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sabato 12 maggio 2018

Per l'egemonia nel medio oriente è scontro Iran-Israele



Sale la tensione in Medio Oriente fra Israele e Iran dopo la decisione degli Stati Uniti di uscire dall’accordo sul nucleare con Teheran. Si teme lo scoppio di un conflitto dalle proporzioni immani, che avrebbe come scenario di guerra la già martoriata Siria, dove Israele punta a rovesciare il regime nemico di Bashar Al Assad protetto invece dall’Iran. Nelle ultime ore si sono viste reciproche provocazioni.

Molti analisti attribuiscono la tensione crescente tra Israele e Iran al ritiro degli Stai Uniti dall'accordo sul nucleare annunciato da Trump giorni fa. I germi dello scontro dietro al recente 'attacco dì in Siria, esistevano già. A sostenerlo nella sua interessante tesi, Lina Khatib sulle pagine del Guardian, in cui spiega che la decisione degli Stati Uniti sul Jcpoa, già critici dell'intesa, è arrivata in un momento in cui il contrasto era già in corso.

Fino a che mancherà un progetto concreto d'intervento in Siria da parte degli Usa e degli alleati occidentali, continua Khatib, Israele e Iran non smetteranno di sfidarsi. Il controllo della terra di Assad per l'Iran è cruciale per mantenere l'egemonia nel Levante ovvero il corridoio sciita che collega l'Iran al mediterraneo passando per Iraq, Siria e Libano dove è sempre più forte il dominio di Hezbollah, la milizia-partito dopo il recente successo alle legislative.

Le immagini diffuse dall'esercito israeliano mostrano i siti militari controllati dall'Iran in Siria, per chiarire "di non tollerare la minaccia armata di Teheran vicino ai propri confini". Le basi corrispondono ad un'area a nord di Damasco tra Palmira e Deir el Zor a circa 700 chilometri da Gerusalemme.

Il pretesto di Israele per la risposta armata, ovvero un attacco da parte di Teheran con 20 missili nelle alture del Golan, è un ennesimo di una lunga serie. Simbolico il pezzo di drone iraniano, abbattuto dalle forze israeliane, sollevato da Netanyahu durante la conferenza sulla sicurezza a Monaco lo scorso febbraio.

E poi ancora l'attacco alla base aerea T4 in Siria nella provincia di Homs, il 9 aprile condotto dall'esercito israeliano, secondo Russia, Iran e Siria in cui sono morti 7 iraniani. Alla fine dello stesso mese, il raid contro la Brigata 47, le truppe pro-assad, 26 i morti quasi tutti iraniani. per l'Osservatorio dei diritti umani è molto probabile che si sia trattato di nuovo dell'intervento delle forze israeliane.

In Medio Oriente a guidare il gioco non sono gli Stati Uniti ma Israele. Sono stati gli israeliani a scatenare la tensione e Trump, per ovvie ragioni di tenuta interna, non può che seguirli. In pratica Israele ha aperto le ostilità sapendo perfettamente che Trump non potrà non intervenire al fianco di Tel Aviv in una guerra contro l’Iran dalle proporzioni che potrebbero essere enormi. Israele del resto ha già attaccato le postazioni iraniane in Siria, e sarà proprio il territorio siriano il terreno dello scontro. Per altro Israele ha motivato gli attacchi a scopo preventivo per scongiurare di essere a sua volta attaccato dall’Iran. Ma non esistono prove che Teheran voglia attaccare. Piuttosto è Israele a voler cacciare gli iraniani dalla Siria, qui di prove ce ne sono tante.

Siamo ancora nel campo delle ipotesi. Ma le affermazioni di un alto funzionario del Cremlino riguardo la Russia e la Siria vanno comunque prese in considerazione per comprendere le mosse del Cremlino nei confronti dell’escalation fra Iran e Israele.

Come scrive Reuters, secondo il quotidiano Izvestia, che cita Vladimir Kozhin assistente di Vladimir Putin, la Russia non è in trattative con il governo siriano per la fornitura di missili terra-aria S-300 e non pensa che siano necessari. Una notizia che, arrivata dopo la visita del premier israeliano Benjamin Netanyahu a Mosca e l’incontro con il presidente russo, assume un particolare significato.

