzazione della penisola coreana".

Oltre alla denuclearizzazione della penisola coreana, tra i punti del documento figurano l'impegno a "stabilire nuove relazioni bilaterali che rispecchino il desiderio dei popoli dei due paesi di pace e prosperità", lo sforzo comune "per costruire uno stabile e duraturo regime di pace nella penisola coreana", l'impegno a recuperare le spoglie dei soldati americani dichiarati Missing in action (Mia) durante la guerra di Corea, e l'immediato rimpatrio delle spoglie di quanti sono già stati identificati.

Nella dichiarazione congiunta figura inoltre l'impegno dei due Paesi a tenere "alla prima data possibile" ulteriori negoziati guidati dal segretario di Stato americano Mike Pompeo e da un funzionario di alto livello della Corea del Nord. Trump, si legge ancora nel documento, si impegna a fornire "garanzie di sicurezza" alla Corea del Nord.

"La nostra relazione con la Corea del Nord sarà qualcosa di molto diverso rispetto al passato, abbiamo sviluppato un legame molto speciale", assicura Trump alla firma del documento finale. Un documento che lo stesso Kim Jong-Un non esita a definire "molto importante e complessivo". Trump è talmente soddisfatto che ammette che i quaranta minuti di faccia a faccia sono andati "molto meglio di quanto che si potesse prevedere". "E questo - aggiunge - porterà tanto di più". Oltre alla denuclearizzazione restano, infatti, tutti quei problemi legati alla libertà, ai campi di lavoro e alla repressione interna. Temi che, almeno per il momento, i due leader non affrontano. Intanto, però, il processo iniziato oggi porterà alla fine della guerra tra le due Coree. "Molte persone nel mondo possono pensare che sia un film di fantascienza - commenta Kim - dovremo affrontare delle sfide ma vogliamo lavorare con Trump". E il numero uno degli Stati Uniti è certo che, "lavorando insieme" potranno "superare" qualsiasi difficoltà.


sabato 28 aprile 2018

Storico incontro fra le due Coree: stretta di mano tra Moon Jae-in e Kim Jong-Un a Panmunjom



"La storia ricomincia da qua". E' quanto Kim Jong-Un ha scritto sul guestbook dedicato allo storico incontro con il presidente sudcoreano Moon Jae-in. Dopo la stretta di mano al confine, i due si sono poi diretti verso la 'Peace House', nel villaggio di confine di Panmunjom, per avviare colloqui su pace e denuclearizzazione della penisola. I due leader hanno poi piantato assieme un albero - un pino del 1953 - lungo la linea di demarcazione militare coreana stabilita a seguito del cessate il fuoco alla fine della Guerra di Corea nel 1953. La terra e l'acqua utilizzate per l'operazione provenivano dalle zone a Nord e a Sud della linea di demarcazione. Durante la cerimonia, Kim è stato aiutato dalla sorella Kim Yo-jong a indossare i guanti bianchi e quindi - assieme al presidente Moon - ha gettato terra sulla base della pianta. "Questo è un posto carico di significato - ha sottolineato Kim durante la cerimonia - e in effetti è una nuova primavera che è arrivata al nord e al sud". "Spero - ha aggiunto - di trarre il massimo dalle opportunità della giornata di oggi e spero che assieme a questo pino possano fiorire le nostre relazioni".

Una zona definita 'Area di sicurezza congiunta' (JSA, Joint Security Area) che si trova a Panmunjom ed è dove Corea del Nord e Corea del Sud hanno firmato l'armistizio. Questa linea di demarcazione - lunga circa 250 km - è controllata sia da soldati nordcoreani che da militari sudcoreani e va dal Mar del Giappone al Mar Giallo, attraversando l'intera penisola. Questo incontro è il terzo mai tenuto tra i leader dei due Paesi: Kim Jong-Il (padre di Kim Jong-Un) aveva già incontrato due presidenti del Sud, Kin Dae-Jung nel 2000 e Roh Moo-hyun nel 2007 a Pyongyang.

