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venerdì 27 luglio 2018

E' la notte in rosso, con Luna e Marte. L’eclissi di Luna più lunga del secolo





E' l'eclissi totale di Luna più lunga del secolo. Il nostro satellite si tinge di rosso sangue, mentre Marte è all'opposizione e in congiunzione con la Luna eclissata. Un doppio spettacolo visibile a occhio nudo in Italia e nel resto d'Europa ma anche in Asia, Australia, Antartide, Africa, Medio Oriente, nell'Oceano Pacifico Atlantico e in America del Sud.

Ricordiamo che un'eclissi di Luna si ha quando la nostra Terra si mette in mezzo fra il Sole e la Luna stessa, oscurandola. Il nostro satellite infatti non emette luce propria, ma riflette piuttosto bene quella solare. Per avere un'eclissi occorre anche che Sole, Terra e Luna siano sullo stesso piano, cosa che può capitare solo un paio di volte all'anno: la Luna infatti ha un'orbita inclinata attorno alla Terra e noi attorno al Sole. Altrimenti avremmo una eclissi ogni mese.

La Luna sorge pochi minuti prima delle 21, ora locale italiana, verso sud est. La fase di totalità si verifica tra le 21 e 30 e le 23 e 13, mentre il massimo dell'eclissi, ovvero il maggiore oscuramento della Luna, è alle 22 e 22. "La Luna - spiega Marco Galliani dell'Inaf - dopo l'uscita dalla totalità, attraverserà il cono di penombra per emergerne definitivamente e segnare così la fine dell'eclissi all'1 e 30 della mattina del 28 luglio". E' un "appuntamento imperdibile con una eclissi totale di Luna davvero super - aggiunge il ricercatore - la sua fase di totalità sarà infatti la più lunga tra tutte le eclissi di luna che si verificheranno in questo secolo, durando ben un'ora e 43 minuti".

E' la notte in rosso, la più ricca di eventi astronomici dell'anno, con  l'eclissi totale di Luna più lunga del secolo, della durata di un'ora e 43 minuti a partire dalle 21.30, e la grande opposizione di Marte, la più spettacolare dal 2003. Mentre la Luna si tinge di rosso per l'eclissi, il pianeta rosso appare nel cielo più grande del 10%.

Marte, che nelle ultime ore ha fatto parlare di sé per la scoperta italiana del suo primo lago di acqua liquida sotto i suoi ghiacci, si trova nella posizione esattamente opposta al Sole rispetto alla Terra e  il 31 luglio, sarà alla minima distanza dal nostro Pianeta, pari a 57.590.630 chilometri.

A tingere di rosso la Luna è invece la sua posizione rispetto alla Terra: quest'ultima si trova tra il Sole e la Luna e proietta sul satellite un cono d'ombra. La fase totale dell'eclissi, durante la quale la Luna èintegralmente immersa nell'ombra, è prevista tra le 21:30 e le 23:13 ed è ben visibile in tutta Italia. Il massimo è previsto alle 22:22 e lo spettacolo si concluderà all'1:30 della notte del 28 luglio.

La Luna sorge pochi minuti prima delle 21, ora locale italiana, verso sud est. La fase di totalità si verifica tra le 21 e 30 e le 23 e 13, mentre il massimo dell'eclissi, ovvero il maggiore oscuramento della Luna, è alle 22 e 22. "La Luna - spiega Marco Galliani dell'Inaf - dopo l'uscita dalla totalità, attraverserà il cono di penombra per emergerne definitivamente e segnare così la fine dell'eclissi all'1 e 30 della mattina del 28 luglio". E' un "appuntamento imperdibile con una eclissi totale di Luna davvero super - aggiunge il ricercatore - la sua fase di totalità sarà infatti la più lunga tra tutte le eclissi di luna che si verificheranno in questo secolo, durando ben un'ora e 43 minuti".

