Visualizzazione post con etichetta John Kerry. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta John Kerry. Mostra tutti i post
domenica 1 maggio 2016
Siria: Aleppo allo stremo. John Kerry chiede il cessate il fuoco
Sempre più drammatica la situazione ad Aleppo, in Siria. Gli attacchi aerei e i bombardamenti delle forze armate del regime siriano (che hanno interrotto la tregua) e le rappresaglie dei ribelli hanno colpito la città senza sosta nell’ultima settimana, senza fare distinzioni tra obiettivi civili e militari. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, dal 22 aprile a oggi le vittime civili sono più di 250, almeno quaranta sono bambini. L’esercito siriano estende per altre 24 ore la tregua a Damasco, mentre su Aleppo continuano a cadere le bombe.
Il segretario di Stato Usa, John Kerry, ha spinto per il ripristino del cessate il fuoco nell'intero territorio siriano, dopo i bombardamenti che si sono susseguiti su Aleppo provocando centinaia di vittime negli ultimi giorni. Kerry si è intrattenuto al telefono con l'inviato speciale dell'Onu per la Siria, Staffan de Mistura, e con il coordinatore dell'opposizione siriana, Riad Hijab, ai quali ha detto "con chiarezza che la fine delle violenze ad Aleppo e il ritorno a una cessazione duratura delle ostilità erano la prima fra le priorità", riferisce una nota del Dipartimento di Stato Usa.
"Lavoriamo su iniziative precise per ridurre l'intensità dei combattimenti e per ridurre le tensioni e speriamo di ottenere presto progressi tangibili", ha aggiunto il portavoce del dipartimento di Stato, John Kirby, il quale ha annunciato che stasera e lunedi' Kerry sarà a Ginevra per incontrare de Mistura e i suoi omologhi, il saudita Adel al-Jubeir e il giordano Nasser Judeh. Washington intende rilanciare gli sforzi internazionali per il ripristino del cessate il fuoco introdotto con il sostegno della Russia, alleata del governo di Damasco, il 27 febbraio scorso in Siria, e a dispetto del quale il regime di Assad ha operato i raid aerei sulla città di Aleppo.
"Questi attacchi sono violazioni dirette della sospensione delle ostilità e devono essere fermati immediatamente", ha aggiunto Kirby.
La Russia non chiede al regime di Bashar al-Assad di fermare i raid aerei su quel che resta della seconda città della Siria, dove in nove giorni sono rimasti uccisi oltre 250 civili. Aleppo è inghiottita in un vortice di violenza: mancano acqua potabile e corrente elettrica. La scelta, deliberata, di prendere di mira ospedali e farmacie ha costretto i pochi medici sopravvissuti a lasciare la città.
Le immagini di macerie spingono il segretario di Stato statunitense, John Kerry, a volare a Ginevra per incontrare l’inviato dell’ Onu per la Siria, Staffan de Mistura. Kerry chiede alla Russia di prendere misure per mettere fine alle violazioni diffuse della tregua da parte del regime.
Un rapporto della Commissione Economica e Sociale per l’Asia Occidentale rivela che l’83,4% della popolazione siriana vive sotto la soglia di povertà.
Sono inoltre 12,1 milioni coloro che non hanno accesso a servizi igienici, smaltimento dei rifiuti e acqua potabile.
In Siria “la violenza è in forte aumento” sostiene l’Alto Commissario Onu per i diritti umani, che denuncia il disprezzo per la vita dei civili da parte delle parti in conflitto.
La Russia non chiederà a Damasco di interrompere i raid aerei su Aleppo. Lo ha detto il ministero degli Esteri russo spiegando che fanno parte della lotta contro il terrorismo.
Le bombe continuano, quindi, a cadere sulla citta che è rimasta esclusa dalla tregua temporanea in vigore a Latakia, oltre che a Damasco e nel Ghouta orientale. Il cessate il fuoco è stato raggiunto dopo l’intervento di Onu, Stati Uniti e Russia che hanno fatto pressioni sulle parti in conflitto.