La divisione tra Nord e Sud nasce nel 1945 quando, con la II Guerra Mondiale appena terminata, il Giappone - che dopo la prima guerra sino-giapponese di fine '800 e il Trattato di Shimonoseki (in cui Pechino cedeva a Tokyo l'isola di Taiwan e la Corea diventava pienamente indipendente) nel 1910 decide di annettere la Penisola - ne esce sconfitto. La Corea viene così divisa in due aree di occupazione: quella russa e quella americana, all'altezza del 38° parallelo. La Repubblica Democratica Popolare di Corea (nome completo della Corea del Nord) di influenza sovietica; la Repubblica di Corea (quella del Sud), invece, con influenza statunitense.

Poi, il 12 dicembre 1948, si svolgono elezioni solo nel Sud, sotto la supervisione dell'Onu: Syngman Rhee diventa presidente della Repubblica di Corea fino al 1960 quando, dopo la sua quarta rielezione, "l'esplosione della protesta popolare diede luogo a gravi disordini; costretto a dimettersi e a lasciare il Paese - si legge sull'enciclopedia Treccani - trascorre gli ultimi anni di vita nelle Hawaii".

Contemporaneamente al Nord nasce la Repubblica Democratica Popolare di Corea, retta da un governo comunista presieduto da Kim Il-sung: presidente del Partito comunista (dal 1949 Partito operaio coreano) con la proclamazione della Repubblica Democratica diventa primo ministro.

Nel 1972 lascia la carica per diventare presidente della Repubblica a cui la nuova Costituzione - varata in quell'anno - attribuisce la direzione dell'esecutivo. "Principale artefice dell'edificazione di un regime socialista nella Corea del Nord - riporta la Treccani - mantenne una posizione di equidistanza nel contrasto fra Urss e Cina e continuò a perseguire l'obiettivo di una riunificazione del Paese, tentando più volte di avviare negoziati con il governo di Seul". Negoziati che, oggi, possono sperare nel nuovo storico incontro.

Le due Coree di sono impegnate a trasformare entro il 2018 l'armistizio siglato nel 1953 in un vero e proprio trattato di pace. Lo prevede la dichiarazione congiunta firmata dai leader Moon Jae-in e Kim Jong-un.

"Abbiamo aspettato a lungo questo momento per molto tempo e quando è giunto abbiamo realizzato che siamo una nazione, che siamo vicini". E' il messaggio letto dal leader nordcoreano Kim Jong-un, a commento della firma della dichiarazione congiunta. "Siamo legati dal sangue e i compatrioti non possono vivere separatamente", ha aggiunto.

Il leader nordcoreano Kim Jong-un ha detto che non rovinerà più il sonno del presidente sudcoreano Moon Jae-in a causa del lancio di missili balistici, quale effetto dello stop ai test nucleari e balistici annunciato la scorsa settimana. E' quanto ha riferito Yoon Young-chan, portavoce dell'Ufficio presidenziale di Seul in un briefing coi media trasmesso da Arirang Tv. "Non interromperò più il sonno del primo mattino", ha affermato Kim rivolgendosi a Moon.

Le due Coree hanno concordato che il presidente Moon Jae-in debba visitare Kim Jong-un a Pyongyang in autunno. Lo dichiarazione congiunta firmata dai due leader, tuttavia, non precisa il periodo limitandosi a ricordare che tra i due ci saranno, su base regolare, incontri e telefonate dopo la recentissima apertura di una linea rossa.

"La guerra coreana finirà! Gli Stati Uniti, e tutto il suo grande popolo, dovrebbero essere molto fieri di ciò che sta avendo luogo adesso in Corea!": lo ha scritto in un tweet il presidente americano Donald Trump riferendosi allo storico incontro tra la Corea del Nord e del Sud sta avendo luogo. Stanno succedendo belle cose, ma solo il tempo potrà dirlo", aveva affermato in un tweet precedente.

Il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, "plaude" al summit storico tra il presidente sudcoreano, Moon Jae-in, e il leader nordcoreano, Kim Jong-un. In una nota del portavoce, Guterres "saluta il coraggio e la leadership che hanno portato a impegni e azioni concordate nella Dichiarazione di Panmunjom per la pace, la prosperità e l'unificazione della penisola". "E conta sulle parti perché attuino rapidamente tutte le azioni concordate per la riconciliazione inter-coreana, un dialogo sincero, progressi per una pace sostenibile e denuclearizzazione della penisola".

