martedì 7 giugno 2016

8 giugno 2016. Giornata mondiale oceani, plastica nemico numero uno



La Giornata Mondiale degli Oceani è un giorno di festa globale per un futuro migliore, nata per contribuire alla sensibilizzazione di tutti, associazioni e singoli, verso lo stato dei nostri mari. Gli oceani coprono tre quarti della superficie terrestre e garantiscono la sopravvivenza a 3 miliardi di persone. La salute del globo dipende anche dalla salute dei suoi mari: gli oceani coprono tre quarti della superficie terrestre, garantiscono sopravvivenza a 3 miliardi di persone e generano circa 3 mila miliardi di dollari all'anno in termini di risorse e industrie, il 5% del Pil globale. Lo ricorda l'Onu in occasione della Giornata mondiale degli oceani che si celebra l'8 giugno.

Quest’anno il tema della ricorrenza è “Oceani sani, pianeta sano” e l’impegno delle Nazioni Unite è particolarmente concentrato sula lotta all'inquinamento da plastica, una delle principali piaghe dei mari dei nostri giorni. “C’e’ bisogno di azioni urgenti su scala globale per alleviare gli oceani dalle molte pressioni che devono affrontare e per proteggerli da pericoli futuri“, ha affermato il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. Ogni anno nelle acque del pianeta finiscono circa 8 milioni di tonnellate di plastica. . Rifiuti che si scompongono in pezzi sempre più piccoli fino a diventare microplastiche

Prevenire l’inquinamento marino dalla piaga della plastica è l’impegno delle Nazioni Unite che promuove, per i festeggiamenti, eventi in tutto il mondo. L’interesse verso questo tema è cresciuto enormemente in ogni luogo da quando Ocean Project è nato, nel lontano 2002,  raggiungendo milioni di persone in tutto il mondo con centinaia di partner coinvolti.

L'inquinamento prodotto dalla plastica è una minaccia seria, sottolinea l'Onu, perché ha un impatto notevole sulla salute degli animali marini. Solo pochi giorni fa uno studio su Science evidenziava che le larve di alcuni pesci preferiscono le microplastiche al loro cibo naturale (il plancton), assuefatte come i ragazzi allo 'junk food'. Tendenza che ha influito sul loro sviluppo, portando le larve anche alla morte.

L’occasione della celebrazione di questa giornata giunge a favore per ricordarci lo stato di sofferenza in cui versano i mari del pianeta e la vegetazione e le bellezze marine viventi che ospitano, alle prese con cambiamenti climatici dall'impatto devastante, allevamenti intensivi, e un radicato inquinamento dovuto alla presenza di rifiuti.

Come detto in cima a questa triste classifica c’e la plastica, e in particolare la prima risulta essere una presenza costante nei mari di tutta la Terra: bottiglie e sacchetti riempiono coste e litorali come le acque profonde. Provando a dare un’occhiata ad esempio ai principali rifiuti presenti nell’area del Mediterraneo, vediamo che subito dopo plastica e metalli abbiamo in ordine di diffusione nasse, reti, strumenti da pesca e cassette per il pesce, poi al quarto posto mozziconi di sigaretta e subito dopo i rifiuti da mancata depurazione, come assorbenti, cotton fioc e preservativi, tutte cose che gettiamo nel water non tenendo conto delle conseguenze.

È quanto emerge dall'analisi effettuata nel 2015 da Legambiente con il dossier Beach Litter monitorando l’area del Mediterraneo, ma il discorso è valido in qualsiasi altra area geografica del pianeta, poiché lo studio dimostra come siano le cattive abitudini della popolazione la principale causa di inquinamento marino, coadiuvate da carente o mancante attività di depurazione e residui di attività produttive.

Possiamo fare molto per evitare di trasformare le spiagge in discariche e il mare in un’immensa colata di spazzatura, che danneggia gravemente le acque, le biodiversità presenti, rischiando anche di infettare l’intera catena alimentare, ritorcendosi perciò contro di noi. Il consiglio è sempre di effettuare una corretta raccolta differenziata e riciclare il più possibile, e ricordarci banalmente quando andiamo in spiaggia d’estate di non lasciare le tracce del nostro passaggio: aumentando la nostra soglia di attenzione tutti quanti, riusciremmo a ridurre l’impatto della presenza umana sulla vita degli oceani.



domenica 5 giugno 2016

Muhammad Alì, la leggenda oltre il pugilato


Complicazioni respiratorie, aggravate dal morbo di Parkinson: a Phoenix è morto a 74 anni Muhammad Ali, ex campione del mondo dei pesi massimi, forse il più grande sportivo di sempre.

