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sabato 28 ottobre 2017

La Notte della Luna



Da Roma a New York fino a Città del Capo e a Tokyo, stanotte milioni di occhi saranno puntati al cielo per osservare il nostro satellite naturale. Si celebra infatti l'annuale festa dedicata all'osservazione della Luna, ovvero "La notte della Luna" o meglio ancora l'International Observe Moon Night 2017 (InOMN2017), iniziativa targata Nasa. Si tratta di un'iniziativa che coinvolge a livello internazionale, istituzioni, ricercatori e appassionati. Sul sito web dedicato all'evento sono già centinaia coloro che hanno aderito proponendo osservazioni ed eventi: nel sito web dell'evento sono centinaia, tra associazioni, osservatori e università, i soggetti che hanno aderito proponendo osservazioni ed eventi.

In Italia "La notte della Luna" è promossa dall'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e dall'Unione Astrofili Italiani (Uai). Per l'occasione l'Inaf apre al pubblico gli osservatori di Torino, Roma-Monteporzio e Catania. Sempre in Sicilia, si svolge l'evento organizzato congiuntamente dall'osservatorio di Catania dell'Inaf, dall'Istituto secondario superiore "Quintino Cataudella" di Scicli, dal Comune di Scicli e dal Centro ibleo di studi astronomici "Pleiades". Telescopi pronti anche ad Arpino (Frosinone), dove la Luna diventa un ologramma.

Le condizioni meteo dovrebbero essere abbastanza favorevoli all'osservazione, garantisce l'astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope. "La Luna sarà già visibile al tramonto. Ma consiglio di lasciarla aspettare un momento per concentrarsi verso sud ovest e ammirare Saturno, che lascerà in breve la scena ad una Luna in grande stile. La Luna sarà al primo quarto, quindi nelle condizioni migliori per l'osservazione. In questa fase si vedono infatti molto bene i dettagli in quella regione del nostro satellite che è al confine tra il giorno e la notte, il cosiddetto Terminatore. Questo perché - precisa Masi - il Sole illumina lateralmente la Luna e i suoi raggi arrivano radenti sulla sua superficie, mettendo in evidenza i rilievi, come monti e crateri, quando le ombre che si allungano".

Anche in Italia verrà celebrata. A promuovere l'iniziativa l'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) che aprirà al pubblico gli osservatori di Torino, Roma-Monteporzio e Catania. Sempre in Sicilia, si svolge l'evento organizzato congiuntamente dall'osservatorio di Catania dell'Inaf, dall'Istituto secondario superiore "Quintino Cataudella" di Scicli, dal Comune di Scicli e dal Centro ibleo di studi astronomici "Pleiades". Telescopi pronti anche ad Arpino (Frosinone), dove la Luna diventa un ologramma.

Anche l'Unione Astrofili Italiani (Uai) invita tutte le associazioni astrofili italiane ad aderire all'iniziativa organizzando presso le proprie sedi serate di osservazione. Aderisce all'iniziativa anche l'Accademia delle Stelle con un evento a Roma dove astrofili e astrofisici propongono una 'visita guidata' alla Luna.

In occasione della Notte della Luna, sempre il 28 ottobre si festeggia anche la riapertura delle porte del planetario di Torino, dove adulti e bambini potranno visitare il Museo dello Spazio interattivo e assistere allo spettacolo del planetario Cielo d’Autunno. Dopo la proiezione il pubblico sarà condotto alla cupola dell’Osservatorio per osservare direttamente il cielo, smog permettendo, attraverso un telescopio. In caso di brutto tempo l’osservazione diretta del cielo sarà sostituita da una visita storica alla cupola dell’Osservatorio. Si segnala che l’accesso alla cupola dell’Osservatorio presenta barriere architettoniche, e che è necessario prenotarsi o contattare l’ufficio Informazioni del Planetario.