Nuovi raid aerei hanno preso di mira le zone che dal 2012 sono nelle mani dei ribelli nell’Est di Aleppo. La parte ovest è sotto il controllo del regime. Almeno sei le vittime, secondo quanto riferito dall’Organizzazione siriana per i diritti umani. Quella che una volta era la capitale economica della Siria è ridotta in macerie con decine di civili in fuga: “La situazione è intollerabile”, dicono.
Oltre 246 persone hanno perso la vita dal 22 aprile. Il conflitto in Siria, iniziato nel marzo del 2011, ha fatto 270mila vittime e milioni di sfollati.
martedì 12 maggio 2015
Sochi: prove di dialogo tra Vladimir Putin e John Kerry
Dopo due anni di assenza, il segretario di Stato statunitense John Kerry è tornato in Russia.
Vladimir Putin vuole che le relazioni tra Russia e Stati Uniti tornino alla normalità, ha spiegato il suo consigliere Jurij Ushakov. Senza chiarire che cosa intenda fare il capo del Cremlino per arrivare all'obiettivo. Scoprirlo è stata probabilmente la ragione per cui Kerry è volato a Sochi, sul Mar Nero. Nella residenza di Bocharov Ruchei, lui e Putin hanno parlato per quattro ore, si sono scambiati sorrisi, a un certo punto Kerry ha descritto in un tweet la discussione come “franca”: «È importante mantenere aperti i canali di comunicazione», ha aggiunto il capo della diplomazia americana.
La crisi siriana e il fragile cessate il fuoco in Ucraina sono stati al centro dei colloqui del segretario di stato statunitense John Kerry con il presidente russo Vladimir Putin e il suo capo della diplomazia, Sergej Lavrov. L’incontro a Soči tra Kerry e Lavrov, il primo dall’inizio della crisi ucraina nel 2014, è durato quattro ore. Il responsabile della diplomazia di Washington è stato poi ricevuto da Putin nella sua residenza presidenziale nella cittadina sul Mar Nero, dove l’anno scorso si tennero i giochi olimpici invernali.
Dopo aver reso omaggio con una corona di fiori al memoriale della seconda guerra mondiale, Kerry ha voluto mettere alla prova la volontà di Putin sulla tregua in Ucraina tra i separatisti filorussi e l’esercito regolare. Ha voluto inoltre spingere Mosca ad appoggiare una soluzione politica di transizione in Siria, per porre fine alla guerra iniziata nel 2011. Fonti statunitensi hanno espresso l’auspicio che i recenti insuccessi militari dell’esercito del presidente Bashar al Assad possano essere un incentivo per Mosca a cooperare con gli Stati Uniti.
E nonostante i progressi fatti in materia di armi chimiche, resta ancora molto da fare, come hanno notato altre fonti del dipartimento di stato. Tra le questioni sul tavolo anche l’Iran: Kerry vuole convincere Mosca a non proseguire con il progetto di vendere un sistema missilistico alla Repubblica islamica, che aggirerebbe l’embargo sugli armamenti a Teheran. Gli Stati Uniti temono che i missili potrebbero rappresentare un ostacolo nelle trattative sul nucleare iraniano. La Russia è tra i paesi che stanno cercando di negoziare un accordo definitivo che limiti le ambizioni nucleari di Teheran.
Più tardi, in conferenza stampa a fianco del ministro degli Esteri russo Serghej Lavrov, Kerry ha elencato i temi affrontati insieme a Putin: i negoziati sul nucleare iraniano, la minaccia Isis in Siria, la Libia, lo Yemen.E l'Ucraina, naturalmente: Kerry ha sottolineato le divergenze su questo fronte, ma anche i punti di accordo. E ha scandito le condizioni alle quali gli Stati Uniti sarebbero pronti ad avviare una revisione delle sanzioni imposte contro la Russia: pieno rispetto degli accordi di Minsk, del cessate il fuoco e del ritiro degli armamenti, avvio del processo di riforme su cui si appoggerà la futura composizione del conflitto. Per arrivare a questo, gli Stati Uniti promettono un impegno maggiore. E insieme, Russia e Stati Uniti hanno deciso di non prendere misure che possano aggravare ulteriormente il loro legame.