«Cassius Clay è un nome da schiavo. Io sono Muhammad Ali, un nome libero». Non solo una leggenda del pugilato, ma un uomo dotato di grande sensibilità, carismatico, impegnato nella lotta per i diritti civili e nelle battaglie sociali in favore della comunità afroamericana.  Il grande boxeur all'apice della sua carriera sul ring faceva incetta di titoli milionari e cachet da capogiro: si ricordano infatti gli otto milioni di dollari incassati per il match con Larry Holmes nel 1980 come uno dei compensi record dell'epoca. Nel corso dei decenni ha poi gestito con attenzione sponsor e profitti scaturiti dalla sua immagine.

E personalità di vario tipo, e di tutto il mondo, continuano a rendere omaggio al mito di Muhammad Ali e di ciò che la sua figura significava. Ora è il turno anche di Madonna, che sul proprio profilo Instagram ha pubblicato tre foto, di cui due che la ritraggono assieme all'icona del pugilato. La terza foto è un'immagine di Ali con la rockstar Prince, anche lui scomparso di recente. "Quest'uomo, questo re, questo eroe, questo essere umano! - è la considerazione di Madonna riferita all'ex campione del mondo dei pesi massimi -. Non ci sono parole per spiegare. Lui ha cambiato il mondo...che Dio lo benedica". E poi: "ma che sta succedendo? Stiamo perdendo tutti i nostri tesori nazionali. Lui era quello più grande".

"Caro Muhammad Ali...Ho amato quest'uomo.... E' stato incredibile fin dal primo momento che lo incontrammo a Miami, e poi in tutte le innumerevoli occasioni in cui ci siamo incrociati nel corso degli anni". Anche Paul McCartney, su Facebook, ha voluto commentare la scomparsa dell'icona planetaria, postando assieme alle proprie considerazioni una delle celebri foto, scattate nel campo di allenamento dell'ex campione, in cui Ali 'mette Ko' i 4 Beatles. "Oltre ad essere il miglior pugile di tutti i tempi - scrive ancora McCartney -, era un uomo gentile e con un grande senso dell'umorismo e che tirava sempre qualcosa fuori dalle tasche per fare qualche gioco di prestigio, a prescindere dalla situazione in cui si trovava. Il mondo ha perso una grande persona. Con amore, Paul".

Amavo quell'uomo, era un amico di tutta la vita. Ma Ali non morirà mai". Così Don King, celebre promoter del mondo della boxe e organizzatore di molti dei combattimenti del Più Grande (tra cui quello a Kinshasa contro George Foreman) ricorda l'uomo che ha dato anche a lui fama e ricchezza. "Ora vogliamo celebrare la figura di Ali per ciò che lui era - aggiunge Don King, secondo quanto riportano alcuni dei principali siti statunitensi di boxe -: un combattente per il popolo e il campione della gente. Ha sempre dimostrato, pagando anche le conseguenze delle sue azioni, che tipo di carattere avesse, la propria forza interiore, ispirazione e motivazioni. E' tutto questo che separa il grano dal loglio, lui non era uno comune".

Muhammad Alì, nato Classius Clay, leggenda del pugilato, è morto. L'ex campione del mondo dei pesi massimi e oro olimpico alle Olimpiadi di Roma '60 è deceduto nella notte tra il 3 e il 4 giugno all'età di 74 anni in un ospedale di Phoenix, in Arizona, dove era stato ricoverato giovedì 2 giugno per "precauzione". Le sue condizioni non erano state giudicate gravi, ma data l'età e il morbo di Parkinson, di cui 'Il più grande' era malato da trent'anni, i medici avevano scelto la strada della prudenza. Sara' l'ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton a pronunciare l'elogio funebre durante il tributo pubblico in memoria di Muhammed Alì fissato per il prossimo venerdi' a Louisville, in Kentucky. Il corpo di Muhammed Ali arrivera' a Louisville nelle prossime 24-48 ore e nella città' natale si terranno giovedi' le esequie in forma strettamente privata con la partecipazione dei familiari. Mentre venedi' sara' il giorno del tributo pubblico che prevede anche una processione funebre nella citta'.