Da sempre oggetto di pensieri, osservazioni e studio, fin dall’antichità la Luna – il cui nome deriva dal latino lūna, da un più antico *louksna, a sua volta dalla radice indoeuropea leuk- dal significato di “luce” o “luce riflessa – è oggetto di interesse: poetico, filosofico e scientifico. Sarà perché è il solo satellite del nostro pianeta, sarà perché è ad appena 384mila km da noi, sarà perché il tempo impiegato dalla luce a percorrere la distanza Terra-Luna è poco più d’un secondo, e abbiamo un legame particolare con la Luna.



mercoledì 22 febbraio 2017

NASA. scoperto un sistema solare con 7 pianeti simili alla Terra



L'annuncio dell’agenzia spaziale statunitense, che in una conferenza trasmessa in diretta sul suo sito, ha reso pubblica una ricerca coordinata dall'università belga di Liegi. Sei di questi pianeti si trovano in una zona in cui la temperatura è compresa fra zero e 100 gradi.

Scoperto un sistema solare con 7 pianeti simili alla Terra, sei dei quali si trovano in una zona temperata in cui la temperatura è compresa fra zero e 100 gradi. La ricerca, pubblicata su Nature, descrive il più grande sistema planetario mai scoperto con tanti possibili 'sosia' della Terra. La stella, chiamata Trappist-1, è distante 39 anni luce. La Nasa ha annunciato una conferenza.

Per il coordinatore della ricerca, da Michael Gillon, "è un sistema planetario eccezionale, non solo perchè i suoi pianeti sono così numerosi, ma perché hanno tutti dimensioni sorprendentemente simili a quelle della Terra". Utilizzando il telescopio Trappist, installato in Cile presso lo European Southern Observatory (Eso), i ricercatori hanno scoperto che tre dei sette pianeti si trovano nella zona abitabile, cioè alla distanza ottimale dalla stella per avere acqua allo stato liquido. Potrebbero quindi ospitare oceani e, potenzialmente, la vita. I sei pianeti più vicini alla stella sono paragonabili per dimensioni e temperatura alla Terra e probabilmente hanno una composizione rocciosa. Del settimo pianeta, più esterno, si hanno meno informazioni. Il 'sole' di questo sistema planetario è una vecchia conoscenza: era stato scoperto nel maggio 2016 insieme ai tre pianeti che si trovano nella fascia abitabile. Trappist-1 è una stella nana ultrafredda, ossia meno calda e più piccola del Sole.

In un sistema solare “vicino” al nostro sono stati scoperti 7 pianeti simili alla Terra, su tre dei quali ci sarebbero le condizioni per ospitare la vita. Lo ha rivelato la Nasa, l’agenzia spaziale statunitense, che in una conferenza stampa trasmessa in diretta sul sito sta rendendo noti i risultati di una ricerca coordinata dall'università belga di Liegi e pubblicata sulla rivista scientifica Nature.

Secondo i ricercatori sei dei pianeti scoperti si trovano in una zona temperata in cui la temperatura è compresa fra zero e 100 gradi. Nello specifico i tre più vicini alla stella, battezzata dagli scienziati Trappist-1 e distante da noi “solo” 39 anni luce, sarebbero potenzialmente abitabili. Si tratta del più grande sistema planetario mai scoperto con tanti possibili 'sosia' della Terra. Corpi celesti come quelli scoperti dall’università di Liegi vengono definiti esopianeti, ossia territori che non appartengono al sistema solare.

Questi pianeti orbitano attorno a una stella diversa dal Sole. Da tempo gli scienziati e gli astronomi sono convinti che alcuni di essi possano ospitare la vita. Alla conferenza stampa hanno partecipato tra gli altri Michael Gillon, l’astronomo dell’università di Liegi che ha coordinato la ricerca, e gli scienziati che gestiscono il telescopio spaziale Spitzer. Questo strumento ha permesso la scoperta dell'esistenza di uno degli esopianeti più vicini a noi, chiamato HD 219134b, alla distanza di soli 21 anni luce dalla Terra.