Il mese scorso, la Russia, dopo gli attacchi alla Siria, aveva detto di essere pronta a fornire immediatamente il nuovo sistema al governo siriano. Il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, in un incontro successivo ai raid occidentali e israeliani, aveva sostenuto che Mosca non aveva più alcuna reticenza a fornire alla Siria questo supporto fondamentale per la protezione del suo spazio aereo. E quelle frasi furono duramente condannate dal governo israeliano, che considera da sempre la consegna di questo sistema come un pericolo per la sua libertà di manovra nei cieli siriani.

I commenti di Kozhin, che devono chiaramente essere confermati poi dalla realtà dei fatti, suggeriscono che le pressioni di Israele sulla Russia stanno avendo dei buoni risultati. “Per ora, non stiamo parlando di consegne di nuovi sistemi” ha detto Kozhin al quotidiano russo. Ma c’è una postilla a queste dichiarazioni che va presa in considerazione. Il consigliere di Putin ha infatti ricordato che l’esercito siriano ha già “tutto il necessario”.

Israele ha compiuto ogni genere di sforzo per persuadere Mosca a non vendere gli S-300 in Siria. Questo sistema, di fatto, ostacolerebbe (o renderebbe quasi impossibile) all’aviazione israeliana il colpire le postazioni iraniane, siriane o di Hezbollah. L’ombrello sulla Siria non riuscirebbe a garantire l’incolumità dei piloti israeliani. Ma soprattutto metterebbe la parola “fine” alla superiorità aerea di Israele sulla regione.

L’attacco di giovedì mattina, in cui Israele ha dichiarato di aver distrutto quasi tutta l’infrastruttura militare iraniana in Siria, con il sistema S-300 russo sarebbe stato praticamente impossibile. Il sistema missilistico, originariamente sviluppato dall’esercito sovietico, abbatte aerei militari e missili balistici a corto e medio raggio. E questo complicherebbe notevolmente i piani di Israele.

Attualmente, come riporta l’agenzia Reuters, “la Siria fa affidamento su una miscela di sistemi antiaerei meno avanzati di fabbricazione russa per difendere il proprio spazio aereo”. Ma sono comunque sistemi che stanno dando dei risultati discreti, visto che i recenti attacchi contro molte postazioni siriane hanno ricevuto una pronta risposta da parte della contraerea di Damasco.

La decisione del Cremlino, se confermata, potrebbe essere fondamentale per capire le prossime mosse di Putin in Siria. Probabilmente, il vertice di Mosca fra lui e Netanyahu è stato dirimente. I raid israeliani hanno dato una svolta alla guerra e la Russia ora deve riuscire nel difficile intento di mediare fra i desiderata di Israele e dell’Iran. Che seguono due linee diametralmente opposte.

La Russia ha un solo obiettivo: proteggere la Siria, Bashar al Assad e la sua presenza in territorio siriano. Non vuole entrare nella questione fra Teheran e Tel Aviv. E, se non consegnerà gli S-300 a Damasco, probabilmente ha preteso delle garanzie. Ora bisognerà capire fino a che punto le garanzie israeliane siano convincenti e, soprattutto, fino a che punto gli iraniani siano concordi con Mosca.



martedì 1 ottobre 2013

Bashar al Assad: volontà eliminare armi chimiche'



Intervista eslusiva di RaiNews24
"Non si tratta della risoluzione Onu ma della nostra volontà di eliminare le armi chimiche".

E' quanto ha detto il presidente siriano Assad in un'intervista a Rai News 24. "Abbiamo aderito all'accordo internazionale contro le armi chimiche prima della risoluzione", ha aggiunto. "Siamo pronti all'eventualità di una Conferenza di pace Ginevra 2 ma non possiamo decidere chi guiderà la nostra delegazione fino a quando non conosceremo contesto e criteri sui quali si baserà la Conferenza". "Se i ribelli sono armati non sono opposizione ma terroristi e quindi non possiamo discutere con i teroristi e con al Qaeda".

"Non abbiamo riserve sull'accordo sulle armi chimiche. Il nostro compito è fornire dati e agevolare la procedura, ma i problemi sono di aspetto tecnico: come raggiungere quei luoghi in presenza di terroristi pronti a porre qualunque ostacolo e come sbarazzarsi di quei materiali". "Non abbiamo usato noi i gas ma i terroristi".