Alì è morto dopo uno shock settico, "in seguito a non specificate cause naturali". Lo ha detto il portavoce della famiglia del campione scomparso, sottolineando che l'ex pugile ha passato le ultime ore di vita circondato dai familiari. Il mondo lo piange e, tra gli altri, il presidente Obama lo ha omaggiato con queste parole:  "ha scosso il mondo. E per questo il mondo adesso è migliore. Siamo tutti migliori".

Le sue frasi celebri

Non solo una leggenda del pugilato, ma un uomo dotato di grande sensibilità, carismatico, impegnato nella lotta per i diritti civili e nelle battaglie sociali in favore della comunità afroamericana.
Ecco le frasi più celebri di Muhammad Ali.

 "Cassius Clay è un nome da schiavo. Io non l'ho scelto e non lo voglio. Io sono Muhammad Ali, un nome libero. Vuol dire amato da Dio. Voglio che la gente lo usi quando mi parla e parla di me". 1964

 "Vola come una farfalla, pungi come un'ape. Combatti ragazzo, combatti". 1964, prima del match con Sonny Liston.

 "Sono il re del mondo, sono carino, sono cattivo. Ho scosso il mondo, ho scosso il mondo, ho scosso il mondo!". 1964 dopo aver sconfitto Sonny Liston.

 "E' difficile essere umili quando si è grandi come me".

 "Non ho mai litigato con questi Vietcong. I veri nemici della mia gente sono qui". 1966, sul perché si fosse rifiutato di arruolarsi nell'esercito americano e combattere in Vietnam.

 "Ho già festeggiato, ho pregato Allah". 1971, dopo che la sua condanna per renitenza alla leva era stata annullata dalla Corte suprema.

 "L'ho detto a tutti quelli che mi criticano che sono il più grande di tutti i tempi.... Non datemi perdente fino a che non ho 50 anni" 1974, dopo aver sconfitto George Foreman nel celebre match a Kinshasa.

 "Tutto quello che posso fare è combattere per la verità e la giustizia. Non posso salvare nessuno. Lui è un personaggio di fantasia". Alla presentazione del fumetto in cui Muhammad Ali sconfigge Superman.

 "La gente dice che parlo lentamente oggi. Sai che sorpresa. Mi sono beccato 29.000 pugni in faccia. Ma ho guadagnato 57 milioni di dollari e ne ho risparmiati la metà. Di pugni forti ne ho presi pochi. Sai quante persone di colore vengono uccise al giorno d'oggi da colpi di pistola o da coltellate senza incassare una lira. Magari parlo lentamente, ma la mia testa è a posto". 1984, a Seattle.

"Le mie sofferenze fisiche sono state ripagate da quello che sono riuscito ad ottenere nella vita. Un uomo che non è coraggioso abbastanza da assumersi dei rischi, non otterrà mai niente". 1984, Houston.


mercoledì 1 giugno 2016

Festa per il San Gottardo: tunnel dei record simbolo unità d'Europa



Mezzogiorno. Questa l' "ora x" dell'inizio dei festeggiamenti per l'inaugurazione della galleria di base del San Gottardo, quella che AlpTransit ha ufficialmente consegnato oggi, mercoledì, alla Confederazione.  
Inaugurazione del tunnel di base del San Gottardo, la galleria ferroviaria più lunga del mondo. Per i soli festeggiamenti la Svizzera ha investito 9 milioni di franchi e ha organizzato uno spettacolo, affidato al regista Volker Hesse, che coinvolge 600 artisti.  All'appuntamento i leader europei: il presidente francese Francois Hollande, la cancelliera Angela Merkel, il premier italiano e il cancelliere austriaco Christian Kern.

Al via con una benedizione interconfessionale la giornata di celebrazioni per l’inaugurazione del tunnel ferroviario del San Gottardo: oltre 57 km nel cuore delle Alpi, che ne fanno il più lungo al mondo e promettono di avvicinare il nord e il sud dell’Europa, riducendo i tempi di percorrenza lungo la direttrice fra Genova e Rotterdam.

