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venerdì 13 ottobre 2017

Cresce la tensione fra Corea del Nord e USA



Donald Trump mostra i muscoli a Pyongyang col Pentagono che invia una squadriglia di caccia bombardieri in volo nei cieli adiacenti alla Corea del Nord. Secondo il dipartimento alla difesa statunitense si vuole mostrare che il presidente americano dispone di molte opzioni militari per neutralizzare qualunque minaccia.

Due bombardieri strategici americani B-1B Lancers, decollati dalla base del Pacifico dell'Isola di Guam, hanno sorvolato la Penisola coreana in una dimostrazione di forza diretta a Pyongyang mentre aerei militari giapponesi e sudcoreani erano impegnati, in corrispondenza del Mar del Giappone, in una esercitazione notturna.

Nel frattempo, il sottomarino nucleare americano di classe Los Angeles "USS Tucson" è arrivato nel porto sudcoreano Jinhae sabato scorso, ha reso noto il comando del Pacifico Usa. Una fonte militare sudcoreana ha poi anticipato l'arrivo di un secondo sottomarino nucleare americano, il sottomarino di classe Ohio "USS Michigan" al porto di Busan, questo fine settimana.

Gli osservatori internazionali sono sul chi va là per la minaccia nucleare posta da Pyongyang, ma gli Stati Uniti sono stati già colpiti da un'azione ostile alla propria rete energetica. Lo rivela NBC in esclusiva.

Mentre il mondo intero teme la progressione della tensione tra USA e Corea del Nord e l’orologio dell’Apocalisse è sempre più vicino alla mezzanotte, Pyongyang sta già colpendo negli Stati Uniti in modo diverso, ovvero mirando alla sua rete elettrica, cercando di infiltrarsi nei sistemi delle compagnie del settore statunitensi con l’obiettivo di creare il caos. E’ quanto ha riportato NBC News, entrata in possesso in esclusiva di un report della compagnia di sicurezza informatica FireEye.

FireEye ha documentato cyber-attacchi contro le forze armate della Corea del Sud, contro le sue centrali elettriche e persino contro l’aviazione di Seul – tutti provenienti dalla Corea del Nord. Pyongyang ha già attaccato Sony tre anni fa come rappresaglia per il film “L’intervista”, pellicola di Hollywood in cui viene preso in giro Kim Jong-Un.

Ora gli esperti avvertono che i nordcoreani stanno sviluppando le stesse tecniche per attaccare grandi settori dell’economia statunitense. “Una delle cose che ci preoccupa molto è la loro capacità di colpire qui nel cuore degli Stati Uniti, soprattutto nel settore finanziario”, ha dichiarato Dmitri Alperovitch, co-fondatore di CrowdStrike, un’azienda di cybersecurity.

I funzionari dell’intelligence hanno riferito a NBC News che Corea del Nord ha messo in atto uno spregiudicato crimine informatico nei confronti della Banca Centrale del Bangladesh, destinando a Kim Jong-Un fondi per 81 milioni di dollari (circa 68 milioni di euro). Il regime ha arruolato 6.000 cyber-soldati in Cina, Corea del Sud e altri paesi vicini, secondo un disertore nordcoreano che ha parlato all’emittente.

“I nord coreani vogliono avere la capacità di bloccare la nostra rete elettrica, i nostri sistemi di pubblica utilità, quello bancario, il controllo del traffico aereo”, ha dichiarato Frank Figliuzzi, ex assistente dell’FBI al controspionaggio.

Al momento esponenti del mondo industriale statunitense riferiscono che la Corea del Nord non è riuscita a fare breccia nella rete energetica. Alta è però l’allerta per via della crescente minaccia posta da Pyongyang.

La portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders: “Non abbiamo dichiarato guerra alla Corea del Nord e francamente è assurdo anche solo insinuarlo. Non è pensabile che un Paese abbatta il caccia di un altro Paese quando sorvola acque internazionali. Il nostro scopo è sempre lo stesso. Puntiamo ad una pacifica e piena denuclearizzazione della penisola coreana” ha detto in conferenza stampa.

Parole arrivate dopo che il regime di Pyongyang aveva interpretato come dichiarazione di guerra il sorvolo dei bombardieri Usa sulla penisola.

