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giovedì 14 maggio 2015

Caso Marò, Corte suprema indiana fissa l'udienza per il 7 luglio



La Corte suprema indiana ha accettato oggi di discutere lunedì prossimo una nuova istanza presentata dall'Italia per una estensione del permesso concesso al fuciliere di Marina Massimiliano Latorre di curarsi in Italia per le conseguenze dell'ictus subito a settembre. Nei giorni scorsi il marò è stato sottoposto a un intervento chirurgico per una anomalia cardiaca presso il Policlinico di San Donato.

Ad appena una settimana dalla scadenza dei tre mesi concessi a Latorre per proseguire in Italia le terapie legate all'ictus che l'ha colpito

La Corte Suprema indiana ha fissato per il 7 luglio l'udienza riguardante il ricorso presentato dai Fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone contro l'utilizzazione della polizia investigativa Nia nel processo che li riguarda. E' quanto emerge dal sito web della stessa Corte.

L'udienza doveva tenersi il 28 aprile, ma quel giorno i giudici dell'aula n.3 del massimo tribunale indiano decisero di esaminare solo un caso, complesso e implicante possibili condanne a morte, rinviando a dopo le ferie estive

Se sarà confermato il giorno, l'udienza si svolgerà ad appena una settimana dalla scadenza dei tre mesi concessi a Latorre per proseguire In Italia le terapie legate all'ictus che lo ha colpito a fine agosto 2015.

Dopo tre anni dalla morte di due pescatori indiani al largo delle coste del Kerala e del fermo dei fucilieri italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, dopo aver riconosciuto la giurisdizione dei tribunali indiani, dopo aver provato a sottrarre i marò dal processo con mezzi discutibili e dopo aver aperto un negoziato diplomatico, l'Italia è pronta a imboccare la via dell'arbitrato internazionale.
Cioè la prima scelta che le si era presentata all'indomani dell'incidente. E che era stata scartata.

Per arrivare al tribunale internazionale ci vuole un compromesso.

Il primo ostacolo per arrivare all'arbitrato nel caso dei marò sta nel fatto che i tribunali internazionali non hanno competenza obbligatoria.

Questo significa che per portare una disputa di fronte al giudice del Mare di Amburgo servirebbe un compromesso tra le parti. Poteva essere trovato tre anni fa. Difficile che l'India, dopo aver costituito una corte ad hoc e aver rimesso la questione della giurisdizione alla sua Corte suprema, ora assecondi la svolta italiana.

Per la Corte penale internazionale, invece, basta che uno Stato abbia firmato la clausola di accettazione della competenza del tribunale. L'India l'ha fatto per prima, ma apponendo una serie di riserve.

E l'Italia ha un precedente difficile da far dimenticare. Quando nel 2012 la Cpi ha dato ragione alla Germania, nella disputa tra Roma e Berlino sul pagamento delle riparazioni della Seconda guerra mondiale, la nostra Corte Costituzionale ha dichiarato nulla la sua competenza sul territorio italiano.

Per il caso dei marò, allora, la scelta più semplice è un'azione unilaterale.

La corte chiamata a giudicare deve ancora essere costituita

La Convenzione Uniclos delle Nazioni Unite prevede (Annesso VII) che un Paese possa avviare un ricorso unilaterale, ma in questo caso, avverte l'esperto di diritto internazionale Natalino Ronzitti, c'è «il rischio che l'India possa apporre impedimenti burocratici e rallentare l'intero procedimento».

Per risolvere la disputa, infatti, deve essere creata una corte abritrale ad hoc composta da cinque membri. Una per ogni parte, e tre scelti di comune accordo.

Il Corriere della sera sostiene che l'Italia potrebbe rivolgersi alla Corte permanente dell'arbitrato dell'Aja, ma in realtà il tribunale (praticamente in dismissione) potrebbe offrire aiuto solo per l'apertura della procedura.

L'Italia potrebbe scegliere i propri arbitri tra quelli che lavorano presso il tribunale. Ma la corte chiamata eventualmente a decidere sul caso marò ancora non esiste: deve essere costituita ad hoc.

L'arbitrato non sospende il processo in India

L'intera procedura non sospende il processo in corso in India.
Anzi, i due procedimenti possono viaggiare parallelamente, nonostante questo possa creare ulteriori imbarazzi a livello diplomatico.