Dall’entrata in funzione, il prossimo dicembre, il tunnel sarà attraversato quotidianamente da più di 320 treni, nei due sensi di marcia. Cifre che, in base alle stime delle ferrovie svizzere, entro il 2020 dovrebbero garantire un incremento del 20% del traffico merci e di più del 30% di quello passeggeri.

Quando nel 2020 saranno ultimati anche il Tunnel Ceneri, in Canton Ticino, e le altre opere sul versante italiano, il San Gottardo ridurrà i tempi di percorrenza fra Milano e Zurigo a meno di tre ore.

L’inaugurazione dell’opera, costata quasi 11 miliardi di euro, arriva al termine di 17 anni di lavori e di scavi, fino ad oltre 2000 metri di profondità.

Sono oltre 1.100 gli ospiti e 300 i giornalisti accreditati per l'evento che si svolge contemporaneamente a Erstfeld nel canton dell'Uri e a Pollegio nel Canton Ticino, cioè ai due lati della galleria

Passeggeri del viaggio inaugurale, mille svizzeri che hanno vinto un concorso a cui hanno partecipato 160 mila persone e due scolaresche. Prima della partenza Johann Schneider-Amman, il presidente della confederazione Elvetica (da Rynaecht, a nord del tunnel), e il ministro Doris Leuthard (a Pollegio, nel Canton Ticino, all'ingresso Sud del tunnel) hanno sottolineato l'importanza del nuovo collegamento che permette di risparmiare almeno mezz'ora,  (un'ora nel 2020) fra Zurigo e Milano.

Scheider-Amman ha ricordato che già all'inaugurazione della prima galleria nel 1882 erano presenti le autorità degli Stati confinanti a sottolineare "l'importanza internazionale" dell' opera che ancora oggi è importante per "l'Europa". "L'opera del secolo" ha aggiunto il ministro. Poi si è levato il fischio dei treni che, in contemporanea, hanno iniziato ad attraversare i 57,1 km del tunnel ed è cominciato lo spettacolo. Primi ad entrare ballerini-acrobati vestite con le tute arancioni degli operai che hanno costruito la galleria.

lunedì 23 maggio 2016

Obama revoca l’embargo sulle armi contro il Vietnam




Esplora il significato del termine: L’annuncio ad Hanoi. L’obiettivo della Casa Bianca: arginare l’espansionismo della Cina. Ed entrare nella base navale di Cam Ranh. L'annuncio ad Hanoi. L'obiettivo della Casa Bianca: arginare l’espansionismo della Cina. Ed entrare nella base navale di Cam Ranh

Gli Stati Uniti cancellano totalmente l’embargo sulla fornitura di armi al Vietnam. Lo hanno annunciato i presidenti dei due Paesi, Barack Obama e Tran Dai Quang, in una conferenza stampa congiunta ad Hanoi. Il 23 maggio 2016, è dunque un giorno che resterà nella cronistoria delle relazioni diplomatiche tra i due grandi nemici degli anni Sessanta e Settanta.

Barack Obama cancella l’embargo sulla vendita di armi al Vietnam con una mossa che dà nuova spinta al «Pivot to Asia», il riorientamento degli interessi strategici di Washington verso il continente, avviato nel 2011 e che fa leva sul mega-accordo commerciale tra le economie del Pacifico, la Trans Pacific Partnership. Appena qualche giorno fa, la Casa Bianca ha annunciato l’alleggerimento dell’embargo economico nei confronti del Myanmar, dove domenica il segretario di Stato John Kerry ha incontrato Aung San Suu Kyi.

Con una svolta simbolica e sostanziale, a oltre 40 anni dalla fine di una delle guerre più controverse e laceranti per gli Stati Uniti, Obama ha chiuso uno degli ultimi strascichi della Guerra Fredda nel primo dei tre giorni di visita in Vietnam. Ripartirà mercoledì per il Giappone, dove parteciperà al G7 e dove, altra mossa simbolica, sarà il primo capo di Stato Usa a visitare Hiroshima.

Mai citata direttamente, Pechino è il convitato di pietra del viaggio di Obama. Nella conferenza stampa congiunta con il presidente vietnamita Tran Dai Quang, il capo di Stato Usa ha precisato che la rimozione dell’embargo non ha nulla a che fare con la Cina, ma ne ha indirettamente criticato l’aggressività nel Mar della Cina meridionale e ha affermato che ora il Vietnam «avrà accesso all’equipaggiamento di cui ha bisogno per difendersi».