E' quanto ha detto il presidente siriano Assad in un'intervista a RaiNews24, aggiungendo:"E' inaccettabile il dispiegamento di una forza internazionale di interposizione perché non funzionerebbe, non ci sono due Paesi in lotta". "La Ue parla di aiuti ma poi impone l'embargo".

"Quando c'è una tempesta, non si abbandona la nave, la mia missione è di portarla in porto, non di abbandonarla" Lo ha detto il presidente siriano Assad nell'intervista a RaiNews24.

Assad ha parlato anche del futuro: "Se abbandonare il mio incarico migliorasse la situazione, lo farei, ma devo restare al mio posto". Quanto alle elezioni del 2014, "deciderò alla vigilia se ricandidarmi: se capirò che il popolo lo vorrà, lo farò". "Dopo questa crisi potremo costruire una Siria di gran lunga migliore a quella precedente, l'unica opzione rimasta è difendere il Paese e liberarci dei terroristi e della loro ideologia".

lunedì 9 settembre 2013

Siria: da Mosca spiragli di pace



Arrivano da Mosca i primi spiragli di una soluzione alla crisi siriana. È infatti la Russia a portare avanti una nuova iniziativa diplomatica tesa a sventare un attacco militare Usa in Siria. La proposta è quella di mettere sotto controllo internazionale gli armamenti chimici siriani. Una soluzione che Damasco sembra, almeno per il momento accettare, anche se i ribelli hanno accusato il regime di Bashar al Assad e il suo alleato russo di mentire su questa nuova misura di protezione. In serata gli Stati Uniti accolgono (almeno in parte) la mediazione: «Esamineremo approfonditamente la proposta russa sulle armi chimiche in mano al regime siriano», ha detto Tony Blinken, vice consigliere nazionale alla sicurezza della Casa Bianca. Anche se i toni della consigliera alla sicurezza nazionale Susan Rice sono durissimi spiegando che non ci sono alternative all'attacco armato: «L'azione militare contro Damasco non sarà un'altra guerra», ma un attacco limitato. Intanto, come fa sapere un portavoce, il capo del Dipartimento di Stato Usa, John Kerry, ha avuto un contatto telefonico con il ministro degli Esteri russo Lavrov proprio sul tema del controllo delle armi chimiche in Siria.

Il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, ha chiesto all'alleato regime di Bashar al-Assad di aderire all'Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (Opac) e di permettere all'Onu di mettere sotto controllo i suoi arsenali chimici in vista di una loro distruzione. La richiesta è stata avanzata al capo della diplomazia siriana, Walid Muallem, in visita a Mosca, e Lavrov ha auspicato una risposta «rapida e positiva». Lavrov ha anche offerto la disponibilità russa a collaborare per mettere sotto controllo le armi chimiche siriane, «se questo servirà a evitare un attacco militare». Una proposta che stata accolta con favore da Damasco. «La Siria accoglie con favore l'iniziativa russa, basata sull'attenzione del governo siriano per la vita del suo popolo e la sicurezza del suo Paese», ha dichiarato Muallem. «Assad potrebbe evitare un attacco consegnando le sue armi chimiche alla comunità internazionale entro la settimana prossima», lo ha detto il segretario di Stato Usa John Kerry, aggiungendo tuttavia che il presidente siriano «non sembra sul punto di farlo». E' questa la dichiarazione più importante di Kerry al termine del colloquio a Londra con il ministro degli Esteri britannico Hague.

Assad potrebbe evitare un attacco consegnando le sue armi chimiche alla comunità internazionale entro la settimana prossima". Lo dice al presidente siriano il segretario di Stato Usa. "Le armi chimiche in Siria sono sotto il controllo di Assad, del fratello Mahar e di un altro generale",dice Kerry. "La soluzione alla crisi non è sul campo di battaglia, dobbiamo arrivare al negoziato", aggiunge, sottolineando tuttavia che la via pacifica è stata perseguita per anni. Dopo la proposta di Mosca sulle armi chimiche, telefonata tra Kerry e il ministro degli Esteri russo, Lavrov.