Il rapporto sul caso dei marò stilato nel 2014 da Ronzitti per il servizio studi del dipartimento degli Affari esteri della Camera, anzi, suggerisce che l'arbitrato debba essere condotto assieme a un'attività di negoziato.

L'obiettivo è il ritorno temporaneo dei marò in Italia

Cosa può ottenere l'Italia? Nel caso si apra il contenzioso, Roma ha la possibilità di rivolgersi al tribunale del mare di Amburgo e - in nome della disputa in corso - chiedere misure temporanee per i due marò, prime fra tutte ovviamente il rinvio in patria dei due fucilieri.

Si tratta appunto di un risultato temporaneo. Per la soluzione, invece, con tutta probabilità serviranno anni.

Nel migliore dei casi bisogna aspettare almeno 24 mesi

La casistica degli ultimi ricorsi unilaterali la dice lunga sui tempi degli arbitrati. Guardando agli ultimi 10 contenziosi, uno si è risolto in un anno, due in due anni, altri tre sono cominciati da due anni e sono ancora in corso, uno si è risolto in tre anni, uno è in corso da quattro, un altro da cinque e uno si è concluso dopo sette anni.



sabato 8 febbraio 2014

Le anticipazioni della stampa indiana i marò rischiano 10 anni




Nell'udienza in Corte Suprema di lunedì contro i Marò, l'India non invocherà, come avrebbe avuto intenzione di fare, un articolo della Legge per la repressione della pirateria (Sua Act) che comporta la pena di morte. Nel proporre i capi di accusa per i due fucilieri ripiegherà invece su una imputazione più mite che evoca genericamente "violenze" sulle navi, e che prevede una pena fino a dieci anni di carcere. E' stato il portavoce del ministero degli Interni Kuldeep Dhatwalia, in genere avaro di informazioni utili, a confermare che il ministero stesso aveva in effetti autorizzato la polizia Nia a perseguire i due marò "in base al Sua Act, ma senza invocare l'articolo che prevede la pena di morte".

Anticipazioni della decisione erano già arrivate dalla stampa indiana, che oggi spiega che il rapporto con i capi d'accusa che la Nia presenterà ai giudici nei prossimi giorni, e che sarà illustrato lunedì in Corte Suprema, non conterrà più l'accusa per i marò di "aver provocato la morte" di due pescatori, ma più semplicemente di aver usato "violenza".

"Il governo ritiene sconcertante il riferimento" alla legge antipirateria, fa sapere il ministro degli Esteri che si definisce "interdetta ed indignata".

Si definisce "interdetta ed indignata" il ministro degli Esteri Emma Bonino dopo le anticipazioni pubblicate sulla stampa indiana circa la probabile applicazione della legge antipirateria (Suppression of Unlawful Act), seppur senza l'articolo che contempla la pena di morte, durante l'udienza in Corte suprema di lunedì che vede imputati i due fucilieri italiani Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. I due marò rischiano secondo il Sua Act fino a 10 anni di carcere.

Se dovesse essere confermata l'applicazione del Sua Act, fa sapere la Bonino "sarà contestata in aula dalla difesa italiana nella maniera più ferma. II governo ritiene sconcertante il riferimento (alla legge antipirateria indiana) e farà valere con forza e determinazione in tutte le sedi possibili l'assoluta e inammissibile incongruenza di tale impostazione anche rispetto alle indicazioni a suo tempo fornite dalla stessa Corte Suprema indiana", ha aggiunto.

La Corte suprema non farà ricorso, secondo le indiscrezione, all'articolo che prevede la pena di morte, ma i due rischiano comunque dieci anni di carcere. La legge antipirateria prevede infatti che "chi illegalmente e intenzionalmente commette un atto di violenza (...) sarà punito con la prigione per un periodo che può giungere fino a dieci anni ed è sottoponibile a multa". Un tentativo di mediazione che non accontenta comunque l'Italia.