Già nel 2014, gli Stati Uniti avevano alleggerimento il blocco alla vendita di armi ad Hanoi e da allora hanno fornito 46 milioni di dollari di assistenza militare. Il riavvicinamento è stato accelerato proprio dalla disputa che divide la Cina e gli altri Paesi della regione (Filippine, Brunei, Malesia, Taiwan e Vietnam) sulle acque territoriali, che Pechino reclama quasi interamente per sé, mettendo in campo la propria marina militare e costruendo isolotti artificiali.

Gli Stati Uniti si sono schierati al fianco dei Paesi minori e hanno già inviato le proprie navi da guerra nell’area, per sfidare apertamente le pretese cinesi e difendere la libertà di navigazione su rotte solcate ogni anno da 5mila miliardi di dollari di merci.

Negli ultimi vent’anni, da quando nel 1995 ha ristabilito le relazioni diplomatiche con gli Usa, il Vietnam ha seguito una politica estera multipolare, senza trascurare il suo arsenale. Hanoi compra il 90% delle armi dalla Russia, compresi i sottomarini classe Kilo. Il legame con Mosca risale alla guerra con gli americani. Nel Museo delle armi di Hanoi sono esposti un Mig e il primo carro armato che entrò nella vecchia Saigon, ora Ho Chi Minh. Adesso Obama prova a spezzare questo monopolio.

lunedì 16 maggio 2016

Asse trasversale anti-Brexit: «Biglietto senza ritorno verso la povertà»


Merkel-Cameron, Tusk-Cameron, e poi Schulz-Merkel, ancora Renzi-Cameron, Merkel-Juncker, ecc. Tutte le combinazioni tra i leader attuali dell'Ue si prestano a formare il puzzle confuso del Consiglio europeo su Brexit e migranti.  Due argomenti che dovevano restare separati, nelle intenzioni dei leader, ma che invece si sono pericolosamente intrecciati

Il risultato è una giornata intera di bilaterali tra capi di Stato e di governo, incontri tra gli sherpa, tutto nel retrobottega senza la plenaria che arriva solo a sera, dichiarazioni alla stampa e pizze ordinate per disperazione a una certa, quando si è capito che non si cenerà comodi al ristorante. Nei tweet da Bruxelles l'hashtag #Brexit viene sostituito con il più speranzoso #UkinEu, ma è dura lo stesso raggiungere l'intesa. Però quando Cameron ottiene quel pezzo di carta incassa il massimo sul punto più caldo del dibattito interno britannico: i migranti. Da ora in poi, per i prossimi sette anni, chi decide di immigrare in Gran Bretagna non avrà welfare. E poi altri punti.

La prima linea dei numeri due - ex e non – della vita politica britannica s'è schierata contro Brexit in un inatteso happening all’aeroporto di Stanstead ospiti di Michael O’Leary fondatore di Ryanair.

Il Cancelliere George Osborne affiancato dall’ex cancelliere ombra laburista Ed Balls, e dall’ex “vice leader” LibDem ed ex ministro del Business, Vince Cable. «Il fatto che siamo tutti e tre insieme contro la Brexit non è il segnale di una cospirazione – ha detto George Osborne – ma di un consenso e di una consapevolezza che vanno oltre ogni possibile dubbio. La Gran Bretagna starà peggio fuori dall’Ue, andarsene significa comperare un biglietto senza ritorno verso la povertà». Parole scandite dal numero uno del Tesoro di fianco al suo ex avversario – Ed Balls ha ora perso il seggio di deputato – uomo un tempo descritto dal premier David Cameron come «la persona più irritante della politica moderna».

I tre leader hanno sottoscritto la denuncia illustrata dal Cancelliere secondo il quale l’addio al mercato interno Ue costerà a Londra 200 miliardi in termini commerciali all’anno e altri 200miliardi di mancati investimenti anche in questo caso all’anno.