Il Ministro degli Esteri coreano Ri Yong Ho: “Visto che gli Stati Uniti ci hanno dichiarato guerra avremo tutto il diritto di prendere le contromisure necessarie, incluso il diritto di abbattere i bombarideri strategici statunitensi anche nel momento in cui non si trovassero all’interno del nostro spazio aereo”.



mercoledì 6 settembre 2017

Corea: sale la tensione tra Seul e Pyongyang rischio di una catastrofe globale



La sfida nucleare che la Corea del Nord ha lanciato alla comunità internazionale continua a inquietare. La marina della Corea del Sud ha compiuto delle esercitazioni militari con l’uso di fuoco reale, 48 ore dopo il test da parte di Pyongyang di una bomba all’idrogeno. L’obiettivo di Seul è quello di dissuadere il vicino settentrionale dal proseguire sulla strada delle provocazioni.

L’ultima esercitazione si è tenuta nel mar del Giappone ed ha coinvolto la fregata Gangwon, un pattugliatore e una nave lanciamissili. Intanto è stato abolito il limite di carico dei missili balistici sud coreani stabilito nel 2001 dagli Stati Uniti e dal governo di Seul.

Per decenni i cinesi hanno ripetuto che il rapporto con Nord Corea era come quello tra le labbra di una persona: «Se quelle superiori si allontanassero da quelle inferiori la bocca soffrirebbe il freddo». Ma da quando c’è Kim Jong-un al potere il freddo è arrivato.

La strategia militare sulla Corea del Nord rischia di portare a “una catastrofe planetaria”. Vladimir Putin avverte che non c‘è altra via che il dialogo per risolvere la crisi nucleare. “Mangeranno erba – dice il presidente russo – ma non fermeranno i loro programmi fintanto che non si sentiranno sicuri”.

“La Russia condanna questi test nordcoreani perché sono provocatori, ma l’imposizione di sanzioni più severe è inutile e inefficace”, aggiunge Putin. Favorevole alle sanzioni, invece, la Germania. Mentre il capo del Cremlino si prepara a incontrare il premier giapponese, Shinzo Abe, Angela Merkel delinea la strategia dell’Unione europea.

“Il fatto che la Corea del Nord sia a una certa distanza da noi non ci impedisce di chiedere una soluzione diplomatica. L’Europa ha una voce importante nel mondo e dobbiamo usare quella voce in questa situazione”, dice la Cancelliera tedesca.

I missili nordcoreani potrebbero essere in grado di raggiungere l'Europa «prima del previsto». Lo ha detto la ministra francese della Difesa, Florence Parly, nel corso di un intervento dinanzi ai militari a Tolone. «Lo scenario di una escalation verso un grande conflitto non può essere scartato», ha affermato la ministra, aggiungendo che «l'Europa rischia di essere alla portata dei missili di Kim Jong Un prima del previsto». Il presidente Trump ha detto con un tweet che sta armando Giappone e Sud Corea, i due Paesi alleati nell’area più direttamente minacciati, con strumenti militari altamente sofisticati made in Usa.

Intanto, secondo fonti di stampa sudcoreane, Pyongyang starebbe trasportando verso la costa occidentale un razzo che sembrerebbe essere un missile balistico intercontinentale (Icbm) cioè a lungo raggio. Gli spostamenti avverrebbero solo di notte per evitare la sorveglianza indiscreta dei satelliti spia, riporta l'Asia Business Daily, confermata da un deputato sudcoreano. Le operazioni sarebbero già iniziate. La circostanza non è stata confermata dai militari di Seul che, sempre ieri, hanno riferito però come Pyongyang sia in grado di lanciare un Icbm in qualsiasi momento.

L'intelligence di Seul, Nis, ha invece messo in guardia dai rischi di un nuovo test nucleare, anche in questo caso possibile in ogni momento, e di lanci di altri missili balistici intercontinentali individuando il 9 settembre, anniversario della fondazione dello Stato, e il 10 ottobre, giorno della nascita del Partito dei Lavoratori, come date sensibili. In un'audizione parlamentare, l'agenzia ha chiarito che l'analisi su due dei quattro tunnel del sito atomico di Punggye-ri mostrano «che una detonazione è sempre possibile».