Questo è stato uno degli incontri significativi anche solo per il fatto di essere avvenuti: nel riconoscimento reciproco che, al di là delle distanze ancora incolmabili sull'Ucraina, Stati Uniti e Russia hanno troppi ambiti di interesse comuni per non parlarsi ancora. Obiettivo di Kerry -a parte l'Ucraina - era ragionare sul negoziato nucleare con l'Iran, evitando possibilmente la vendita di sistemi antimissile russi a Teheran; e riprendere insieme le fila della guerra senza speranza in Siria, dove il Cremlino seguita a sostenere il regime di Bashar Assad. Dalla Siria allo Yemen e alla Libia: sono gli incendi senza controllo del Medio Oriente a rendere di nuovo necessaria una collaborazione russo-americana.
L'Ucraina ha reso incolmabile la distanza? Saranno i prossimi giorni a dire se Kerry ha ragione quando spiega che, soprattutto nei momenti di crisi, nulla può sostituire il parlarsi direttamente. Cosa che non ha mai smesso di fare con Lavrov, un rapporto fatto anche di frecciate e di scherzi. In mattinata il ministro russo era arrivato all'hotel “Patria” di Sochi a bordo di una candida “Pobeda”, “Vittoria”.
Etichette:
dialogo,
Iran,
John Kerry,
Russia,
Sergej Lavrov,
Siria,
Sochi,
Stati Uniti,
Ucraina,
Vladimir Putin
venerdì 10 aprile 2015
Telefonata tra Obama e Castro: attesa per il faccia a faccia
Un incontro storico, dopo quello tra Fidel Castro e Richard Nixon. Stretta di mano tra il ministro degli Esteri di Cuba Bruno Rodriguez e il segretario di stato americano John Kerry che si sono incontrati a Panama prima dell'inizio del Vertice delle Americhe per un colloquio in cui «sono stati registrati progressi» e in cui i due interlocutori «hanno concordato di risolvere le contraddizioni» che separano i due paesi, come ha riassunto in un tweet il Dipartimento di stato.
I grandi temi aperti sono questi: apertura delle ambasciate, meno restrizioni ai viaggi Cuba/Usa, voli di linea regolari, collegamento marittimo e naturalmente progressiva estinzione dell'embargo.
Quello tra Kerry e Rodriguez dovrebbe essere l'incontro preparatorio di quello tra Raul Castro e Barack Obama in programma tra oggi e domani a margine del vertice. Il senatore democratico della Commissione esteri Ben Cardin ha reso noto che il Dipartimento di stato ha deciso di raccomandare a Obama la rimozione di Cuba dalla “lista nera” dei paesi che sostengono il terrorismo (una misura in atto dal 1982), «un passo importante nei nostri sforzi per forgiare relazioni più fruttuose con Cuba», ha spiegato in una nota, la condizione per la ripresa dei rapporti diplomatici interrotti nel 1961.
La segreteria generale della Conferenza dei vescovi cattolici di Cuba ha annunciato con un comunicato che il Prefetto della Congregazione per il clero, cardinale Beniamino Stella, diplomatico di lungo corso e fidato collaboratore di papa Francesco, visiterà il paese dal 22 al 28 di questo mese accogliendo un invito dei presuli dell'isola. Il cardinale Stella è stato, tra 1993 e il 1999, nunzio apostolico a Cuba.