La Cina accoglie con favore l'esito del summit tra le due Coree esprimendo l'auspicio che le parti possano rafforzare il consenso raggiunto a Panmunjom per la riconciliazione. I leader dei due Paesi, ha commentato in una nota il portavoce del ministero degli Esteri Lu Kang, "hanno annunciato una dichiarazione congiunta sulla comune comprensione delle relazioni intercoreane, allentando le tensioni militari sulla penisola verso una pace permanente". Il risultato "aiuta la soluzione politica delle questioni della penisola".

Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha definito un "incontro storico" quello avvenuto tra i due leader coreani, precisando che l'Alleanza "sostiene pienamente una soluzione politica alle tensioni nella regione". "E' un primo, importante e incoraggiante passo", ha aggiunto, precisando che "è importante mantenere una forte pressione politica e diplomatica da parte della comunità internazionale".

In occasione dello "storico incontro" tra i presidenti della Corea del Sud e del Nord, "auguriamo al popolo coreano ogni bene" e "speriamo che i colloqui facciamo progressi verso un futuro di pace e prosperità per l'intera penisola coreana". E' l'auspicio della Casa Bianca.

Il governo giapponese auspica che i leader delle due Coree possano avere un incontro costruttivo che conduca a una comprensiva risoluzione delle questioni irrisolte, quali il negoziato sui cittadini giapponesi rapiti e lo stop al programma missilistico e nucleare di Pyongyang Paese. Lo ha detto il capo di Gabinetto Yoshihide Suga, che si è astenuto, tuttavia, dal fare previsioni sull'esito dei colloqui. Alla domanda di un cronista se il governo di Tokyo sarà informato sui dettagli da Seul, Suga ha risposto che le due diplomazie coordineranno congiuntamente gli sviluppi. A questo proposito il ministero degli Esteri nipponico, Taro Kono, ha ribadito che i due Paesi stanno lavorando assieme per stabilire le politiche da adottare verso il regime di Pyongyang. Secondo quanto riferito da fonti ministeriali, Kono si recherà in Corea del Sud all'inizio di maggio, per incontrare il suo omologo Kang Kyung Wha e parlare degli esiti del dialogo tra i due leader.

Sul fronte della denuclearizzazione, un passaggio della dichiarazione congiunta sottolinea l'obiettivo comune di Sud e Nord "di realizzare una penisola coreana priva di nucleare attraverso una completa denuclearizzazione". Il presidente sudcoreano ha poi aggiunto: "Il presidente Kim Jong-un ed io abbiamo convenuto che la completa denuclearizzazione sarà raggiunta, e questo è il nostro comune obiettivo".

Gli esperti però sono cauti: "La Corea del Nord da tempo si è impegnata alla denuclearizzazione della penisola coreana, che non è la stessa cosa di un disarmo unilaterale", ha detto alla Cnn Vipin Narang, docente del Security Studies Program del Mit di Boston. Il professore ha ricordato che nella 'Dichiarazione di Panmunjon' "il linguaggio non è nuovo e deve essere trattato con cautela, nonostante l'importanza storica del vertice". Anche Mike Chinoy, analista dell'Us-China Institute dell'University of California, ha invitato alla cautela e a "non lasciarsi prendere dall'entusiasmo di fronte alle scene straordinarie a cui assistiamo, c'è ancora un lavoro enorme da fare prima che queste intenzioni divengano passi effettivi".

I due leader hanno fatto sapere che nel corso dell'anno firmeranno un trattato di pace per porre fine formalmente alla Guerra di Corea, a 65 anni dalla conclusione delle ostilità. Il documento, denominato "Dichiarazione di Panmunjon per la pace, la prosperità e l'unificazione della penisola coreana" è stato presentato dopo la giornata di meeting e dopo una conversazione privata di 30 minuti da Kim e Moon.