L'ultima cosa che ci resta capire è come mai l'eclissi, questa volta, sia così lunga. Dobbiamo fare mente locale sul fatto che la Luna gira intorno alla Terra, d'accordo, ma non in un'orbita proprio circolare, bensì un po' ellittica. Per questo motivo la distanza Terra-Luna varia tra i 363.104 chilometri e i 405.696: il primo punto è chiamato perigeo - più vicino alla Terra, in greco antico - l'altro apogeo. Questa sera sarà proprio all'apogeo, nel punto più lontano, e quindi, per le leggi scoperte dal grande astronomo Giovanni Keplero nel 1600, la Luna deve percorrere la sua orbita un po' più lentamente nel cielo: ecco quindi che il fenomeno ci metterà un bel 40 minuti in più della media, stabilendo il record del secolo.



lunedì 14 novembre 2016

Superluna a che ora si vede e perché



La notte tra il 14 e il 15 novembre la Luna sarà piena e al perigeo: ecco perché sarà la super Luna più grande degli ultimi 70 anni, e perché, anche questa volta, difficilmente ce ne accorgeremo. Anche se il termine è tutto fuorché scientifico, con l'espressione super Luna si intende la coincidenza del plenilunio con il momento di massimo avvicinamento alla Terra (perigeo).

Non è un evento raro (accade circa una volta all'anno) e neppure nefasto. Ma il 14 novembre 2016, quando il nostro satellite entrerà nella fase di Luna piena circa un paio d'ore dopo il perigeo, gli amanti del cielo notturno potranno assistere a una super Luna ancora più "super".

La chiamano Superluna. In realtà è sempre lei, il nostro satellite naturale che continua a ruotare regolarmente intorno alla Terra. Un termine non astronomico, per definire la coincidenza di una Luna piena con la sua minore distanza dalla Terra. Lunedì, soprattutto in serata, la vedremo più grande e luminosa del solito. E’ un fenomeno che si verifica con regolarità periodica, perché la luna non compie un’orbita attorno alla Terra perfettamente circolare, bensì ellittica, cioè un po’ allungata, ma questa sarà la più grande e luminosa degli ultimi 68 anni. Per vederne un’altra simile dovremmo aspettare altri 18 anni, fino al 2034.

L'effetto è un aumento delle dimensioni apparenti della Luna visto dalla Terra. Per stimare le dimensioni apparenti degli oggetti celesti in astronomia si usa il diametro angolare (o dimensione angolare) di un oggetto è la misura del suo diametro rispetto alla distanza dall'osservatore, sulla terra, secondo una formula matematica. A fini osservativi il diametro angolare si rivela molto più utile della semplice misura del diametro del corpo, perché fornisce una stima delle sue dimensioni apparenti o  "l'illusione lunare", ovvero l'effetto ottico che rende la Luna apparentemente più grande quando è vicina all'orizzonte rispetto a quando è alta nel cielo (una differenza che può arrivare al 300%). Secondo gli esperti la Luna diventerà piena circa due ore dopo il suo passaggio nel perigeo, risultando particolarmente grande e brillante.

L'associazione della Luna con le maree oceaniche ha portato a credere che in presenza di una superluna ci possa essere un rischio maggiore di eventi come terremoti ed eruzioni vulcaniche. Tuttavia, secondo gli scienziati, solo le maree potrebbero essere leggermente più ampie rispetto alla norma, senza comunque portare conseguenze evidenti.

Tempo permettendo potremo vedere la Luna al massimo come detto alle 21 circa, oltre tre ore dopo il suo sorgere alle 17.18. Ma sarà piena già dalle 14.52, ma non visibile perché sotto l'orrizzonte. Però al sud il maltempo potrebbe negare la visione, mentre è più probabilità di ammirarla invece al nord.

Un evento eccezionale, perché? L'orbita della Luna è ovoidale, vi sono periodi del suo ciclo in cui è più vicina o più lontana da noi, in più la dimensione dell'orbita muta leggermente nel tempo, quindi il perigeo non avviene ogni mese alla stessa distanza dalla Terra. Questo mese, la Luna raggiunge ufficialmente il perigeo alle 0.21 del mattino del 14 novembre ora italiana, quando si troverà a soli 356.508 chilometri dal nostro pianeta.