Troppo poco, infatti, perché la spina dorsale dell'impianto accusatorio resta affidata al Sua Act, concepito come legge di repressione del terrorismo. "Il Sua Act è per noi una "linea rossa' e lo respingiamo", ha ripetutamente dichiarato al riguardo l'inviato del governo, Staffan de Mistura.

domenica 2 febbraio 2014

Maro' in attesa dell’udienza corte suprema indiana





Sale l'attesa per l'udienza domani della corte suprema indiana sul caso dei due Marò, appuntamento cruciale che arriva dopo settimane di pressing diplomatico da parte dell'Italia e dell'Europa. L'inviato speciale del governo per il caso dei Marò, Staffan de Mistura, sarà domattina in aula per l'udienza fissata dalla Corte suprema indiana per la vicenda dei due fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. E' la prima volta che ciò avviene dall'inizio della vicenda, nel febbraio 2012. Per simboleggiare e marcare anche fisicamente la determinazione dell'Italia manifestata anche in modo più che lampante dal Capo dello Stato - ha detto De Mistura in un breve incontro con un gruppo di giornalisti italiani in presenza di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone - io sarò presente, per la prima volta da quando e' avvenuto l'incidente, nell'aula di un tribunale indiano". Questo, ha proseguito, "per ricordare ai nostri avvocati che debbono manifestare il livello di sdegno e determinazione della Repubblica italiana e per mostrare alla componente giudiziaria indiana quanto l'Italia esiga che a questa vicenda venga finalmente data una risposta".

I nostri marò torneranno in tempi brevissimi a casa": così il sottosegretario alla Difesa, Gioacchino Alfano, a margine di un incontro organizzato dal Nuovo Centrodestra. "Avevamo ragione, i nostri marò lavoravano per la sicurezza nel Mediterraneo, lo hanno fatto con una attività che purtroppo ha portato al loro arresto, ma non sono terroristi". "Il tempo è scaduto, dobbiamo andarceli a prendere e riportarli in Italia con onore - conclude - e dimostrare a loro che hanno fatto bene il lavoro e lo hanno fatto per noi".

L'udienza è molto attesa dopo il pressing diplomatico dell'Italia e della stessa Unione europea. Venerdi' scorso il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rimproverato alle autorità indiane di aver gestito il caso "in modi contraddittori e sconcertanti".

Il ministro degli Esteri, Emma Bonino, ha auspicato che dall'udienza escano almeno i capi d'accusa e ha ribadito che i "Marò erano in servizio e quindi non si può applicare la legge antiterrorismo", che prevede la pena di morte. La petizione italiana contesta la lentezza con cui e' stato condotto il procedimento, visto che il fermo dei militari italiani risale a quasi due anni fa.

Inoltre rigetta come inconcepibile l'idea di un ricorso al Sua Act, la legge antiterrorismo e antipirateria indiana che tra l'altro prevede la pena capitale e inverte l'onere della prova, perché di fatto equiparerebbe l'Italia a uno Stato terrorista. Il terzo punto richiede che ai marò venga restituita la piena libertà in attesa che il processo venga istruito. E' possibile che la Corte suprema prenda ancora tempo, senza incalzare l'agenzia antiterrorismo Nia e il ministero dell'Interno indiano perché procedano con le incriminazioni. A quel punto, però, l'Italia potrebbe richiedere un arbitrato internazionale. In ogni caso, il governo e' determinato a trovare una soluzione in tempi rapidi.

martedì 24 dicembre 2013

Marò: Latorre, per il Natale 2013 lontano dalla patria




“Oggi è la vigilia del Santo Natale” e “purtroppo quest’anno non potrò essere nella mia amata patria”, ma “fortunatamente parte dei miei affetti più cari mi ha raggiunto” in India “portando una ventata di gioia”. Lo ha scritto sul suo profilo Facebook uno dei due marò italiani sotto processo a Nuova Delhi, Massimiliano Latorre.

“Oggi è la vigilia del Santo Natale – ha scritto il fuciliere di Marina – per noi italiani e cattolici è la festa più importante dell’anno, sinonimo di fede, famiglia, unione, calore. Purtroppo quest’anno non potrò’ essere nella mia amata patria per respirare il profumo che solo da noi si respira in questi giorni”.

“Fortunatamente – prosegue Latorre – parte dei miei affetti più cari mi ha raggiunto portando una ventata di gioia, ma sempre con il cuore rivolto agli altri carissimi affetti che sfortunatamente non hanno potuto raggiungermi. Volevo augurare a voi tanta serenità’, sentimento che ho imparato essere il più’ importante nella vita di una famiglia, e ringraziarvi per quanto cuore, affetto e passione ponete ogni giorno nell’essere vicino a me ed ai miei cari, questo per me e’ il regalo più grande che potessi sognare di ricevere”.