La proposta di Mosca è arrivata sulla scia delle nuove dichiarazioni statunitensi. «Assad potrebbe evitare un attacco consegnando le sue armi chimiche alla comunità internazionale entro la settimana prossima», ha detto infatti il segretario di Stato Usa John Kerry, aggiungendo tuttavia che il presidente siriano «non sembra sul punto di farlo». E' questa la dichiarazione più importante di Kerry al termine del colloquio a Londra con il ministro degli Esteri britannico Hague. Gli Stati Uniti continuano così il lavoro di persuasione del popolo americano: il pericolo per le armi chimiche non è solo per i civili siriani, ma anche per «i soldati e i diplomatici americani nella regione e potenzialmente per i cittadini in patria». La necessità di intervenire si fa sempre più urgente perché, ha spiegato ancora la Rice «solo Damasco ha la capacità di usare armi chimiche sulla scala che abbiamo visto il 21 agosto. Se non lo affrontiamo, lo farà di nuovo. Questa possibilità porta il conflitto in Siria a un livello interamente nuovo».

Da parte sua Assad ha replicato indirettamente alla proposta di Kerry: «Se ci sarà un attacco contro la Siria, aspettatevi risposte a tutto campo, perché non siamo l'unico attore nella regione», ha detto il presidente siriano alla Cbs. Assad ha poi negato che il regime sia dietro agli attacchi di gas nervino e ha sostenuto come le forze governative siano state esse stesse prese di mira dall'uso di armi chimiche.

Chiarimenti sono arrivati anche dal Ministro degli esteri inglese, William Hague, che ha spiegato come non ci sia nessuna differenza di visione strategica tra Gran Bretagna e Usa, anche se uno Stato parteciperà al possibile intervento militare contro il governo siriano, mentre l'altro no. La posizione della Gran Bretagna sull'intervento in Siria dopo il voto in Parlamento è chiara, ma «obiettivi e sforzi con gli Stati Uniti restano allineati» ha detto infatti Hague durante la conferenza stampa congiunta con il segretario di Stato Usa. Gli Stati Uniti hanno il «totale sostegno diplomatico», della Gran Bretagna sulla Siria ha aggiunto Hague.

«Il nostro legame è più forte di un voto» ha replicato Kerry rispetto alla cosiddetta «special relationship» che lega Londra e Washington, alla luce proprio del voto al parlamento britannico che ha escluso il coinvolgimento di Londra nell'azione in Siria.
«La soluzione politica resta la soluzione ultima per la fine del conflitto in Siria», che non si può concludere con un'azione militare, ha precisato il segretario di Stato Usa, sottolineando tuttavia che la strada della soluzione politica «è stata perseguita per anni». «I rischi che comporta non agire (in Siria) sono maggiori di quelli di un'azione» ha aggiunto Kerry.

E sulla questione è tornato il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon che durante una conferenza stampa ha dichiarato: «Se le armi chimiche sono state usate in Siria, la comunità internazionale deve fare qualcosa». Il segretario del Palazzo di Vetro ha anche comunicato di non aver ancora ricevuto la relazione degli esperti sulle armi chimiche e ha sottolineato nuovamente «l'imbarazzante paralisi del Consiglio di Sicurezza sulla Siria» e sta già considerando diverse proposte da fare ai Quindici quando riceverà il rapporto del team di esperti Onu.

Il capo dell'Esercito libero siriano, Selim Idriss, ha accusato il regime di Bashar Al Assad e il suo alleato russo di mentire, dopo che Damasco ha accettato di mettere sotto controllo internazionale il proprio arsenale chimico, dietro proposta di Mosca. In un'intervista alla tv Al Jazira, Idriss invita l'Occidente ad attaccare e avverte: "Il regime dice bugie e Putin è il suo maestro di menzogne".

martedì 27 agosto 2013

Siria: 'tre giorni di raid' Nbc, si colpirà da giovedì




La notizia dell'attacco diffusa dalla Nbc, ma il presidente Barack Obama non ha preso una decisione su eventuali azioni militari.

La crisi siriana sta spingendo le varie diplomazie internazionali a schierarsi, spinte dalle dure parole del segretario di Stato John Kerry nei confronti del regime di Assad. E da Londra arrivano segnali di un imminente attacco occidentale alla Siria

''A fronte di ogni tentativo di colpirci, risponderemo e risponderemo con forza''. Lo ha detto il premier Benyamin Netanyahu riferendosi alla tensione in Siria. ''Lo stato di Israele è pronto - ha aggiunto - ad ogni scenario''. Netanyahu ha detto anche che Israele non ''è parte alla guerra civile in Siria''.