Si è trattato del bilaterale di più alto livello tra i due paesi da decenni. Cuba punta ad uscire dalla lista nera dei paesi canaglia, per la Cnn gli Usa toglieranno l'Avana dalla lista nera dei paesi sponsor del terrorismo Cuba, Fidel Castro compare in pubblico dopo oltre un anno 10 aprile 2015 Dopo lo storico incontro tra Fidel Castro e Richard Nixon, questa volta potrebbe toccare a Obama e Raul Castro. I due, entrambi a Panama per il Festival delle Americhe, ieri sera si sono telefonati per una conversazione preparatoria al faccia a faccia atteso per oggi. Il riavvicinamento rappresenta per
L'Avana la possibilità di uscire dalla black list, la lista dei paesi sponsor del terrorismo. Un passo che aprirebbe ad una nuova era: apertura delle ambasciate, meno restrizioni ai viaggi, voli di linea regolari e naturalmente progressiva estinzione dell'embargo. La telefonata, è la seconda fra i leader dei due paesi - di cui la stampa abbia avuto notizia - in più di 50 anni. La prima è avvenuta a dicembre, poco prima dell'annuncio del disgelo con il riavvio delle relazioni fra Washington e L'Avana. Cuba partecipa al summit per la prima volta dal 1962. A Panama sono già al lavoro 35 leader del continente, tra i quali i presidenti del Venezuela, Nicolas Maduro, e del Brasile, Dilma Rousseff.
Dopo aver ricucito le relazioni diplomatiche lo scorso dicembre, ora il tema che preme di più a L'Avana è quello della rimozione dalla lista dei Paesi che secondo gli Stati Uniti sostengono il terrorismo. Oltre a Cuba, iscritta nel 1982, oggi ci sono l'Iran, dal 1984, il Sudan, dal 1993 e la Siria fin dal 1979. Se l'isola dei Castro aspira ad essere eliminata al più presto - come avvenuto con la Corea del Nord, nel 2008, per mano di George W. Bush - deve accettare che oggi non ci sarà alcun annuncio ufficiale in merito. Secondo la CNN, però, il Dipartimento di Stato avrebbe inviato alla Casa Bianca una raccomandazione affinché Cuba venga depennata dalla lista, dopo aver stabilito che negli ultimi sei mesi non ha fornito sostegno ad alcun gruppo terrorista.
Il presidente americano, Barack Obama, ha parlato con Raul Castro al telefono prima del vertice delle Americhe. I due leader avranno l'occasione di vedersi domani, sabato. Lo afferma il vice consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Ben Rhodes, sottolineando che la partecipazione di Cuba al Vertice e' un fatto storico e mostra l'evoluzione delle relazioni fra Usa e Cuba.
"L'Avana e Washington vanno avanti nel processo per il ristabilimento dei rapporti diplomatici", ha sottolineato il quotidiano del Pc cubano Granma dopo l'incontro tra i ministri degli esteri. Nel breve commento, Granma ricorda l'avvio quattro mesi fa della fase del disgelo nei rapporti e l'apertura "di un nuovo capitolo nella convulsa storia tra i due Paesi".
Quest'ultimo rappresenta l'incontro di più alto livello diplomatico tra Washington e L'Avana da più di mezzo secolo.
Tra Obama e Castro non sono previste riunioni bilaterali, anche se probabilmente i due si daranno la mano nel corso della 'due giorni' americana panamense, summit al quale Cuba partecipa per la prima volta dal 1962 e che conterà sulla presenza di 35 leader del continente, tra i quali i presidenti del Venezuela, Nicolas Maduro, e del Brasile, Dilma Rousseff. Nell'ambito del disgelo nei rapporti bilaterali avviato a dicembre, i riflettori rimangono comunque puntati proprio sui movimenti di Obama e Castro.
mercoledì 27 novembre 2013
Nucleare Iran accordo tra le potenze del 5+1
"L'accordo raggiunto a Ginevra sarà un aiuto per salvaguardare la pace e la stabilità in Medioriente". E' il commento sull'intesa nucleare tra il gruppo 5+1 e l'Iran del ministro degli Esteri cinese, Wang Yi. "Apprezziamo il raggiungimento di un accordo e la flessibilità e il pragmatismo di quanti lo hanno reso possibile", ha aggiunto il ministro.
