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martedì 9 ottobre 2018

Campione d'Italia diventerà svizzero?


Da quando il Casinò è fallito la sopravvivenza degli abitanti è garantita dall'amministrazione elvetica. Un deputato a Berna propone il passaggio del paese alla Svizzera e il ministro risponde positivamente.

Campione è un comune a tutti gli effetti italiano ma, come è noto è una «enclave»: è inglobato nel territorio del Canton Ticino, circondato su tutti i lati dal confine di Stato. Altra singolarità: l’amministrazione campionese non riceve soldi dal governo di Roma ma campa esclusivamente degli introiti del Casinò che sorge sul suo territorio. E qui sta l’inizio di tutti i guai. Prima dell’estate la casa da gioco è stata dichiarata fallita: tutti i dipendenti sono rimasti senza lavoro ma quel che è peggio anche il municipio è stato trascinato a fondo, non avendo più incassi. Risultato: dipendenti senza stipendio, scuole chiuse, pagamenti sospesi, servizi interrotti. La sopravvivenza di Campione dipende attualmente dalla Svizzera, che ha cominciato a erogare i servizi al posto dell’Italia: gli studenti campionesi vanno a scuola nei vicini comuni svizzeri, la raccolta dei rifiuti è garantita da una ditta ticinese e così via. Claudio Zali, «governatore» del Canton Ticino ha reso noti i conti pochi giorni fa: Campione ha già accumulato un debito con il Cantone vicino al milione di franchi svizzeri, un altro 1,9 ce lo ha messo il municipio di Lugano, un milione e mezzo di franchi lo hanno messo aziende private. In tutto fanno ben più di 3 milioni di euro.

"Campione d'Italia svizzero? È immaginabile". È il pensiero stupendo del ministro degli Esteri svizzero Ignazio Cassis che ha commentato la proposta del deputato elvetico Marco Romano di annettere il comune alla confederazione. Un pezzo di Italia che passa armi e bagagli ad un altro Stato? L’ipotesi ha provocato qualche scossone negli ambienti diplomatici della Confederazione e la reazione piccata del sottosegretario agli interni italiano, il leghista Stefano Candiani: «Non se ne parla!». Ma al di là della frontiera di Chiasso, l’idea comincia ad avere un minimo di credibilità, come dimostrano le parole stesse del ministro.

La crisi di Campione è approdata al parlamento di Berna, quando il deputato Marco Romano, del partito popolare, ha presentato una interrogazione testualmente così formulata: «Alla luce della difficoltà nel trovare delle soluzioni, è immaginabile che la Confederazione, nell'ambito delle trattative con l’Italia, avvii anche una discussione di possibile cessione di questo territorio alla Svizzera?». Pareva una boutade retorica fino a quando Ignazio Cassisi, ministro degli esteri nonché ticinese ha risposto: «È immaginabile, ma evidentemente ci dovrebbero essere delle proposte dell’autorità competente cantonale in tal senso. Dopodiché quella federale farà le sue riflessioni a proposito». Insomma una annessione di un pezzo di Italia alla Svizzera non è escluso a priori. Le parole di Cassis non sono cadute nel vuoto.

Marco Romano. dal canto suo, nega che la proposta sia stata avanzata tanto per dire e anzi ne rivendica la concretezza: «Quelle del Casinò di Campione sono crisi cicliche. A mia memoria personale è già successo altre volte ed è sempre toccato alla Svizzera prestare aiuto. E allora mi chiedo: perché in un’ottica di solidarietà non pensiamo di intavolare un percorso che conduca Campione ad un nuovo assetto politico?». Secondo il parlamentare elvetico alcuni fattori spingono già in questa direzione: «A parte la collocazione territoriale all'interno della Svizzera, una buona parte dei residenti a Campione ha già la cittadinanza svizzera e mi risulta sia già partita una raccolta di firme tra i residenti per sostenere il cambio di bandiera». Ma come è ipotizzabile il «traghettamento» di un paese da uno stato all’altro? Un precedente non esiste...«Non, di questa natura no - replica Romano - . È chiaro che tutto deve avvenire lungo un percorso democratico, con due parti che dialogano e che si danno tempo. Possiamo ipotizzare una decina di anni. Non mi sono mai sognato di proporre una annessione unilaterale! Ma mi piacerebbe che italiani e svizzeri cominciassero a pensare al progetto. In fondo la politica è fatta anche di visione futura».



mercoledì 1 giugno 2016

Festa per il San Gottardo: tunnel dei record simbolo unità d'Europa



Mezzogiorno. Questa l' "ora x" dell'inizio dei festeggiamenti per l'inaugurazione della galleria di base del San Gottardo, quella che AlpTransit ha ufficialmente consegnato oggi, mercoledì, alla Confederazione.  
Inaugurazione del tunnel di base del San Gottardo, la galleria ferroviaria più lunga del mondo. Per i soli festeggiamenti la Svizzera ha investito 9 milioni di franchi e ha organizzato uno spettacolo, affidato al regista Volker Hesse, che coinvolge 600 artisti.  All'appuntamento i leader europei: il presidente francese Francois Hollande, la cancelliera Angela Merkel, il premier italiano e il cancelliere austriaco Christian Kern.