La ricerca di nuovi pianeti abitabili è il fulcro di molti lavori scientifici in corso. Ad esempio nell'agosto 2016 un team internazionale di scienziati ha riportato la notizia della scoperta di Proxima B, esopianeta simile alla Terra, classificatome "potenzialmente ababile".

Il motivo di particolare interesse è che i sette pianeti che ruotano attorno a Trappist-1, una stella molto piccola e molto fredda, sono delle piccole terre, grandi grosso modo come il nostro pianeta e solidi. E ben tre di questi sono nella cosiddetta zona Goldilocks, ovverossia non sono così vicini alla propria stella da essere troppo caldi, parliamo di centinaio di gradi come su Mercurio, né troppo distanti da risultare sostanzialmente mondi ultrafreddi, Plutone ricordiamoci che sta a circa meno 200 gradi.


lunedì 4 luglio 2016

Juno si sta avvicinando al pianeta Giove



La manovra della sonda a una velocità di circa dieci volte superiore a quella dello Space Shuttle, circa 66 chilometri al secondo. Per poi rallentare bruscamente per entrare nell'orbita del gigante gassoso. Il team del Jet propulsion laboratory ha seguito le operazioni in differita, perché il segnale impiega 48 minuti a raggiungere la Terra. L'evento in diretta streaming dall'Agenzia spaziale americana.

Juno ha incontrato il gigante del Sistema Solare per strapparne di segreti. Giove è infatti un pianeta ancora misterioso, che con la sua mole ha condizionato la storia e la struttura del nostro sistema planetario e del quale si ignora ancora se abbia un nucleo roccioso. C'è molto da chiarire anche sull'origine complessa delle sue aurore, che sta sfoggiando in questi giorni per salutare Juno.

Lanciata il 5 agosto 2011, Juno (JUpiterNear-polarOrbiter) è stata realizzata dal Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasaha ed ha viaggiato per cinque anni, percorrendo quasi tre miliardi di chilometri e alle 5,35 del mattino di martedì 5 luglio entrerà' nell'orbita del pianeta più grande del Sistema Solare per studiarlo da vicino come nessuna missione spaziale ha mai fatto finora, grazie a un 'cuore' scientifico che parla italiano.

Il 5 luglio dalle 5.18 di mattina (ora italiana) la sonda della Nasa ha cominciato le manovre per entrare in orbita. Se come previsto sarà catturata dalla gravità del pianeta, Juno potrà studiarlo per i prossimi diciotto mesi. In caso contrario, sorvolerà il pianeta e si perderà nello spazio. Le operazioni sono rese difficili dalle condizioni estreme di Giove.

L'incontro con Giove promette di essere avvincente come un thriller. La sonda sarà infatti immersa nel gigantesco campo magnetico del pianeta, l'ambiente più ricco di radiazioni del Sistema Solare, bersagliata dall'equivalente di 100 milioni di radiografie. Altre radiazioni proverranno dalle particelle liberate dai vulcani della più interna delle lune di Giove, Io. Senza contare che lo strato di idrogeno nascosto sotto le nubi di Giove, in condizioni di pressione incredibili, potrebbe comportarsi come un conduttore elettrico.

Negli anni '70 le sonde Pioneer sono state le prime a passare vicino al pianeta gigante, catturando dettagli della superficie, come macchie, aurore e maree. Adesso si tratta di conoscere tutti questi aspetti molto più da vicino e, soprattutto, bisogna capire che cosa si nasconde sotto la superficie del pianeta gigante.