In base ai termini dell'accordo di Ginevra, l'Iran si è impegnato a interrompere l'arricchimento dell'uranio sopra il 5%, a non aggiungere altre centrifughe e a neutralizzare le sue riserve di uranio arricchito a quasi il 20%, mentre le maggiori potenze non imporranno per i prossimi sei mesi sanzioni a Teheran. Lo rende noto la Casa Bianca.
''Questo accordo è un primo importante passo e apre il tempo e lo spazio per andare avanti con nuovi negoziati e raggiungere entro sei mesi un accordo generale''. Lo ha detto il presidente americano Barack Obama commentando a caldo lo storico accordo raggiunto a Ginevra tra il gruppo 5+1 e l'Iran. Il presidente americano Barack Obama ha chiesto ufficialmente, in diretta tv, al Congresso di non imporre nuove sanzioni contro Teheran, che ''potrebbero far saltare questa intesa di Ginevra, che e' un primo passo promettente''.
L'accordo di Ginevra e' "un primo passo che rende il mondo più sicuro. Ora c'e' ancora da lavorare". E' il primo commento su Twitter del segretario di Stato americano John Kerry all'accordo raggiunto a Ginevra.
L'accordo raggiunto a Ginevra con l'Iran rappresenta "un errore storico". "Il mondo e' oggi piu' pericoloso". Lo ha affermato, secondo Haaretz, il premier israeliano Benyamin Netanyahu, aprendo la seduta settimanale del consiglio dei ministri.
Il presidente russo Vladimir Putin ha definito l'accordo di Ginevra sul nucleare iraniano, "un'apertura", "un primo passo in un cammino lungo e difficile". Nel comunicato del Cremlino si aggiunge che i negoziati hanno consentito di avvicinarsi alla soluzione di uno dei problemi "più difficili della politica mondiale". Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov si è complimentato per l'accordo siglato a Ginevra sul nucleare in Iran."Non ci sono perdenti, tutto il mondo ci guadagna", ha dichiarato Lavrov.
martedì 27 agosto 2013
Siria: 'tre giorni di raid' Nbc, si colpirà da giovedì
La notizia dell'attacco diffusa dalla Nbc, ma il presidente Barack Obama non ha preso una decisione su eventuali azioni militari.
La crisi siriana sta spingendo le varie diplomazie internazionali a schierarsi, spinte dalle dure parole del segretario di Stato John Kerry nei confronti del regime di Assad. E da Londra arrivano segnali di un imminente attacco occidentale alla Siria
''A fronte di ogni tentativo di colpirci, risponderemo e risponderemo con forza''. Lo ha detto il premier Benyamin Netanyahu riferendosi alla tensione in Siria. ''Lo stato di Israele è pronto - ha aggiunto - ad ogni scenario''. Netanyahu ha detto anche che Israele non ''è parte alla guerra civile in Siria''.
La Francia non ha nessun dubbio sul fatto che un attacco chimico sia avvenuto in Siria e che sia stato sferrato dalle forze di Assad. Lo dicono fonti diplomatiche di Parigi, aggiungendo che "è inaccettabile" e "la Francia non verrà meno alle sue responsabilità per rispondere".
Una serie di attacchi limitati contro la Siria in rappresaglia per l'uso di armi chimiche potrebbero essere lanciati "a partire da giovedì". Lo ha detto alla Nbc una fonte dell'amministrazione Usa. "Tre giorni di raid" sarebbero limitati nell'obiettivo e mirati a mandare un messaggio al regime di Damasco, ha detto la fonte.
Le potenze occidentali hanno detto all'opposizione siriana di attendere un attacco nei prossimi giorni. Lo riferiscono alla Reuters fonti che hanno partecipato ad un meeting con la coalizione nazionale siriana.