Al via con una benedizione interconfessionale la giornata di celebrazioni per l’inaugurazione del tunnel ferroviario del San Gottardo: oltre 57 km nel cuore delle Alpi, che ne fanno il più lungo al mondo e promettono di avvicinare il nord e il sud dell’Europa, riducendo i tempi di percorrenza lungo la direttrice fra Genova e Rotterdam.

Dall’entrata in funzione, il prossimo dicembre, il tunnel sarà attraversato quotidianamente da più di 320 treni, nei due sensi di marcia. Cifre che, in base alle stime delle ferrovie svizzere, entro il 2020 dovrebbero garantire un incremento del 20% del traffico merci e di più del 30% di quello passeggeri.

Quando nel 2020 saranno ultimati anche il Tunnel Ceneri, in Canton Ticino, e le altre opere sul versante italiano, il San Gottardo ridurrà i tempi di percorrenza fra Milano e Zurigo a meno di tre ore.

L’inaugurazione dell’opera, costata quasi 11 miliardi di euro, arriva al termine di 17 anni di lavori e di scavi, fino ad oltre 2000 metri di profondità.

Sono oltre 1.100 gli ospiti e 300 i giornalisti accreditati per l'evento che si svolge contemporaneamente a Erstfeld nel canton dell'Uri e a Pollegio nel Canton Ticino, cioè ai due lati della galleria

Passeggeri del viaggio inaugurale, mille svizzeri che hanno vinto un concorso a cui hanno partecipato 160 mila persone e due scolaresche. Prima della partenza Johann Schneider-Amman, il presidente della confederazione Elvetica (da Rynaecht, a nord del tunnel), e il ministro Doris Leuthard (a Pollegio, nel Canton Ticino, all'ingresso Sud del tunnel) hanno sottolineato l'importanza del nuovo collegamento che permette di risparmiare almeno mezz'ora,  (un'ora nel 2020) fra Zurigo e Milano.

Scheider-Amman ha ricordato che già all'inaugurazione della prima galleria nel 1882 erano presenti le autorità degli Stati confinanti a sottolineare "l'importanza internazionale" dell' opera che ancora oggi è importante per "l'Europa". "L'opera del secolo" ha aggiunto il ministro. Poi si è levato il fischio dei treni che, in contemporanea, hanno iniziato ad attraversare i 57,1 km del tunnel ed è cominciato lo spettacolo. Primi ad entrare ballerini-acrobati vestite con le tute arancioni degli operai che hanno costruito la galleria.

sabato 6 dicembre 2014

Ucraina strangolata dalla crisi energetica



Piove sul bagnato della crisi energetica ucraina. Con la Russia che ha chiuso i rubinetti del gas a giugno e l’elettricità a singhiozzo che mette in ginocchio vita e produttività del Paese, a scarseggiare è ora anche il carbone.

Le importazioni dal Sudafrica, a cui Kiev si era rivolta dopo il blocco delle forniture russe, si sono bruscamente interrotte per un presunto caso di appropriazione indebita e prezzi gonfiati, che ha portato all’arresto del responsabile della compagnia statale che aveva negoziato i contratti.

Proprio lo sblocco delle forniture di carbone è l’intervento considerato più urgente dal Ministro dell’Energia ucraino Volodymyr Demchyshyn: “Soltanto così – ha detto – potremo assicurarci una produzione energetica a basso prezzo. Fino a quel momento non ci resta che utilizzare le centrali termiche. Ne abbiamo diverse, ma la carenza di combustibile ci impedisce di utilizzarle a pieno regime”.

Messa all’angolo, Kiev starebbe già negoziando l’importazione di energia elettrica da Mosca. Una mossa a cui paradosso vuole, che sia costretta proprio dall’inaccessibilità del carbone, provocata dai combattimenti con i ribelli pro-russi.

La Svizzera sta guardando all’Ucraina, la crisi nell’Est del Paese è il tema della conferenza annuale a Basilea dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Ocse). Poche le speranze che sia rispettato l’accordo per un cessate il fuoco raggiunto dai ribelli filorussi con il presidente ucraino dal 9 dicembre.

“La missione di monitoraggio dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa è stata incrementata. Il compito è vigilare sul ritiro delle armi pesanti dalla linea di demarcazione militare e controllare se il cessate il fuoco tra le forze di Kiev e miliziani è rispettato’‘, ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov.

‘‘Serve una vera tregua bilaterale’‘ per il ministro degli Esteri ucraino Pavlo Klimkin, che ha parlato di ‘‘un’aggressione russa” invocando un vero processo politico.

‘‘Ci troviamo in una situazione in cui è necessario che l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa trovi un nuovo slancio, serve un impegno veramente politico. L’ Ocse deve essere in grado di far fronte alle sfide per la sicurezza europea, per la pace in tutto il Continente europeo’‘, ha detto Pavlo Klimkin.

La completa cessazione delle ostilità nell’Est dell’Ucraina resta l’obiettivo dei 57 Paesi membri dell’Osce. Il precedente cessate il fuoco del 5 settembre a Minsk tra forze di Kiev e i separatisti filo-russi è rimasto carta straccia.