“Auguri soprattutto ai vostri bambini – conclude il militare – che sono l’anima di questa festa con i loro volti sorridenti e gioiosi illuminati da alberi e presepi, sempre presenti nelle nostre case rendono la vita degna di essere vissuta. Vi abbraccio idealmente e con questo abbraccio vi trasmetto tutta la mia immensa riconoscenza”.

I due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone potranno passare il Natale in famiglia. Non in Italia, a casa loro, ma in India, dove i due sono trattenuti perché accusati di aver ucciso due pescatori indiani al largo delle coste del Kerala. Più di venti persone, tra i loro familiari, potranno raggiungerli per festeggiare con loro il Natale, ha fatto saper il ministro della Difesa Mario Mauro. “Il caso rimane rimane intricato – ha spiegato il ministro - L'ultimo ricorso dei difensori di Latorre e Girone ha centrato il punto, perché la Corte aveva convocato i due fucilieri di Marina per contestare l'accusa, ma sulla scorta di questo ricorso ha rinviato all'otto gennaio. Fino a quella data saremo in fervida attesa, ma in alacre attività soprattutto sul piano diplomatico. Ministero degli Esteri e Presidenza del Consiglio si stanno prodigando per risolvere uno dei casi più complessi che ci siamo mai trovati ad affrontare”.


M

giovedì 22 agosto 2013

La vicenda dei marò è possibile una soluzione giuridica



''Non siamo di fronte ad alcun rifiuto'' da parte dell'Italia di presentare i quattro fucilieri della Marina che la polizia indiana vuole interrogare nell'ambito della crisi che coinvolge i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid. Dialogando con i giornalisti, ha riferito The Asian Age di New Delhi, Khurshid ha detto: ''Una via d'uscita legittima e ammissibile sarà trovata''. ''Non siamo di fronte ad alcun rifiuto - ha sottolineato - e la cosa migliore e' che lasciamo lavorare e decidere su questa questione gli esperti legali''. Infine il capo della diplomazia indiana si e' detto convinto che il sistema legale dell'India troverà una soluzione a questa questione.

La polizia indiana (Nia) non ha problemi a chiudere le indagini sull'incidente che coinvolge i due marò italiani anche se si allontanasse troppo la possibilità di interrogare gli altri quattro fucilieri di Marina italiani (Renato Voglino, Massimo Andronico, Antonio Fontana e Alessandro Conte) che erano a bordo della nave Enrica Lexie. Lo ha scritto il quotidiano The Times of India.

La polizia indiana (Nia) non ha problemi a chiudere le indagini sull'incidente che coinvolge due marò italiani se si allontanasse troppo la possibilità di interrogare gli altri quattro fucilieri di Marina italiani che erano a bordo della Enrica Lexie. Lo scrive oggi il quotidiano The Times of India.

Nella sua edizione online il giornale cita ''fonti della Nia'' secondo cui le indagini ''sono in uno stadio avanzato'' e ''vi sono sufficienti prove e testimonianze a sostegno dell'istruttoria''. In particolare un ufficiale della Nia ha precisato che ''il rapporto contenente i capi d'accusa può prescindere dalle dichiarazioni dei quattro marò. Se c'e' un eccessivo ritardo nel loro arrivo in India, presenteremo il risultato del nostro lavoro senza le loro testimonianze. Eventualmente potremmo più tardi inviare un supplemento di inchiesta''.

Di fronte alla indisponibilità dei fucilieri a recarsi a New Delhi per testimoniare, la Nia ha chiesto al ministero dell'Interno e alla Procura indiani un parere sull'atteggiamento da tenere. Ma le fonti consultate dal giornale hanno insistito che ''abbiamo registrato le dichiarazioni di 50 testimoni e vi sono già quindi sufficienti prove indiziarie e legali per blindare questo caso''.

Il ministro della Difesa, Mario Mauro in risposta alle dichiarazioni del Governo indiano sulla vicenda di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. "Nel colloquio con le autorità indiane i nostri fucilieri si attengono alle regole precise dettate dal fatto di essere militari. Le risposte che forniscono alle autorità indiane sono in ragione del fatto che sono militari. Non c'è un rifiuto, non è un rifiuto il fatto che gli altri fucilieri di marina non si recheranno in India perché e' la legge indiana che prevede altre modalità per rendere testimonianza in casi di questo genere".

sabato 23 marzo 2013

Caso marò e la mancata diplomazia italiana

Dopo la vicenda dei marò romanzata dal ministro Terzi. Rimangono in Italia.. devono partire…. l’aereo è pronto al decollo..... C’è la netta sensazione che sul caso marò il governo dei tecnici e la sua diplomazia abbia perso la strada della ragione e delle minime idee legate alla diplomazia e all’arre diplomatica.