Un conto elevato che il premier David Cameron ritiene sia destinato a pesare prevalentemente sui più' poveri. Il capo del governo britannico in un・ulteriore mossa politica non ideologica, linea d'azione che sempre piu' contraddistingue questa campagna referendaria, ha scritto  un articolo sul Daily Mirror quotidiano popolare da sempre vicino al Labour party. «Sono premier da sei anni – ha scritto Cameron – e al di là di quella che può essere la vostra opinione sul mio operato ho visto quanto il libero commercio sia di beneficio per i lavoratori, quanto la manifattura sia sostenuta dalle intese che l’Ue ha firmato con il resto del mondo...Lasciare l’Europa equivale a un errore nazionale, un grande errore».

L’ex sindaco di Londra Boris Johnson, autore di un duro attacco all’Europa
Non la pensano così un terzo circa dei deputati Tory a Westeminster se è vero – la notizia non è ovviamente confermata – che 100 members of Parliament considerano di organizzare un voto di sfiducia contro il premier qualora il referendum confermi l’adesione all’Ue.

L’affondo anti Brexit è dunque sempre più trasversale e segue le polemiche del week end per la “scivolata” di Boris Johnson, divenuto leader  de facto  del variegato fronte che invoca il divorzio anglo-europeo. L’ex sindaco di Londra, lo ricordiamo, ha paragonato Hitler, o meglio le ambizioni hitleriane sull’Europa a quelle dell’Ue. Parole pronunciate con toni più sfumati di quelli considerati dagli oppositori a Brexit, ma imbarazzanti abbastanza per schiacciare Boris Johnson una volta di più sull’immagine piuttosto caricaturale di sè stesso.

Il confronto torna invece a dividere le imprese. La stragrande maggioranza resta favorevole all’adesione, ma 300 manager e imprenditori per lo più di Pmi hanno voluto far sentire il loro dissenso, schierandosi con Leave. «La burocrazia europea complica il business – hanno scritto in una lettera al Daily Telegraph – a tutte le imprese del Paese... (fuori dalla Ue,ndr) si creeranno posti di lavoro».

Versione opposta alla tesi prediletta dalla forze di governo e anche laburiste a conferma che lo scontro resta incerto nonostante cresca la percezione di un “sì” all’Ue in rafforzamento.

La maggiore parte dei sondaggi danno il fronte “Remain” avanti di qualche punto seppure entro il margine d’errore. Da qui al 23 giugno lo scontro si muoverà sul 10-12% di elettori ancora indecisi. I più, suggerisce la storia referendaria, sono destinati a schierarsi con la parte che suggerisce la proposta meno rischiosa, ovvero il mantenimento dello status quo.


martedì 10 maggio 2016

Panama papers, pubblicato l’archivio dei documenti riservati


Panama Papers è il nome dato agli 11,5 milioni di documenti emersi grazie a un’inchiesta giornalistica, la più grande fuga di notizie finanziarie della storia. L'inchiesta è stata svolta a livello internazionale da 378 giornalisti, appartenenti a testate di diversi Paesi, associate nel "The International Consortium of Investigative Journalists" (ICIJ). Per l'Italia, il lavoro è stato svolto in esclusiva da "l'Espresso". L'inchiesta " Panama Papers " riguarda lo studio legale Mossack e Fonseca di Panama, una delle più grandi "fabbriche" al mondo di società offshore. Il nome Panama Papers è stato scelto in riferimento ai "Pentagon Papers", i documenti che hanno messo a nudo le menzogne del segretario alla difesa di Nixon sulla guerra in Vietnam, pubblicati nel 1971 dal New York Times.

Il Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi (Icij) ha deciso di rendere disponibile online gran parte dei documenti riservati che hanno portato all’inchiesta sui paradisi fiscali. Sul sito dell’Icij è possibile trovare i nomi di aziende e individui che si sono serviti di società di comodo per evadere le tasse.

Offshore, in gergo finanziario, significa "all'estero". Più nello specifico il termine indica paesi in cui si pagano tasse molto basse, a volte pari quasi a zero, e la proprietà di società e conti correnti è segreta. Questi stati sono spesso utilizzati da chi cerca di rendere irrintracciabile una parte o tutta la propria ricchezza. Per avere un'idea di quali sono i più utilizzati, può essere utile scorrere la lista degli Stati inseriti dal governo italiano nella cosiddetta black list.

Panama Papers; è la più grande fuga di notizie nella storia della finanza. Undici milioni e mezzo di file segreti su oltre 200mila società offshore. Create dallo studio Mossack Fonseca di Panama. Ecco gli affari riservati degli uomini di Putin, della famiglia Cameron, dei vertici comunisti cinesi. Insieme a star come Leo Messi e Jackie Chan.