mercoledì 18 aprile 2018

Corea, incontro Mike Pompeo con Kim Jong-un




Mike Pompeo, direttore della Cia in attesa della conferma in Senato della sua nomina a segretario di Stato, ha incontrato segretamente il leader nordcoreano Kim Jong-un. Lo ha svelato il Washington Post, precisando che la visita di Pompeo a Pyongyang è avvenuta nel weekend di Pasqua. Lo straordinario incontro tra uno dei più fidati uomini del presidente americano e il leader del regime nordcoreano rientra nello sforzo che sta compiendo l'amministrazione Trump per preparare il terreno ai colloqui diretti tra lo stesso Trump e Kim. E per trovare così ai massimi livelli una soluzione sul controverso programma nucleare di Pyongyang. L'incontro è quello di più alto livello avvenuto tra i due Paesi dal 2000, quando l'ex segretario di Stato Madeleine Albright si incontrò con Kim Jong-Il, il padre di Kim Jong-un. Un incontro tra Trump e il leader coreano è dato per probabile nel prossimo giugno.

Il primo grande contatto diretto, ancora di recente inimmaginabile, è avvenuto. Come nei film di fantascienza, o in questo caso di fantapolitica che si trasforma improvvisamente in realtà da toccare con mano.

Donald Trump ha spedito con successo un suo alto emissario - il capo della Cia e Segretario di Stato in pectore Mike Pompeo - ad un incontro faccia a faccia con il dittatore nordcoreano Kim Jong-un. Un incontro che ha avuto luogo durante le feste di Pasqua per creare le condizioni di uno storico summit bilaterale tra i leader dei due Paesi, con in palio il un disgelo atomico nella penisola coreana e forse una vera e propria pace formale ormai sconosciuta da generazioni.

Il viaggio di Pompeo è stato organizzato in gran segreto, e questa volta non era filtrato, ad eccezione di indiscrezioni sull'apertura di canali di dialogo. Fino a quando nella serata di ieri lo stesso Trump, dalla sua residenza in Florida Mar-a-Lago, dove ha organizzato un vertice di due giorni con il premier giapponese Shinzo Abe, non ha sollevato esplicitamente il sipario. Ha parlato di colloqui diretti «ad altissimo livello» in corso tra Washington e Pyongyang e da lì alla rivelazione-shock, da parte di funzionari della Casa Bianca, che Pompeo aveva visto Kim il passo è stato breve. Uno degli oggetti della discussione, ovvio quanto cruciale: dove svolgere il summit, con al momento cinque località considerate dalla Casa Bianca.

La Cia è diventata il canale prescelto da Trump per questi colloqui preliminari, rispetto a più tradizionali missioni diplomatiche. Anche facendo di necessità virtù: il Dipartimento di Stato è infatti tuttora decimato dalle riorganizzazioni e demoralizzato dalla sfiducia della Casa Bianca, e appare in fase di transizione di leadership con l'avvento - non a caso - proprio del plenipotenziario dei servizi segreti Pompeo, molto vicino al presidente.

Il direttore della Cia aveva oltretutto già creato un canale di comunicazione con il regime di Kim attraverso i capi della sua controparte nell’intelligence, il Reconaissance General Bureau. Supporto ai contatti è stato fornito anche dai servizi sudcoreani, in particolare dal direttore del National Intelligence Service di Seul, Suh Hoon, che era stato portatore a Trump dell'originale invito di Kim al summit bilaterale a sopresa accettato dal presidente.

Trump in queste ore ha alluso a un'altra sorprendente e storica apertura: ha indicato che Corea del Sud e del Nord hanno il suo imprimatur - anzi letteralmente la sua «benedizione» - per «discutere la fine della guerra» quando i loro leader si vedranno entro fine mese. Vale a dire per cercare di sostituire l'attuale armistizio in vigore ormai dalla fine del conflitto coreano nel 1953 con un trattato di pace vero e proprio. Le due Coree, stando a fonti sia americane che di Seul, potrebbero iniziare con l'annuncio di un accordo propedeutico che allenti le tensioni militari, quale un ritiro di truppe dalla cosiddetta zona demilitarizzata che le separa. La prospettiva di un autentico trattato di pace, secondo Seul e Washington, sarebbe però il vero incentivo, la vera garanzia di sicurezza, da far balenare a Kim in cambio di una sua reale rinuncia a arsenali e programmi nucleari.


giovedì 8 febbraio 2018

Olimpiadi, ecco le cheerleader di Kim Jong-Un



La Corea del Nord ha tenuto oggi a Pyongyang la parata militare per i 70 anni della nascita della Korean People's Army, alla vigilia della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di PyeongChang. Lo riporta l'agenzia Yonhap, citando una fonte del governo sudcoreano secondo cui avrebbe avuto inizio alle 10:30 di Seul (2:30 in Italia) con la presenza di 50.000 persone, inclusi 13.000 soldati.