Attenzione l'occasione è unica perché la prossima volta in cui la Luna ci apparirà così grande e luminosa sarà il 25 novembre 2052, quando il nostro vicino celeste sarà a soli 356.424 chilometri di distanza.

Il 23 giugno 2013 si è avuta la più vicina e grande luna piena del 2013. E nel 2014 il fenomeno ha avuto la massima visibilità il 10 agosto, in coincidenza con la notte di San Lorenzo.

Una Luna piena al perigeo può risultare il 14% più grande e il 30% più brillante di una Luna piena in apogeo, ma non è sempre facile notare la differenza. La luminosità può essere schermata dalle nuvole o annullata dalle luci delle città; e senza riferimenti reali in cielo per "prendere le misure", anche il vantaggio in termini di diametro angolare (cioè la misura del suo diametro rispetto alla distanza dall'osservatore) rischia di perdersi. Una Luna molto vicina all'orizzonte e a punti di riferimento terrestri (come alberi o case), per esempio, risulta apparentemente molto grande anche se in apogeo, come si può vedere in queste foto di Super Lune di qualche tempo fa.


giovedì 24 marzo 2016

Luna: i poli si sono spostati miliardi di anni fa


La Luna ci mostra sempre la stessa faccia, grazie alla rotazione sincrona con la Terra. Ma uno studio appena uscito su Nature dimostra che 3.5 miliardi di anni fa lo scenario era molto diverso. La scoperta potrà aiutarci a indagare il passato del nostro satellite e del nostro pianeta, e forse anche a svelare l’origine dell’acqua che si trova sulle loro superfici. Questo  studio finanziato dalla NASA suggerisce che l’asse di rotazione deve essersi spostato di circa cinque gradi, a testimoniare il cambiamento sarebbe la presenza di ghiaccio in due posizioni perfettamente opposte dell’emisfero meridionale e settentrionale.

“La stessa faccia della Luna non ha sempre puntato verso la Terra“, ha dichiarato nel report Matthew Siegler, del Planetary Science Institute di Tucson, Arizona, autore dell’articolo pubblicato su Nature.
«Questa scoperta è sorprendente», ha detto Siegler. «Tendiamo a pensare che gli oggetti in cielo siano sempre stati come li osserviamo noi, ma in questo caso i dati ci mostrano che una superficie così familiare come la faccia a noi nota della Luna in passato era molto diversa. Miliardi di anni fa, il riscaldamento all’interno del nostro satellite ha fatto sì che la faccia rivolta verso di noi si spostasse verso l’alto, a causa di un cambiamento fisico dell’asse di rotazione. Sarebbe come se il polo sud terrestre si spostasse dall’Antartide all’Australia».

Sapevamo che il ghiaccio d’acqua esiste sulla superficie del nostro satellite solo nei crateri perennemente in ombra, mentre evaporerebbe nelle zone esposte alla luce diretta del Sole. Ma gli scienziati hanno analizzato i dati rilevati dagli strumenti nel corso di diverse missioni, come il Lunar Prospector, il Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), il Lunar Crater and Observation Sensing Satellite (LCROSS) e il Gravity Recovery and Interior Laboratory (GRAIL), notando una relazione nella distribuzione dei depositi di ghiaccio polari. Tali accumuli, infatti, non si trovano perfettamente ai poli ma risultano leggermente spostati, esattamente della stessa distanza ed in direzioni opposte, suggerendo che l’asse di rotazione in passato era inclinato rispetto a quello attuale. Questo significa che anticamente doveva esserci più ghiaccio successivamente evaporato a seguito del cambio di inclinazione, mentre l’unico sopravvissuto è quello depositato nei crateri rimasti in ombra sia con il vecchio che con il nuovo orientamento.