La Francia non ha nessun dubbio sul fatto che un attacco chimico sia avvenuto in Siria e che sia stato sferrato dalle forze di Assad. Lo dicono fonti diplomatiche di Parigi, aggiungendo che "è inaccettabile" e "la Francia non verrà meno alle sue responsabilità per rispondere".

Una serie di attacchi limitati contro la Siria in rappresaglia per l'uso di armi chimiche potrebbero essere lanciati "a partire da giovedì". Lo ha detto alla Nbc una fonte dell'amministrazione Usa. "Tre giorni di raid" sarebbero limitati nell'obiettivo e mirati a mandare un messaggio al regime di Damasco, ha detto la fonte.

Le potenze occidentali hanno detto all'opposizione siriana di attendere un attacco nei prossimi giorni. Lo riferiscono alla Reuters fonti che hanno partecipato ad un meeting con la coalizione nazionale siriana.

La Lega Araba denuncia: Il regime di Bashar al Assad "ha la piena responsabilità" per l'uso di armi chimiche in Siria, e il Consiglio di sicurezza Onu deve "superare le divergenze e adottare misure dissuasive".

Hagel, a Obama opzioni per tutte evenienze - ''Abbiamo spostato gli asset per essere in grado onorare e assecondare qualsiasi opzione il presidente'' decidesse di seguire. Lo afferma il segretario alla difesa, Chuck Hagel, in un'intervista alla Bbc, sottolineando che sono state offerte al presidente ''le opzioni per tutte le evenienze''.

'La comunità internazionale deve rispondere'' al presunto attacco chimico in Siria. Ne 'è convinto il premier britannico David Cameron, fa sapere un portavoce di Downing Street. ''Qualsiasi decisione deve essere presa rigorosamente in un ambito internazionale. Qualsiasi uso di armi chimiche è completamente e assolutamente aberrante e la comunità' internazionale deve rispondere'', ha dichiarato il portavoce di David Cameron. Le forze armate britanniche stanno mettendo a punto un piano di emergenza nell'eventualità di una risposta militare al presunto attacco chimico in Siria. Lo fa sapere Downing Street.

Bonino, Italia non parteciperà al di fuori Onu - "L'Italia non prenderebbe parte a soluzioni militari al di fuori di un mandato del Consiglio di sicurezza dell'Onu". Lo ha detto il ministro degli Esteri Emma Bonino alle Commissioni Esteri congiunte. Per l'Italia un mandato del Consiglio di sicurezza dell'Onu è "l'unico quadro di riferimento giuridico" per un intervento militare contro la Siria, ha detto il ministro degli Esteri, spiegando il no dell'Italia a intervenire senza un via libera dei 15.

Una riunione a livello ministeriale dei Paesi "Amici della Siria" e dell'opposizione siriana si terrà il 4 settembre. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Emma Bonino, senza precisare il luogo dell'incontro.

Il Dipartimento di Stato Usa ha annunciato che sarà rinviato l'incontro previsto con la Russia domani, 28 agosto. La decisione è messa in relazione alla necessità di elaborare una risposta adeguata all'uso delle armi chimiche in Siria.

L'incontro rinviato era in programma per domani a L'Aia tra i diplomatici di Stati Uniti e Russia. Si puntava a discutere il progetto di una conferenza di pace per porre fine alla guerra civile in Siria. Un alto funzionario del Dipartimento di Stato Usa ha però annunciato il rinvio a causa delle ''consultazioni in corso per trovare una risposta appropriata dopo l'attacco con armi chimiche in Siria, il 21 agosto''. L'incontro più in dettaglio doveva essere tra Wendy Sherman, sottosegretario per gli affari politici al Dipartimento di Stato, l'ambasciatore degli Stati Uniti in Siria Robert Ford, e i ministri russi Gennady Gatilov e Mikhail Bogdanov. ''Lavoreremo con i nostri colleghi russi per riprogrammare l'incontro'', ha detto l'alto funzionario, aggiungendo che l'uso recente di sostanze chimiche nel paese dimostra la necessità di arrivare ad una soluzione politica definitiva e duratura per porre fine allo spargimento di sangue in Siria.