Infatti è incredibile che il governo abbia rimandato in India i marò. Prima aveva deciso di tenerli in Italia, dove erano rientrati grazie a un permesso elettorale di quattro settimane concesso dagli indiani.
I due militari sono stati accompagnati dal sottosegretario agli Esteri, Staffan De Mistura. «La parola data per un italiano è cosa sacra» ha esordito De Mistura, dopo che per un anno gli indiani ci hanno presi a pesci in faccia.

«La decisione di sospendere il ritorno era basata sul silenzio indiano a una nostra richiesta chiara: la corte non può nemmeno contemplare una pena capitale. Abbiamo ricevuto oggi una dichiarazione scritta, sia sul trattamento dei marò, che su questa questione», ha continuato il sottosegretario. In pratica l'India ci assicura che non manderà Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sul patibolo e noi ringraziamo rimandandoli indietro: «Manteniamo la parola, ma restiamo fermi sulla posizione che vanno giudicati in Italia e che chiediamo un arbitrato internazionale. Tornano a Delhi, ma in ambasciata come uomini liberi di circolare.

Una decisione difficile ma onorevole». E forse un po' folle rispetto a quella dell'11 marzo, quando è stata annunciata con tanto di note ufficiali al governo indiano, che i marò restavano in Italia.

A New Delhi tirerà un respiro di sollievo l'ambasciatore Daniele Mancini, che la Corte suprema aveva bloccato e voleva punire per l'aver firmato sul rientro dei marò. Le famiglie dei marò hanno spiccicato poche parole, frastornate: «Una cosa troppo grande» e «morale a zero».
I fucilieri di Marina hanno aderito a tale valutazione". Il sottosegretario De Mistura precisa che il governo indiano ha garantito che non ci sarà la pena di morte nei confronti dei due militari italiani. Poi precisa: "La parola data da un italiano è sacra: noi avevamo sospeso" il loro rientro "in attesa che New Delhi garantisse alcune condizioni". E la battaglia per il rispetto del diritto internazionale? Nel cestino.

La vicenda dei marò "sta sempre più assumendo i toni di una farsa". A sostenerlo è il Capo di Stato Maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, il quale auspica che "si concluda quanto prima" e che i due militari italiani "siano al più presto riconsegnati alla giurisdizione italiana". In una nota il Capo di Stato Maggiore della Difesa, "a nome ed insieme a tutto il personale delle Forze Armate, si stringe affettuosamente ai nostri Fucilieri di Marina, Latorre e Girone, ammirandone l'esempio, il coraggio, la disciplina e il senso dello Stato".

Le autorità giudiziarie indiane hanno disposto la costituzione di un tribunale ad hoc per esaminare il caso dei due marò ritornati ieri a New Delhi. E’ quanto hanno riferito i media indiani. L'Alta Corte di New Delhi ha emanato ieri sera un'ordinanza per formare uno speciale organo giudicante come stabilito nella sentenza della Corte Suprema del 18 gennaio. La decisione è stata presa dopo l'autorizzazione del ministro della Giustizia.

Il governo indiano non ha dato al governo italiano "nessuna garanzia" sulla sentenza che sarà pronunciata dal tribunale ad hoc istituito dalla Corte suprema di New Delhi sul caso dei due marò italiani. Così il ministro della Giustizia indiano, Ashwani Kumar, in un'intervista all'emittente Tv Ibn, la Cnn indiana.


Comunque l’Italia ha fatto una pessima figura sul piano internazionale, infatti è palese che oltre alla parola disattesa il governo, il inistro dehli esteir ha sottovalutato la reazione del governo indiano e le possibili conseguenze.  Pacta sunt servanda. Cosi’, in latino, il politologo Edward Luttwak ha commentato in un’intervista al Corriere della Sera la decisione italiana di non far tornare in India i marò: “I patti si rispettano, l’episodio compromette la credibilità del Paese”.

domenica 17 marzo 2013

Caso marò: decisione politica tardiva e poco diplomatica



Tensione ancora molto alta fra India e Italia sul caso dei marò. Ieri la Corte suprema indiana ha invitato l'ambasciatore italiano, Daniele Mancini a non lasciare il Paese e a fornire una spiegazione, entro il 18 marzo, sul mancato rientro in India dei due marò, accusati di aver ucciso due pescatori indiani.