Sono 229 le cheerleader nordcoreane che sono arrivate in Corea del Sud per sostenere gli atleti del Nord ai Giochi Olimpici di PyeongChang. Le giovani fanno parte di una delegazione di oltre 280 nordcoreani, tra atleti, funzionari e artisti che grazie alla 'tregua olimpica' hanno attraversato la zona militarizzata, che divide la penisola coreana.

Le cheerleader, vestite con un mantello rosso, avevano la stessa divisa degli artisti arrivati ieri. Massimo riserbo sulla coreografia: "Aspettate un poco. Se ve lo dico adesso vi toglierò la sorpresa", ha spiegato una ragazza ai giornalisti. Secondo quanto riportano i media sudcoreani, le cheerleader sono state scelte in base a criteri di aspetto fisico, appartenenza familiare, competenza e vicinanza al Partito dei lavoratori.

La Corea del Nord ha inviato la squadra di ragazze al Sud già in altre occasioni sportive. Nel team di cheerleader del 2005 vi era anche Ri Sol-Ju, divenuta poi la moglie del leader nordcoreano Kim Jong-Un. La delegazione di Pyongyang, guidata dal ministro per gli Sport, Kim Il-Guk, è composta in tutto da 280 persone - tra cui la sorella del leader nordcoreano e anche 26 atleti di taekwondo e 21 giornalisti e comprende altri membri del Comitato nazionale olimpico, 26 giocatori di taekwondo e 21 giornalisti, oltre ai 22 atleti, di cui 12 sono le ragazze della squadra femminile unificata coreana di hockey che venerdì sfileranno durante la cerimonia di apertura sotto un'unica bandiera.

Le cheerleader provenienti da Pyongyang, molte delle quali giovanissime, si sono presentate sorridenti al check point della città di confine di Paju, avvolte da cappotti rossi e cappelli di pelliccia nera e con una piccola bandiera nordcoreana appuntata sul petto.

La Corea del Nord aveva già inviato nel Sud una delegazione di 46 membri, tra cui i 22 atleti che parteciperanno ai Giochi, e un'altra di 140 persone per la maggior parte composta da artisti della Samjiyon art troupe.

Le cheerleader, giunte a Pyeongchang con il compito di tifare per gli atleti nordcoreani, secondo quanto riferito dai media locali, sono state scelte dopo una scrupolosa selezione basata su una serie di requisiti, compresa la lealtà al governo di Kim Jong-un. Gli appassionati di hockey potranno assistere alla loro performance in occasione delle partite di hockey della nazionale femminile unificata.

La Corea del Nord ha informato che la delegazione di alto livello per l'apertura delle Olimpiadi di PyeongChang arriverà in aereo domani alle 13:30 circa (le 5:30 in Italia) all'aeroporto internazionale di Incheon. La ha riferito il ministero dell'Unificazione, secondo la Yonhap. Nella delegazione, impegnata in una missione di tre giorni e guidata da Kim Yong-nam, presidente del Presidium dell'Assemblea suprema del popolo e Capo dello Stato de facto, c'è anche Kim Yo-jong, la sorella minore del leader Kim Jong-un.



venerdì 13 ottobre 2017

Cresce la tensione fra Corea del Nord e USA



Donald Trump mostra i muscoli a Pyongyang col Pentagono che invia una squadriglia di caccia bombardieri in volo nei cieli adiacenti alla Corea del Nord. Secondo il dipartimento alla difesa statunitense si vuole mostrare che il presidente americano dispone di molte opzioni militari per neutralizzare qualunque minaccia.