Questo incredibile risultato implica che gran parte del ghiaccio lunare deve essere antico di miliardi di anni ed ha importanti risvolti sulla storia del vulcanesimo del nostro satellite. Un corpo planetario, infatti, può modificare il proprio asse di rotazione quando si verifica un cambiamento nella distribuzione della massa e secondo gli autori, questo meccanismo per la Luna sarebbe scaturito dalla regione Procellarum, una delle zone più radioattive. Qui, un intenso vulcanesimo e la radiotività sarebbero stati sufficienti a riscaldare una porzione di mantello lunare, causando una variazione di densità abbastanza significativa per ri-orientare la Luna. Poi, parte del materiale del mantello fuso e riscaldato sarebbe risalito in superficie per formare le macchie scure visibili che riempiono i grandi bacini lunari conosciuti come mari.

sabato 26 settembre 2015

Superluna, spettacolo doppio lunedì all'alba


Grande spettacolo nella notte fra domenica 27 settembre, e lunedì. L’attesa degli astrofili di mezzo mondo è finita, domenica avremo l’eclissi di superluna di sangue e sarà possibile osservarla in tutto il Nord e Sud America, Europa, Africa, Asia occidentale e la regione dell’Oceano Pacifico orientale.

Luna piena 'super', alla minima distanza dalla Terra, e 'rossa' allo stesso tempo, tinta dall'ombra del nostro pianeta: una combinazione spettacolare che sarà visibile anche dall'Italia nella tarda notte tra domenica e lunedì. L'eclissi di superluna è un evento astronomico abbastanza raro, la prossima sarà nel 2033. Quella di lunedì notte non sarà un'eclissi 'normale' ma avrà la particolarità di avvenire nello stesso momento in cui la Luna sarà alla minima distanza dalla Terra, ad appena 356.876 chilometri. Il nostro satellite, in versione 'super', non scomparirà del tutto ma sarà completamente coperto da un velo rosso scuro per più di un'ora.

Durante le eclissi totali la Luna infatti non scompare ma diventa molto scura e assume un colore rossastro.

Ecco cosa da tenere a mente

Le eclissi lunari totali si verificano quando la terra, luna e sole sono allineate, e la luna si trova nel cono d’ombra della Terra. Non sono rarissime, si verificano in media almeno 2 volte l’anno. Tuttavia, è raro che un’eclissi lunare totale coincida con una superluna. Secondo la NASA, ce ne sono state cinque nel secolo scorso: 1910, 1928, 1946, 1964 e 1982.

Spettacolo lungo quindi rispetto alle eclissi di sole che durano in genere meno di 10 minuti, grazie al fatto che l'ombra che la Terra proietta verso la Luna è piuttosto ampia, una sorta di lungo tunnel che il nostro satellite deve percorrere per riemergere nella zona in cui è di nuovo completamente illuminato dal Sole, dopo le ore 6 in questo caso.

L'eclissi è un fenomeno del tutto naturale e semplice, dovuto alla geometria del sistema Sole, Terra, Luna. Quando i tre corpi si trovano allineati in quest'ordine la luce del Sole può essere bloccata dalla Terra e quindi abbiamo un'eclissi di Luna, eclissi vuole infatti dire proprio mancanza. Dato che la Luna ruota attorno alla Terra uno potrebbe chiedersi, giustamente, perché le eclissi di Luna non avvengono ogni mese. E' molto semplice: Sole, Terra e Luna hanno orbite inclinate fra di loro.

Questa eclissi sarà effettivamente un po' caratteristica, dato che la Luna sarà molto vicina a noi, e quindi la vedremo un po’ più grande, circa il 14% in più. Il nostro satellite infatti ci gira attorno in un orbita ellittica, e non circolare, e quindi a volte è più vicino altre più lontano La sua distanza da noi varia fra i 356.410 e i 406.740 chilometri. Avendo quindi in questi giorni più superficie illuminata, rispetto a noi beninteso in quanto più vicina, sarà anche più luminosa, ma per accorgersene occorre aver visto altre volte la Luna piena con attenzione.

Resta il colore rosso, in realtà fra il rosa scuro e l'arancio, ce la Luna assumerà durante la totalità, fra le 4 e le 5 di lunedì mattina. Anche questo è un fenomeno molto semplice e bellissimo da vedere. La luce del Sole impatta sulla Terra che con la sua ombra, durante le eclissi di Luna, copre il nostro satellite. Se non ci fosse l'atmosfera terrestre la Luna sparirebbe del tutto dal cielo, ma grazie proprio all'aria che ci circonda, per un solo centinaio di chilometri, la luce solare viene diffusa, come fa la nebbia, e ricade sulla faccia della Luna, con una lunghezza d'onda leggermente diversa, dato che il passaggio in atmosfera vira la luce da bianca a rossastra.