Sul piano politico, la Cina e gli Stati Uniti non trovano un terreno comune da cui partire. I cinesi anzi attaccano l’idea di Trump di interrompere gli scambi commerciali con tutti i paesi che hanno rapporti con la Nord Corea, la Cina in primis ovviamente che definisce «inaccettabile» l’idea di Trump. Putin definisce invece le possibili nuove sanzioni pur pesantissime «inutili».

Il Consiglio di sicurezza Onu ha discusso la possibilità di nuove sanzioni che nelle parole della ambasciatrice Usa Nikki Haley «devono essere le più pesanti di sempre» . La stessa Haley ha detto che la NordCorea con quel test «ci implora di fare la guerra».

I test della Corea del Nord sono una “violazione flagrante” delle convenzioni, e Angela Merkel ha ribadito che un rafforzamento delle sanzioni contro il paese è «urgente e necessario». Il fatto che si tratti di un'area geograficamente molto lontana non evita all'Europa di fare la sua parte nel conflitto nordcoreano: «L'Europa ha una voce importante nel mondo, deve usarla» dice Merkel al Bundestag, e sottolineando che ci possa essere «solo una soluzione diplomatica e pacifica per la quale ci si deve impegnare con tutte le forze».

Come ha affermato molto chiaramente Serghej Rjabkov, il numero due della diplomazia russa, non vede in Pyongyang una minaccia nucleare per la Russia, malgrado la vicinanza. Il grande pericolo, per Mosca, è che l’acquisizione di capacità nucleari da parte del regime di Kim Jong-un conduca a una corsa all’atomica a Seul e a Tokyo. E prima ancora, allo schieramento in Corea del Sud e in Giappone dei detestati sistemi di difesa anti-missile forniti dagli Stati Uniti.

Questi sì, ha rimarcato Rjabkov, «potrebbero provocare un’esplosione» perché scardinerebbero gli equilibri militari nella regione. Ecco perché, malgrado il riconoscimento dello status nucleare a Pyongyang sia considerato «inaccettabile» dai russi, il loro dito non è puntato tanto su Kim - peraltro nipote di un maggiore dell’Armata rossa sovietica, il fondatore dello Stato nordcoreano Kim Il-sung - quanto sulla Casa Bianca. E sui «passi maldestri» che potrebbe compiere unilateralmente quando invece, ha detto ancora Rjabkov dal vertice dei Brics in Cina, «spetta a chi è più forte dimostrare equilibrio».

È in uno scenario estremamente complesso, fatto di intrecci di interessi e non di alleanze, che Vladimir Putin vorrebbe trasformare la crisi nordcoreana in un’opportunità di rilancio di Mosca come grande potenza anche in Asia-Pacifico. Cosa che naturalmente dà fastidio a Pechino, che da tempo ha preso il posto dell’Urss come punto di riferimento principale per Pyongyang: e tuttavia, almeno per il momento, le priorità di russi e cinesi in chiave anti-americana combaciano, raccolte in una roadmap che ha come punto di arrivo una penisola coreana denuclearizzata, e non certo il crollo di un regime che porti l’intera penisola sotto il controllo di Seul (e degli Usa).

«I problemi della regione dovrebbero essere risolti solo attraverso un dialogo diretto di tutte le parti», ripete Putin. Che si sta ritagliando il ruolo di grande mediatore, negli spazi lasciati aperti dalle oscillazioni di Washington. A cominciare da Seul: in settimana Putin vedrà Moon Jae-in, il presidente sudcoreano, proprio a Vladivostok.

Pyongyang minaccia di passare alla "controffensiva" in caso di nuove sanzioni con "conseguenze catastrofiche". In una dichiarazione del ministero degli Esteri divulgata dall'agenzia Kcna il regime nordcoreano annuncia: "risponderemo alle efferate sanzioni e pressioni degli Stati Uniti con il nostro personale modo di passare alla controffensiva e gli Stati Uniti dovranno essere considerati totalmente responsabili per le catastrofiche conseguenze che ne deriveranno".