La Lega Araba denuncia: Il regime di Bashar al Assad "ha la piena responsabilità" per l'uso di armi chimiche in Siria, e il Consiglio di sicurezza Onu deve "superare le divergenze e adottare misure dissuasive".
Hagel, a Obama opzioni per tutte evenienze - ''Abbiamo spostato gli asset per essere in grado onorare e assecondare qualsiasi opzione il presidente'' decidesse di seguire. Lo afferma il segretario alla difesa, Chuck Hagel, in un'intervista alla Bbc, sottolineando che sono state offerte al presidente ''le opzioni per tutte le evenienze''.
'La comunità internazionale deve rispondere'' al presunto attacco chimico in Siria. Ne 'è convinto il premier britannico David Cameron, fa sapere un portavoce di Downing Street. ''Qualsiasi decisione deve essere presa rigorosamente in un ambito internazionale. Qualsiasi uso di armi chimiche è completamente e assolutamente aberrante e la comunità' internazionale deve rispondere'', ha dichiarato il portavoce di David Cameron. Le forze armate britanniche stanno mettendo a punto un piano di emergenza nell'eventualità di una risposta militare al presunto attacco chimico in Siria. Lo fa sapere Downing Street.
Bonino, Italia non parteciperà al di fuori Onu - "L'Italia non prenderebbe parte a soluzioni militari al di fuori di un mandato del Consiglio di sicurezza dell'Onu". Lo ha detto il ministro degli Esteri Emma Bonino alle Commissioni Esteri congiunte. Per l'Italia un mandato del Consiglio di sicurezza dell'Onu è "l'unico quadro di riferimento giuridico" per un intervento militare contro la Siria, ha detto il ministro degli Esteri, spiegando il no dell'Italia a intervenire senza un via libera dei 15.
Una riunione a livello ministeriale dei Paesi "Amici della Siria" e dell'opposizione siriana si terrà il 4 settembre. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Emma Bonino, senza precisare il luogo dell'incontro.
Il Dipartimento di Stato Usa ha annunciato che sarà rinviato l'incontro previsto con la Russia domani, 28 agosto. La decisione è messa in relazione alla necessità di elaborare una risposta adeguata all'uso delle armi chimiche in Siria.
L'incontro rinviato era in programma per domani a L'Aia tra i diplomatici di Stati Uniti e Russia. Si puntava a discutere il progetto di una conferenza di pace per porre fine alla guerra civile in Siria. Un alto funzionario del Dipartimento di Stato Usa ha però annunciato il rinvio a causa delle ''consultazioni in corso per trovare una risposta appropriata dopo l'attacco con armi chimiche in Siria, il 21 agosto''. L'incontro più in dettaglio doveva essere tra Wendy Sherman, sottosegretario per gli affari politici al Dipartimento di Stato, l'ambasciatore degli Stati Uniti in Siria Robert Ford, e i ministri russi Gennady Gatilov e Mikhail Bogdanov. ''Lavoreremo con i nostri colleghi russi per riprogrammare l'incontro'', ha detto l'alto funzionario, aggiungendo che l'uso recente di sostanze chimiche nel paese dimostra la necessità di arrivare ad una soluzione politica definitiva e duratura per porre fine allo spargimento di sangue in Siria.
E tra i favorevoli ad un intervento militare (Usa, Gran Bretagna, Francia, Arabia Saudita) si aggiunge anche la Turchia che per bocca del ministro degli Esteri, Ahmet Davutoglu, ha definito un «crimine contro l'umanità» a cui va data «risposta» il presunto attacco lealista con armi chimiche del 21 agosto alla periferia est di Damasco, e ha ammonito che per la comunità internazionale si tratta di un «test» vero e proprio. «Questo è un crimine contro l'umanità, e un crimine contro l'umanità non deve rimanere senza risposta», ha insistito Davutoglu. «Ciò che occorre sia fatto, va fatto», ha avvertito. Lunedì lo stesso ministro aveva affermato che la Turchia
Mosca si rammarica per la decisione degli Usa di cancellare l'incontro bilaterale russo-americano per la discussione della convocazione della conferenza di pace sulla Siria: lo ha twittato il viceministro degli esteri Ghennadi Gatilov. L'incontro era previsto domani all'Aia ma Washington ha comunicato la decisione di rinviarlo.