E’ un fenomeno fra i più belli del cielo, che può avvenire anche due volte l'anno, in primavera e autunno. Con la cosiddetta superluna abbiamo eclissi circa ogni 30 anni, ma anche le altre sono bellissime. Chi non volesse poi alzarsi alle 4 di mattina, potrà sicuramente vederla in rete a ore meno antelucane mentre se qualcuno devesse alzarsi apposta e, maledizione, fosse nuvolo, può sintonizzarsi sul canale Nasa che trasmetterà l'eclissi.

Il fenomeno, che ha per conseguenza una luna rossa, è un fenomeno di rifrazione che si può verificare con le eclissi lunari (ma non solo).

Durante un’eclissi lunare, il nostro satellite passa nell’ombra della terra, che la oscura. La luce del sole non riesce ad arrivare diretta sulla superficie lunare, come invece accade normalmente, passa attraverso l’atmosfera terrestre prima di raggiungerla. Atmosfera che si comporta come un prisma scomponendo la luce del sole.

Quella blu e verde sono le prime che vengono diffuse, mentre la luce rossa, l’ultima che viene diffusa, illumina la luna, donandole quel coloro di rosso intenso.

La superluna di sangue inizierà a scurirsi leggermente alle 2.11 del mattino del 28 settembre .
Un’ombra notevole inizierà a cadere sulla luna alle 3.07 e l’eclissi totale inizierà alle 4.11 culminando pochi secondi dopo, alle 4.47 e durerà un’ora e 12 minuti.
Per saperne di più: https://www.nasa.gov/feature/goddard/nasa-scientist-sheds-light-on-rare-sept-27-supermoon-eclipse

venerdì 26 dicembre 2014

Il solstizio d'inverno del 2014 sarà il giorno più corto dell’anno



Nella notte tra 21 e 22 dicembre (precisamente in Italia alle 00:03 del 22), sarà il momento del solstizio d’inverno, appuntamento che segna l’inizio della stagione invernale, almeno in senso astronomico. È il giorno dell’anno in cui il Sole a mezzogiorno sale di meno rispetto all'orizzonte, e sarà la notte più lunga del 2014.

Il solstizio è un fenomeno che accade due volte ogni anno, causato (così come gli equinozi) dalla diversa inclinazione dell’asse di rotazione della Terra rispetto al piano dell’eclittica (ovvero il piano dell’orbita su cui il nostro pianeta ruota intorno al Sole). Questa differenza causa nel corso dell’anno un moto apparente del Sole nel cielo terrestre, che nel nostro emisfero fa sì che raggiunga il suo punto di elevazione massima rispetto all’orizzonte in corrispondenza del solstizio d’estate (21 o 22 giugno), e quella minima nel solstizio d’inverno (21 o 22 dicembre).

In queste date si hanno quindi i giorni e le notti più lunghi, che segnano convenzionalmente anche l’inizio dell’estate (solstizio d’estate) e dell’inverno astronomici (solstizio d’inverno), ovvero i periodi dell’anno in cui il percorso apparente del Sole sale o scende rispetto all’orizzonte, che terminano rispettivamente con l’equinozio d’autunno e con quello di primavera. Attenzione, però, a non confondere le stagioni astronomiche con quelle a cui facciamo riferimento più comunemente, ovvero le stagioni meteorologiche, che definiscono invece i mesi più freddi e più caldi dell’anno.

Il solstizio d’inverno cade proprio in prossimità del Natale. Un caso? Assolutamente no, perché la data era al centro delle festività pagane (probabilmente il Natalis Solis Invictidegli adoratori di Mitra) su cui si ritiene sia stato ricalcato il natale cristiano. Non si tratta comunque di un caso isolato, perché i solstizi rappresentavano un momento importante nel calendario di moltissime altre culture antiche. Come i Maya, che avevano previsto la fine del mondo proprio per il solstizio di inverno del 2012. Per fortuna, sembra si sbagliassero.