Da dove arrivano questi documenti?
Una fonte anonima, un "whistleblower", è entrato in possesso di migliaia di documenti dello studio Mossack Fonseca: 2,6 terabyte di materiale. La fonte lo ha passato al quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung che, di fronte a una montagna di dati, si è rivolto ad ICIJ per condividere la ricerca e scoperchiarne il contenuto.

Che cos'è Mossack Fonseca?
E' uno studio legale fondato a Panama nel 1977 e specializzato nella creazione di società registrate nei paradisi fiscali. Lo studio, considerato uno dei cinque migliori al mondo nel suo settore, è stato fondato da due avvocati. Uno è Jurgen Mossack, figlio di un nazista delle Waffen SS, che dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale si trasferì a Panama. L'altro è Ramon Fonseca, panamense, che ha studiato alla London Schools of Economics e ha lavorato nella sede dell'Onu di Ginevra prima di fare ritorno in America Centrale. Lo studio Mossack Fonseca ha 40 uffici nel mondo e circa 500 dipendenti. Fino a qualche tempo fa Ramon Fonseca è stato uno dei consiglieri del presidente panamense Juan Carlos Varela. A inizio marzo lo studio è stato coinvolto nell'inchiesta per corruzione che i magistrati brasiliani stanno conducendo sulla Petrobras, l'azienda petrolifera controllata dal governo di Brasilia. Quando la notizia è emersa,  Ramon Fonseca si è dimesso dalla carica di presidente. Sull'inchiesta Panama Papers, lo studio Mossach Fonseca si è difeso spiegando che non è responsabile di quello che i suoi clienti fanno con le società che lo studio crea per loro.

Panama Papers, una fonte anonima e un anno di lavoro per svelare i segreti offshore. Oltre 300 giornalisti di tutto il mondo per analizzare un'immensa banca dati finanziaria. La stessa su cui ora indagano le autorità fiscali negli Stati Uniti e in Germania, tra società fiduciarie e conti bancari

Che cos'è l’ICIJ? E' un consorzio internazionale di giornalismo investigativo . Fondato a Washington nel 1997 dal giornalista americano Chuck Lewis, il network conta oggi 190 giornalisti di 65 Paesi. E' specializzato soprattutto in indagini su corruzione e crimini transnazionali. Il consorzio ha già pubblicato diversi lavori: l'ultimo dei quali, nel 2014, sul Lussemburgo. Intitolata Luxleaks, l'inchiesta svelò per la prima volta gli accordi riservati tra multinazionali e governo del Lussemburgo per ottenere risparmi fiscali. Un sistema che toglie denaro alle economie di diversi Paesi, regalandole invece a quella del Granducato. L’Icij è un'organizzazione non profit che basa il proprio finanziamento sulle donazioni. Alcuni dei finanziatori sono: Adessium Foundation, Open Society Foundations, The Sigrid Rausing Trust, the Fritt Ord Foundation, the Pulitzer Center on Crisis Reporting, The Ford Foundation, The David and Lucile Packard Foundation, Pew Charitable Trusts and Waterloo Foundation.

Chi è coinvolto?
L'inchiesta Panama Papers riguarda più di 214 mila società offshore collegate a persone residenti in oltre 200 Paesi. Il lavoro di indagine ha permesso di rivelare l'esistenza di società offshore riconducibili, direttamente o indirettamente, a 140 fra politici e uomini di Stato nel mondo. Fra questi, ci sono 12 attuali ed ex leader politici . Tra i più noti emersi finora: i primi ministri di Islanda e Pakistan, i presidenti di Ucraina e Azerbaigian, il re del Marocco e dell'Arabia Saudita, il presidente della Federazione russa, il premier del Regno Unito. Sono inoltre emersi i nomi di 550 banche che, attraverso lo studio legale panamense Mossack Fonseca, hanno creato più di 15 mila società offshore. Per l'Italia i nomi sono quelli di Ubi e Unicredit.

domenica 1 maggio 2016

Siria: Aleppo allo stremo. John Kerry chiede il cessate il fuoco


Sempre più drammatica la situazione ad Aleppo, in Siria. Gli attacchi aerei e i bombardamenti delle forze armate del regime siriano (che hanno interrotto la tregua) e le rappresaglie dei ribelli hanno colpito la città senza sosta nell’ultima settimana, senza fare distinzioni tra obiettivi civili e militari. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, dal 22 aprile a oggi le vittime civili sono più di 250, almeno quaranta sono bambini. L’esercito siriano estende per altre 24 ore la tregua a Damasco, mentre su Aleppo continuano a cadere le bombe.