Il dipartimento di Stato Usa, riferisce Itar-Tass, ha deciso di rinviare l'incontro perchè sono in corso consultazioni sulla risposta adeguata all'attacco con l'uso di armi chimiche. ''L'elaborazione dei parametri per la soluzione politica in Siria sarebbe molto utile proprio ora in cui su questo Paese incombe un'azione militare'', si legge nell'account twitter di Gatilov, che esprime rammarico per la cancellazione dell'incontro.
Gli ispettori dell'Onu sull'uso di armi chimiche non si sono potuti recare oggi in una località vicino a Damasco dove volevano accedere a causa di un mancato accordo tra diversi gruppi ribelli, ha affermato il ministro degli Esteri siriano Walid al Moallem.
Si potrebbe tenere domani una riunione del Consiglio di sicurezza dell'Onu sulla situazione in Siria. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Emma Bonino alle Commissioni congiunte, aggiungendo che esiste una proposta in tal senso "di cui attendiamo conferma". La Nato discuterà del caso Siria giovedì, a Bruxelles. Lo ha riferito il ministro degli esteri Emma Bonino.
Iran, attacco avrebbe gravi conseguenze in Mo - L'Iran, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri, ha ribadito che un attacco alla Siria avrebbe ''gravi conseguenze'' in ''tutta la regione mediorientale''. Serve una ''soluzione politica'' alla crisi siriana e ha espresso la speranza di Teheran che i ''leader europei'' prendano ''sagge decisioni'' evitando l'attacco.
Il portavoce, Abbas Araqchi, ha precisato che le "gravi conseguenze" sarebbero provocate da "qualsiasi azione militare" contro la Siria e ha sottolineato che questo è il momento di essere cauti per evitare che la situazione vada "fuori controllo": uno sviluppo, ha detto il portavoce iraniano, "che speriamo non accada". Teheran comunque, ha annunciato Araqchi, farà "del suo meglio" per evitare un conflitto e "speriamo che tutti tornino indietro" alla ricerca di una "soluzione politica".
Siria: Russia, aggirare Onu conseguenze catastrofiche - Per la Russia i tentativi di aggirare il Consiglio di Sicurezza Onu “creano per l’ennesima volta pretesti artificiali infondati per un intervento militare nella regione, gravidi di nuove sofferenze in Siria e conseguenze catastrofiche per Medio Oriente e Nord Africa Nord”. Lo dichiara oggi Alexander Lukashevich, portavoce del Ministero degli Esteri russo.
Riguardo alle prove ''inconfutabili'' sull'uso da parte del regime di Damasco di armi chimiche di cui gli Stati Uniti sarebbero in possesso secondo quanto dichiarato ieri dal segretario di Stato americano John Kerry, queste secondo Lukashevich ''non sono state tuttavia ancora presentate''. Ieri in una telefonata con il premier britannico David Cameron, il presidente russo Vladimir Putin aveva affermato che a suo avviso ''non ci sono ancora prove che l'attacco del 21 agosto sia stato opera delle forze di Assad''.
L'Egitto mette in guardia contro nuovi spargimenti di sangue come in "Libia, Iraq e Afghanistan, e invita le parti alla saggezza e a trovare una soluzione politica al conflitto in Siria.
Etichette:
Bashar al Assad,
Benyamin Netanyahu,
Bonino,
Chuck Hagel,
David Camerom,
diplomazia,
Farnesina,
guerra,
John Kerry,
Nbc,
Obama,
Onu,
raid,
Siria,
Vladimir Putin
Iscriviti a:
Post (Atom)