Due bombardieri strategici americani B-1B Lancers, decollati dalla base del Pacifico dell'Isola di Guam, hanno sorvolato la Penisola coreana in una dimostrazione di forza diretta a Pyongyang mentre aerei militari giapponesi e sudcoreani erano impegnati, in corrispondenza del Mar del Giappone, in una esercitazione notturna.

Nel frattempo, il sottomarino nucleare americano di classe Los Angeles "USS Tucson" è arrivato nel porto sudcoreano Jinhae sabato scorso, ha reso noto il comando del Pacifico Usa. Una fonte militare sudcoreana ha poi anticipato l'arrivo di un secondo sottomarino nucleare americano, il sottomarino di classe Ohio "USS Michigan" al porto di Busan, questo fine settimana.

Gli osservatori internazionali sono sul chi va là per la minaccia nucleare posta da Pyongyang, ma gli Stati Uniti sono stati già colpiti da un'azione ostile alla propria rete energetica. Lo rivela NBC in esclusiva.

Mentre il mondo intero teme la progressione della tensione tra USA e Corea del Nord e l’orologio dell’Apocalisse è sempre più vicino alla mezzanotte, Pyongyang sta già colpendo negli Stati Uniti in modo diverso, ovvero mirando alla sua rete elettrica, cercando di infiltrarsi nei sistemi delle compagnie del settore statunitensi con l’obiettivo di creare il caos. E’ quanto ha riportato NBC News, entrata in possesso in esclusiva di un report della compagnia di sicurezza informatica FireEye.

FireEye ha documentato cyber-attacchi contro le forze armate della Corea del Sud, contro le sue centrali elettriche e persino contro l’aviazione di Seul – tutti provenienti dalla Corea del Nord. Pyongyang ha già attaccato Sony tre anni fa come rappresaglia per il film “L’intervista”, pellicola di Hollywood in cui viene preso in giro Kim Jong-Un.

Ora gli esperti avvertono che i nordcoreani stanno sviluppando le stesse tecniche per attaccare grandi settori dell’economia statunitense. “Una delle cose che ci preoccupa molto è la loro capacità di colpire qui nel cuore degli Stati Uniti, soprattutto nel settore finanziario”, ha dichiarato Dmitri Alperovitch, co-fondatore di CrowdStrike, un’azienda di cybersecurity.

I funzionari dell’intelligence hanno riferito a NBC News che Corea del Nord ha messo in atto uno spregiudicato crimine informatico nei confronti della Banca Centrale del Bangladesh, destinando a Kim Jong-Un fondi per 81 milioni di dollari (circa 68 milioni di euro). Il regime ha arruolato 6.000 cyber-soldati in Cina, Corea del Sud e altri paesi vicini, secondo un disertore nordcoreano che ha parlato all’emittente.

“I nord coreani vogliono avere la capacità di bloccare la nostra rete elettrica, i nostri sistemi di pubblica utilità, quello bancario, il controllo del traffico aereo”, ha dichiarato Frank Figliuzzi, ex assistente dell’FBI al controspionaggio.

Al momento esponenti del mondo industriale statunitense riferiscono che la Corea del Nord non è riuscita a fare breccia nella rete energetica. Alta è però l’allerta per via della crescente minaccia posta da Pyongyang.

La portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders: “Non abbiamo dichiarato guerra alla Corea del Nord e francamente è assurdo anche solo insinuarlo. Non è pensabile che un Paese abbatta il caccia di un altro Paese quando sorvola acque internazionali. Il nostro scopo è sempre lo stesso. Puntiamo ad una pacifica e piena denuclearizzazione della penisola coreana” ha detto in conferenza stampa.

Parole arrivate dopo che il regime di Pyongyang aveva interpretato come dichiarazione di guerra il sorvolo dei bombardieri Usa sulla penisola.

Il Ministro degli Esteri coreano Ri Yong Ho: “Visto che gli Stati Uniti ci hanno dichiarato guerra avremo tutto il diritto di prendere le contromisure necessarie, incluso il diritto di abbattere i bombarideri strategici statunitensi anche nel momento in cui non si trovassero all’interno del nostro spazio aereo”.



lunedì 21 agosto 2017

Usa e Corea del Sud sfidano Kim al via Ulchi Freedon Guardian, l'esercitazione congiunta




Anche se Seul e Washington sostengono si tratti di manovre di carattere difensivo, in caso di invasione della Corea del Sud da parte della Corea del Nord, Pyongyang lo considera un messaggio di guerra e in genere risponde effettuando test missilistici.