E tra i favorevoli ad un intervento militare (Usa, Gran Bretagna, Francia, Arabia Saudita) si aggiunge anche la Turchia che per bocca del ministro degli Esteri, Ahmet Davutoglu, ha definito un «crimine contro l'umanità» a cui va data «risposta» il presunto attacco lealista con armi chimiche del 21 agosto alla periferia est di Damasco, e ha ammonito che per la comunità internazionale si tratta di un «test» vero e proprio. «Questo è un crimine contro l'umanità, e un crimine contro l'umanità non deve rimanere senza risposta», ha insistito Davutoglu. «Ciò che occorre sia fatto, va fatto», ha avvertito. Lunedì lo stesso ministro aveva affermato che la Turchia

Mosca si rammarica per la decisione degli Usa di cancellare l'incontro bilaterale russo-americano per la discussione della convocazione della conferenza di pace sulla Siria: lo ha twittato il viceministro degli esteri Ghennadi Gatilov. L'incontro era previsto domani all'Aia ma Washington ha comunicato la decisione di rinviarlo.

Il dipartimento di Stato Usa, riferisce Itar-Tass, ha deciso di rinviare l'incontro perchè sono in corso consultazioni sulla risposta adeguata all'attacco con l'uso di armi chimiche. ''L'elaborazione dei parametri per la soluzione politica in Siria sarebbe molto utile proprio ora in cui su questo Paese incombe un'azione militare'', si legge nell'account twitter di Gatilov, che esprime rammarico per la cancellazione dell'incontro.

Gli ispettori dell'Onu sull'uso di armi chimiche non si sono potuti recare oggi in una località vicino a Damasco dove volevano accedere a causa di un mancato accordo tra diversi gruppi ribelli, ha affermato il ministro degli Esteri siriano Walid al Moallem.

Si potrebbe tenere domani una riunione del Consiglio di sicurezza dell'Onu sulla situazione in Siria. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Emma Bonino alle Commissioni congiunte, aggiungendo che esiste una proposta in tal senso "di cui attendiamo conferma". La Nato discuterà del caso Siria giovedì, a Bruxelles. Lo ha riferito il ministro degli esteri Emma Bonino.

Iran, attacco avrebbe gravi conseguenze in Mo - L'Iran, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri, ha ribadito che un attacco alla Siria avrebbe ''gravi conseguenze'' in ''tutta la regione mediorientale''. Serve una ''soluzione politica'' alla crisi siriana e ha espresso la speranza di Teheran che i ''leader europei'' prendano ''sagge decisioni'' evitando l'attacco.

Il portavoce, Abbas Araqchi, ha precisato che le "gravi conseguenze" sarebbero provocate da "qualsiasi azione militare" contro la Siria e ha sottolineato che questo è il momento di essere cauti per evitare che la situazione vada "fuori controllo": uno sviluppo, ha detto il portavoce iraniano, "che speriamo non accada". Teheran comunque, ha annunciato Araqchi, farà "del suo meglio" per evitare un conflitto e "speriamo che tutti tornino indietro" alla ricerca di una "soluzione politica".

Siria: Russia, aggirare Onu conseguenze catastrofiche - Per la Russia i tentativi di aggirare il Consiglio di Sicurezza Onu “creano per l’ennesima volta pretesti artificiali infondati per un intervento militare nella regione, gravidi di nuove sofferenze in Siria e conseguenze catastrofiche per Medio Oriente e Nord Africa Nord”. Lo dichiara oggi Alexander Lukashevich, portavoce del Ministero degli Esteri russo.

Riguardo alle prove ''inconfutabili'' sull'uso da parte del regime di Damasco di armi chimiche di cui gli Stati Uniti sarebbero in possesso secondo quanto dichiarato ieri dal segretario di Stato americano John Kerry, queste secondo Lukashevich ''non sono state tuttavia ancora presentate''. Ieri in una telefonata con il premier britannico David Cameron, il presidente russo Vladimir Putin aveva affermato che a suo avviso ''non ci sono ancora prove che l'attacco del 21 agosto sia stato opera delle forze di Assad''.

L'Egitto mette in guardia contro nuovi spargimenti di sangue come in "Libia, Iraq e Afghanistan, e invita le parti alla saggezza e a trovare una soluzione politica al conflitto in Siria.