Un disegno animato per celebrare online il primo giorno d'inverno: ci ha pensato Google che da anni dedica il logo, "doodle" in gergo, che compare nella pagina del motore di ricerca ad eventi e ricorrenze speciali. Il solstizio d'inverno, popolarmente detto "il giorno più corto dell'anno", cade di solito tra il 20 e il 23 dicembre, secondo alcuni parametri dettati dalla riforma gregoriana per evitare un progressivo disallineamento delle stagioni. Nel 2015 cadrà il 22 dicembre. Quest'anno in Italia per la precisione alle 00.03 del 22.

L'etimologia della parola "solstizio" deriva da "Solis statio", fermata del Sole. Nel giorno del solstizio d'inverno il Sole, nel suo moto apparente, raggiunge il punto più basso del percorso sotto l'equatore celeste e delinea l'arco diurno più corto tra il Sud-Est e il Sud-Ovest, segnando cosi' l'inizio della stagione invernale astronomica nell'emisfero boreale. Pertanto in Italia si assiste al giorno con meno sole: 8 ore e 55 minuti, mediamente. Ma in questo periodo, per noi il più freddo, paradossalmente il Sole è più vicino alla Terra, a causa della ellitticità dell'orbita terrestre. Il 4 gennaio, infatti, si avrà il passaggio della Terra al perielio, a oltre 147 milioni di chilometri, mentre in luglio la distanza Terra-Sole raggiunge i 151 milioni.

Nella storia, il solstizio d'inverno ha rappresentato occasione di festività di vario genere: i Saturnalia nell'antica Roma; Kwanzaa per alcuni afroamericani o lo stesso Natale; Yule nel Neopaganesimo. Non è, poi, vero il detto popolare che individua nel 13 dicembre, Santa Lucia, il giorno con la notte più lunga. Anzi, non è più vero da quando, nel 1582, papa Gregorio XIII riformò il calendario giuliano (introdotto da Giulio Cesare) e cancellò dieci giorni per rimettere al passo il computo del calendario con i fenomeni astronomici.

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domenica 20 luglio 2014

45 anni fa il primo uomo sulla Luna



L'orma di Neil Armstrong è ancora lassù. Alle 22.18 italiane del 20 luglio 1969 il LEM si poggiò delicatamente sulla superficie lunare, alle 4.56 italiane del giorno successivo Armstrong e Aldrin iniziarono la loro passeggiata, primi uomini a mettere piede in un luogo che “Buzz” descrisse come una “magnifica desolazione”. Pochi giorni dopo, il 24 luglio, facevano ritorno sulla Terra ammarando nell'Oceano Pacifico, accolti come eroi.

Neil Armstrong è morto due anni fa, ma probabilmente sarebbe d'accordo: il modo migliore per ricordare una delle più grandi imprese della storia è guardare avanti e pensare a quella successiva. Il viaggio dell'uomo nello spazio in fondo è appena cominciato.

C'è qualcuno che in questo momento sta camminando sul pianeta Terra e che sarà il primo, uomo o donna, a lasciare la propria impronta su Marte. È questo l'augurio che tutto il mondo si fa, Nasa in testa, nella ricorrenza del quarantacinquesimo anniversario del primo sbarco sulla Luna, quello dell'Apollo 11, il 20 Luglio 1969.

Se il 20 luglio 1969 il ''piccolo passo' del primo uomo sulla Luna, Neil Armstrong, era stato ''un grande salto per l'umanita'', l'agenzia spaziale americana è decisa a compiere ''il prossimo grande passo''. Tanto che nel manifesto delle celebrazioni dei 45 anni dalla missione dell'Apollo 11, nel quale domina la prima impronta dell'uomo sulla Luna, il suolo grigio della polvere lunare si colora di rosso.