Il segretario di Stato Usa, John Kerry, ha spinto per il ripristino del cessate il fuoco nell'intero territorio siriano, dopo i bombardamenti che si sono susseguiti su Aleppo provocando centinaia di vittime negli ultimi giorni. Kerry si è intrattenuto al telefono con l'inviato speciale dell'Onu per la Siria, Staffan de Mistura, e con il coordinatore dell'opposizione siriana, Riad Hijab, ai quali ha detto "con chiarezza che la fine delle violenze ad Aleppo e il ritorno a una cessazione duratura delle ostilità erano la prima fra le priorità", riferisce una nota del Dipartimento di Stato Usa.

"Lavoriamo su iniziative precise per ridurre l'intensità dei combattimenti e per ridurre le tensioni e speriamo di ottenere presto progressi tangibili", ha aggiunto il portavoce del dipartimento di Stato, John Kirby, il quale ha annunciato che stasera e lunedi' Kerry sarà a Ginevra per incontrare de Mistura e i suoi omologhi, il saudita Adel al-Jubeir e il giordano Nasser Judeh. Washington intende rilanciare gli sforzi internazionali per il ripristino del cessate il fuoco introdotto con il sostegno della Russia, alleata del governo di Damasco, il 27 febbraio scorso in Siria, e a dispetto del quale il regime di Assad ha operato i raid aerei sulla città di Aleppo.

"Questi attacchi sono violazioni dirette della sospensione delle ostilità e devono essere fermati immediatamente", ha aggiunto Kirby.

La Russia non chiede al regime di Bashar al-Assad di fermare i raid aerei su quel che resta della seconda città della Siria, dove in nove giorni sono rimasti uccisi oltre 250 civili. Aleppo è inghiottita in un vortice di violenza: mancano acqua potabile e corrente elettrica. La scelta, deliberata, di prendere di mira ospedali e farmacie ha costretto i pochi medici sopravvissuti a lasciare la città.
Le immagini di macerie spingono il segretario di Stato statunitense, John Kerry, a volare a Ginevra per incontrare l’inviato dell’ Onu per la Siria, Staffan de Mistura. Kerry chiede alla Russia di prendere misure per mettere fine alle violazioni diffuse della tregua da parte del regime.

Un rapporto della Commissione Economica e Sociale per l’Asia Occidentale rivela che l’83,4% della popolazione siriana vive sotto la soglia di povertà.
Sono inoltre 12,1 milioni coloro che non hanno accesso a servizi igienici, smaltimento dei rifiuti e acqua potabile.

In Siria “la violenza è in forte aumento” sostiene l’Alto Commissario Onu per i diritti umani, che denuncia il disprezzo per la vita dei civili da parte delle parti in conflitto.

La Russia non chiederà a Damasco di interrompere i raid aerei su Aleppo. Lo ha detto il ministero degli Esteri russo spiegando che fanno parte della lotta contro il terrorismo.

Le bombe continuano, quindi, a cadere sulla citta che è rimasta esclusa dalla tregua temporanea in vigore a Latakia, oltre che a Damasco e nel Ghouta orientale. Il cessate il fuoco è stato raggiunto dopo l’intervento di Onu, Stati Uniti e Russia che hanno fatto pressioni sulle parti in conflitto.
Nuovi raid aerei hanno preso di mira le zone che dal 2012 sono nelle mani dei ribelli nell’Est di Aleppo. La parte ovest è sotto il controllo del regime. Almeno sei le vittime, secondo quanto riferito dall’Organizzazione siriana per i diritti umani. Quella che una volta era la capitale economica della Siria è ridotta in macerie con decine di civili in fuga: “La situazione è intollerabile”, dicono.

Oltre 246 persone hanno perso la vita dal 22 aprile. Il conflitto in Siria, iniziato nel marzo del 2011, ha fatto 270mila vittime e milioni di sfollati.