Gli Stati Uniti e la Corea del Sud hanno dato il via alle loro annuali esercitazioni militari congiunte, nonostante l'escalation di minacce che da settimane arrivano dalla Corea del Nord. Le manovre militari, denominate 'Ulchi Freedom Guardian', vedranno per i prossimi 11 giorni circa 50mila militari sudcoreani e circa 17.500 americani impegnati in una simulazione al computer di una guerra nella penisola coreana circa 7.500 uomini in meno del 2016. La decisione di ridurre il numero di soldati americani non risponde tuttavia alle recenti tensioni con la Corea del Nord ma sottolinea la necessità di enfatizzare l'integrazione nelle operazioni con Seul, secondo quanto dichiarato dal segretario alla Difesa Usa, James Mattis. Le esercitazioni, la maggior simulazione bellica computerizzata del mondo, prevedono quest'anno anche rappresentanti di sette paesi (Australia, Canada, Regno Unito, Nuova Zelanda, Olanda, Danimarca e Colombia) del Comando delle Nazioni Unite e dureranno fino al 31 agosto. Anche se Seul e Washington sostengono si tratti di manovre di carattere difensivo, in caso di invasione della Corea del Sud da parte della Corea del Nord, Pyongyang lo considera un messaggio di guerra e in genere risponde effettuando test missilistici.

Con le esercitazioni, quindi, si vuole "assicurare che siamo pronti a difendere la Corea del Sud e i nostri alleati", ha affermato il capo del Pentagono, James Mattis. Il numero di americani che vi partecipano è comunque inferiore a quello degli anni precedenti, anche se 3mila militari sono arrivati a rafforzare il contingente delle forze Usa in Corea del Sud.

Mattis ha negato che questa riduzione sia stata decisa in relazione alle minacce di Pyongyang. Intanto già ieri il regime nordcoreano ha definito le manovre "un'espressione di ostilità", affermando che nessuno può garantire che queste "non porteranno a un conflitto".

Nell'editoriale pubblicato dall'organo ufficiale del regime, Rodong Sinmun, si afferma poi che "se gli Stati Uniti sono persi nella fantasia che la guerra nella penisola sia lontana, nella casa di qualcun altro dall'altra parte del Pacifico, non si sono mai sbagliati così tanto". Un modo quindi per ribadire le minacce, ripetute più volte da Kim Jong-un, di lanci di missili in grado di colpire Guam, il territorio Usa nel Pacifico, e non solo.

Sul sito di propaganda nordcoreano, Uriminzokkiri, si accusano poi Washington e Seul di voler usare le manovre militari per lanciare una vera guerra nucleare nella penisola. "La Nordcorea ha l'esercito sudcoreano nel suo mirino", conclude.

Mattis replica a queste accuse, affermando che gli Stati Uniti sono stati "molto trasparenti" prima dell'avvio delle tradizionali esercitazioni. "La Corea del Nord sa che sono completamente difensive, qualsiasi cosa possano dire in pubblico, sanno bene che sono manovre militari di difesa", ha aggiunto il ministro della Difesa Usa. Pechino ha criticato Washington e Seul ed ha chiesto un cambio di atteggiamento per alleggerire le tensioni con la Corea del Nord. "Non pensiamo che le manovre congiunte alleggeriranno l'attuale tensione", ha detto la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying. La Cina chiede alle "parti coinvolte" di "prendere in seria considerazione" la sua proposta, che prevede la sospensione del programma nucleare nordcoreano in cambio della rinuncia da parte di Seul e Washington alle manovre militari.