''La Nasa sta compiendo i passi necessari per il prossimo passo da gigante per l'America: mandare astronauti su Marte'', scrive l'agenzia spaziale americana, che ha programmato due settimane di eventi. Si guarda al passato, con gli incontri con il secondo uomo che scese sul suolo lunare, Buzz Aldrin, ma contemporaneamente al futuro, con la decisione di dedicare ad Armstrong, scomparso nel 2012, uno degli edifici piu' significativi del Centro Spaziale Kennedy a Cape Canaveral, l'Operations and Checkout Building.

E' un luogo storico perché lì, durante le missioni Apollo, erano stati eseguiti i test sulle navette del programma Gemini e poi sui moduli lunari del programma Apollo, e ancora sono passati di li' i moduli dello Spacelab e poi alcuni componenti della Stazione Spaziale Internazionale. Ma adesso anche questo edificio guarda al futuro: ''oggi - osserva la Nasa - l'edificio viene utilizzato per i test e l'assemblaggio delle navette Orion, che saranno utilizzate per inviare gli astronauti su un asteroide fra il 2020 e il 2030 e su Marte dopo il 2030''.

Il Saturno V, con la navetta Apollo e il suo equipaggio vennero lanciati mercoledì 16 luglio 1969 dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral e arrivano nell'orbita lunare sabato 19 luglio. A bordo c'erano il comandante Neil Armstrong, il pilota del modulo di comando Michael Collins e il pilota del modulo lunare, Buzz Aldrin. Domenica 20, mentre Collins restava sul modulo di comando, il Columbia, Armstrong e Aldrin entravano nel modulo lunare, chiamato Aquila. Alla 13/ma orbita lunare i due moduli si separarono e Aquila accese i motori per cominciare la discesa, mentre oltre 500 milioni di persone seguivano ogni fase della missione dalle tv di tutto il mondo. Mentre il modulo Aquila sorvolava il Mare della Tranquillità, Armstrong decise di passare ai comandi manuali e alle 22,17 (ora italiana) comunicò al centro di controllo: ''Aquila è atterrata''. Poi rinunciò alle quattro ore di riposo previste, aprì il portello e scese dalla scaletta. Arrivato all'ultimo gradino disse: ''è un piccolo passo per un uomo, un balzo da gigante per l'umanità''. Dopo 18 minuti scese Aldrin.

Nelle due ore e mezza trascorse sulla Luna, i due astronauti lavorarono per raccogliere 22 chilogrammi di rocce lunari, ma sono indimenticabili le immagini delle prove che i due, protetti dalle immense tute bianche e dai caschi, facevano per scoprire l'andatura ideale per spostarsi sul suolo lunare: piccoli passi, brevi corse, saltelli. Poi alzarono la bandiera americana, tenuta dispiegata da un'asta orizzontale, e lasciarono sul suolo lunare la targa con le tre firme dell'equipaggio e quella dell'allora presidente Richard Nixon: ''qui nel luglio 1969 misero per la prima volta piede sulla Luna uomini venuti dal pianeta Terra, siamo venuti in pace per l'intera umanità''.

Armstrong, Aldrin e Collins sono i nomi più celebri dell'impresa che ha portato l'uomo a camminare sulla Luna, ma i protagonisti sono stati centinaia. Alcuni sono celebri, come il presidente degli Usa John Kennedy, che nel 1961 aveva annunciato il progetto di portare uomini sulla Luna prima della fine del decennio. Fu però Nixon a vedere il sogno realizzarsi durante la sua presidenza. Tra i pionieri dell'allunaggio c'era anche Werner Von Braun, padre del programma Apollo, con la sua squadra dell'Agenzia per i missili balistici dell'esercito e poi il Centro per il volo spaziale Marshall di Huntsville. Hanno avuto un ruolo di primo piano ingegneri e tecnici del Kennedy Space Center. Numerose le aziende coinvolte, come Boeing, North American Rockwell, Mc Donnell-Douglas