La Corte suprema indiana può ''teoricamente ordinare l'arresto'' dell'ambasciatore d'Italia Daniele Mancini ritenendolo responsabile del non ritorno dei marò in India. Lo sostiene Harish Salve, l'avvocato che fino all'11 marzo ha difeso gli interessi italiana per poi rinunciare in disaccordo con la decisione di Roma.

Intervistato nel programma 'Devil's Advocate' della tv CNN-IBN, Salve, che non ha condiviso la decisione di trattenere in Italia Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, ha sostenuto che Mancini non rispettando la dichiarazione giurata depositata presso la Corte Suprema si e' reso responsabile di ''oltraggio alla Corte''.

Secondo Salve l'ambasciatore non potrebbe far valere una immunità diplomatica perché ''la nostra Costituzione stabilisce che tutti agiscano in aiuto e secondo gli orientamenti della Corte Suprema''.

Dopo essersi detto certo che i giudici del massimo tribunale ''agiranno'' nei confronti di Mancini (una udienza e' stata fissata per domattina a New Delhi, ndr.), Salve ha ribadito che ''teoricamente'' il diplomatico potrebbe ''andare in prigione''.

Sul piano pratico, ha concluso, ''dipende da come (i giudici) vorranno regolarsi con lui. Ma possono, se vogliono, mandarlo in carcere''
Pacta sunt servanda. Cosi’, in latino, il politologo Edward Luttwak commenta in un’intervista al Corriere della Sera la decisione italiana di non far tornare in India i marò: “I patti si rispettano, l’episodio compromette la credibilità del Paese”.

“E’ mille volte peggio del caso Ruby – spiega l’analisi di geopolitica – E’ inutile che il governo Monti adotti patetiche scuse giuridiche, quei marinai devono tornare in India. Spero che il presidente della Repubblica intervenga e rovesci la decisione del governo ristabilendo il rispetto delle regole base della vita internazionale”.

“Facciamo un passo indietro – aggiunge al Corriere della Sera – il governo italiano ha chiesto agli indiani di rilasciare i due marò e i giudici hanno detto di sì. La corte del Kerala aveva stabilito una cauzione molto alta ma la Corte Suprema ha detto che i marinai dovevano essere rilasciati perché lo Stato italiano garantiva per loro, dava la sua parola. Se la cauzione fosse stata pagata allora il non ritorno dei marinai poteva avere conseguenze diverse perché’ i soldi potevano essere considerati una sorta di riscatto. Ma così non c’è scampo”.

Agendo in questo modo, aggiunge Luttwak, “il governo italiano ha compromesso lo Stato italiano, la sua credibilita”. La scelta ha conseguenze anche sull’ambasciatore italiano in India: “Per questa Corte suprema se l’Italia non rida’ indietro i marinai si mette fuori dalla legge. Siccome lo Stato è fuorilegge non esiste più l'immunità’ per l’ambasciatore perché’ rappresenta un Paese illegale”.

L'India sta valutando l’ipotesi di ridimensionare la sua missione diplomatica in Italia. Ieri New Delhi ha bloccato l’arrivo a Roma dell’ambasciatore indiano designato, Basant Kumar Gupta. La decisione "è di fatto una riduzione della missione diplomatica a Roma", ha detto oggi all’Ansa una fonte autorevole indiana. Sempre ieri un portavoce del ministero degli Esteri indiano, Syed Akbaruddin, ha dichiarato alla stampa che l’India sta riconsiderando "l’intera gamma dei nostri rapporti" con l’Italia, sottolineando che Roma dovrebbe rispettare gli accordi sottoscritti dal suo ambasciatore con le autorità giudiziarie indiane.

L’Unione europea "prende nota delle discussioni in corso fra Italia e India" sul caso dei due militari italiani "e continua a sperare che una soluzione accettabile reciprocamente possa essere trovata attraverso un negoziato". È quanto dichiara a Bruxelles la portavoce dell’alto rappresentante per la Politica estera dell’Unione europea