La Corea del Nord ha subito reagito minacciando di lanciare un “attacco nucleare preventivo”. Il regime di Kim Jong-Un scrive nei media di Stato: “Se i guerrafondai mostreranno il minimo segnale di aggressione, trasformeremo la roccaforte della provocazione in un mucchio di cenere”. Seul tenta di abbassare i toni parlando di esercitazioni “di natura non provocatoria”. Ma il momento è di grande tensione, dopo che Pyongyang ha realizzato a inizio anno il suo quarto test nucleare e il lancio di un razzo spaziale considerato un test di missile di lungo raggio.

lunedì 2 gennaio 2017

Kim Jong-un: vicini a missili intercontinentali



Nel 2016 il Paese ha svolto più di 20 test missilistici, due dei quali con testate atomiche. Secondo esperti il 2017 è il “momento opportuno” per completare l’arsenale nucleare. Lo sviluppo da parte della Corea del Nord di missili a lungo raggio è in "fase finale", ha detto nel suo discorso di fine anno il leader nordcoreano Kim Jong-un, annunciando che lo sviluppo di missili a lungo raggio da parte di Pyongyang è in fase finale e di aver predisposto gli ultimi test per il lancio del primo missile balistico intercontinentale in grado di trasportare testate nucleari (ICBM).

Immediata la reazione della vicina rivale Corea del Sud nelle parole del suo Ministro per l’Unificazione, Jeong Joon-Hee: “La percezione è che la dichiarazione fatta da Kim Jong Un nel primo giorno dell’anno non offra nessuna nuova visione. Kim ha dimostrato ancora una volta la sua determinazione nel continuare con le provocazioni nucleari minacciando di avere un importante arsenale, di essere alla fase finale dei test per il lancio del primo missile balistico intercontinentale e di voler dare il via ad attacchi preventivi”.

Nel suo discorso di fine anno, infatti, Kim ha minacciato anche di aumentare la capacità militare del suo Paese se gli Stati Uniti non metteranno fine alle esercitazioni militari con la Corea del Sud.

Il leader nordcoreano ha anche spinto di nuovo gli Stati Uniti ad abolire la loro “anacronistica e ostile politica” nei confronti di Pyongyang. Da anni la Corea del Nord è soggetta a pesanti sanzioni imposte dalle Nazioni Unite a causa del programma nucleare e degli esperimenti missilistici fuori da ogni regola internazionale. Nonostante ciò, nel 2016 la Corea del Nord ha svolto più di 20 test missilistici, due dei quali con testate nucleari. Gli sforzi di Pyongyang, volti a miniaturizzare e diversificare il proprio arsenale missilistico, hanno anche l’obiettivo di sviluppare una tipologia di missile atomico a lungo raggio capace di percorrere migliaia di chilometri.

Thae Yong-ho è un ex diplomatico nordcoreano che lo scorso luglio è fuggito in Corea del Sud. Secondo lui, il 2017 rappresenta il “momento opportuno” per la Corea del Nord di portare a compimento il proprio arsenale atomico. Thae ritiene anche che Seoul e Washington non saranno più in grado di opporsi alle aspirazioni nucleari di Pyongyang a causa delle loro situazioni politiche interne.

Contro gli esperimenti di Pyongyang sono in vigore sanzioni dell’Onu rafforzate dopo l’ultimo test atomico condotto a settembre. Ad inizio dicembre, Giappone e la Corea del Sud  a seguito degli ultimi test hanno chiesto e ottenuto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di rinnovare le sanzioni contro il regime in Corea del Nord. Il leader Kim Jong-un ha risposto alla decisione con una mega esercitazione militare in cui ha simulato un attacco a Seul e annunciato di avere tunnel in grado di portare 30mila soldati oltreconfine in appena un’ora.

Questa la risposta di Pyongyang, diramata attraverso l’agenzia di stampa del regime, che ha sottolineato come dal 1 dicembre scorso gli attacchi a Seoul e ad altre città ed isole considerati obiettivi militari siano stati simulati con l’impiego di numerose unità di artiglieria pesante.

Dopo il discorso, una folla di persone si è radunata in piazza Kim Il Sung per il tradizionale spettacolo di fuochi d'artificio, seguito nella mattinata del primo giorno dell'anno dal tradizionale saluto del popolo al Mansu Hill Grand Monument dove in tanti hanno deposto fiori ai piedi delle statue degli ultimi due presidenti della Corea del Nord.