Armstrong, insieme a Aldrin e Collins, era partito il 16 luglio per un'avventura che fino a dieci anni prima appariva pura fantascienza. Un viaggio di 400mila chilometri fino al nostro satellite, con tanto di discesa sulla sua superficie. Era il coronamento di anni di durissimo lavoro, un traguardo indicato nel 1961 da John Fitzgerald Kennedy e da lui scelto proprio perché molto difficile da raggiungere. Il tutto con il timore costante di essere battuti sul tempo dall'Unione Sovietica. Perché i russi erano sempre arrivati in anticipo, nel 1957 con il primo satellite, lo Sputnik 1, e nel 1961 mandando il primo uomo in orbita, Yuri Gagarin.


domenica 3 novembre 2013

Sole oscurato dalla Luna bisognerà attendere il 2026



E' l'ultima eclissi del 2013, ma è stata possibile osservarla solo in alcune zone degli Stati Uniti, dell'Africa e dell'Europa.

A causa della particolare posizione di Terra, Sole e Luna, l’evento sarà una inusuale eclissi ibrida, ossia sia totale che anulare a seconda delle zone da cui si osserverà. L’eclissi inizierà infatti come anulare nell’oceano Atlantico occidentale e diventa totale nell’Atlantico centrale. La fascia da cui sarà possibile osservarla nella sua totalità sarà un “corridoio” largo pochi chilometri che attraverserà diversi stati dell’Africa Centrale.

In Italia è stata visibile solo al Sud. Una rara eclissi solare ha attraversato oggi i cieli di Stati Uniti, Africa ed Europa. Si tratta di un’eclissi 'ibrida': alcune aree sono state testimoni di un blackout totale, altre solo parziale. L’evento è stato visibile in Italia a partire dal tardo pomeriggio ma soltanto al Sud.

L’osservatorio astronomico di Lisbona ha calcolato che la Luna ha oscurato il Sole per una superficie pari al 10 o al 23%. A Lagos, in Nigeria, alcune persone si sono raccolte sulla spiaggia per osservare l’evento.

Si tratta della quinta e ultima eclissi dell'anno, la prossima, ma questa volta sarà lunare, si verificherà nell'aprile 2014. Per un'eclissi solare totale invece bisognerà attendere il 2026.

Il fenomeno sarà invisibile da buona parte dell’Europa ad esclusione della penisola Iberica e una parte del Sud Italia, dove sarà peraltro molto marginale. A Roma il fenomeno non sarà visibile, a Napoli il disco lunare sfiorerà appena il Sole, oscurandone una frazione minuscola per pochi minuti, mentre in Sardegna e in Sicilia si potrà vedere circa il 5% del disco solare oscurato dalla Luna.





martedì 27 agosto 2013

La Nasa si prepara a fermare un asteroide



La Nasa, l’agenzia spaziale americana, sta programmando una missione volta al fermare un asteroide.

Andare a rintracciare l'asteroide in un viaggio di almeno nove giorni da parte di un equipaggio di due uomini, avvicinarlo grazie alla spinta ricevuta dalla gravità lunare, quindi agganciarlo per spostarlo su un'orbita intermedia fra la Terra e la Luna e, con una passeggiata spaziale, prelevarne un campione di roccia da portare a Terra: è questa la missione che la Nasa sta pianificando e che ha appena sintetizzato in un'animazione.

Condotta con la capsula Orion, la missione rientra nelle attività della Nasa tese a identificare sia gli asteroidi più interessanti dal punto di vista scientifico, sia quelli che potrebbero costituire una minaccia per la Terra. L'agenzia spaziale americana sta lavorando alla programmazione della missione, della quale dovrebbero essere definiti ulteriori dettagli nel 2014.

La missione potrebbe basarsi su tecnologie avanzate e innovative, come la tecnologia di propulsione solare elettrica. Attualmente sono oltre 400 le proposte di idee per la missione giunte alla Nasa da aziende, università e pubblico e un promo confronto tecnico è in programma nel convegno organizzato a Houston dal 30 settembre al 2 ottobre.

Lo scopo della missione una volta fermato, bloccato, catturato l’asteroide: i due astronauti dopo aver avvicinato l’asteroide grazie alla spinta della gravità lunare, e averlo agganciato per spostarlo su un'orbita intermedia fra la Terra e la Luna, con una passeggiata spaziale andranno a prelevarne un campione di roccia da portare a Terra.