Scoprirlo è il compito dei nove strumenti della sonda, il cui cuore scientifico è  lo spettrometro italiano Jiram (JovianInfraRedAuroral Mapper): oltre a catturare le immagini delle aurore polari, studiera' gli strati superiori dell'atmosfera a caccia di metano, vapore acqueo, ammoniaca e fosfina. Finanziato dall'Agenzia Spaziale Italiana (Asi), è stato realizzato da Leonardo-Finmeccanica a Capi Bisenzio (Firenze) sotto la responsabilità scientifica dell'Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Iaps-Inaf). Ottenere la prima mappa interna di Giove è l'obiettivo di KaT (Ka-Band Translator), progettato dall'Università Sapienza di Roma e realizzato dalla Thales Alenia Space Italia con il supporto dell'Asi. Italiano, infine, anche il sensore d'assetto Autonomous Star Tracker, realizzato da Leonardo-Finmeccanica: dopo averla guidata verso Giove, il sensore permetterà a Juno di mantenere la rotta nell'orbita del pianeta gigante.

A bordo di Juno non ci sono solo strumenti scientifici; ci sono la targa con il ritratto e la firma di Galileo Galilei e il testo che descrive la scoperta delle lune di Giove. Questo omaggio al grande fisico italiano e' accompagnato da un carico meno serioso, ma ugualmente importante: tre minuscole statuine che raffigurano Galilei e le antiche divinità' Giove e Giunone, realizzate dalla Lego in collaborazione con la Nasa nell'ambito di un programma teso a stimolare nei ragazzi l'interesse per i temi scientifici.

La partecipazione italiana alla missione si basa sull’esperienza ormai consolidata nel campo degli spettrometri, camere ottiche e radio scienza, in particolare l’Italia fornirà due strumenti: lo spettrometro ad immagine infrarosso JIRAM (Jovian InfraRed Auroral Mapper, PI Alberto Adriani INAF-IAPS, realizzato dalla Divisione Avionica di Leonardo-Finmeccanica) e lo strumento di radioscienza KaT (Ka-Band Translator, PI Luciano Iess dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma, realizzato da Thales Alenia Space-I) che rappresenta la porzione nella banda Ka dell’esperimento di gravità. Ambedue questi strumenti sfruttano importanti sinergie con gli analoghi strumenti in sviluppo per la missione BepiColombo, ottimizzando i costi ed incrementando il ruolo sia scientifico che tecnologico italiano.


sabato 26 settembre 2015

Superluna, spettacolo doppio lunedì all'alba


Grande spettacolo nella notte fra domenica 27 settembre, e lunedì. L’attesa degli astrofili di mezzo mondo è finita, domenica avremo l’eclissi di superluna di sangue e sarà possibile osservarla in tutto il Nord e Sud America, Europa, Africa, Asia occidentale e la regione dell’Oceano Pacifico orientale.

Luna piena 'super', alla minima distanza dalla Terra, e 'rossa' allo stesso tempo, tinta dall'ombra del nostro pianeta: una combinazione spettacolare che sarà visibile anche dall'Italia nella tarda notte tra domenica e lunedì. L'eclissi di superluna è un evento astronomico abbastanza raro, la prossima sarà nel 2033. Quella di lunedì notte non sarà un'eclissi 'normale' ma avrà la particolarità di avvenire nello stesso momento in cui la Luna sarà alla minima distanza dalla Terra, ad appena 356.876 chilometri. Il nostro satellite, in versione 'super', non scomparirà del tutto ma sarà completamente coperto da un velo rosso scuro per più di un'ora.

Durante le eclissi totali la Luna infatti non scompare ma diventa molto scura e assume un colore rossastro.

Ecco cosa da tenere a mente

Le eclissi lunari totali si verificano quando la terra, luna e sole sono allineate, e la luna si trova nel cono d’ombra della Terra. Non sono rarissime, si verificano in media almeno 2 volte l’anno. Tuttavia, è raro che un’eclissi lunare totale coincida con una superluna. Secondo la NASA, ce ne sono state cinque nel secolo scorso: 1910, 1928, 1946, 1964 e 1982.

Spettacolo lungo quindi rispetto alle eclissi di sole che durano in genere meno di 10 minuti, grazie al fatto che l'ombra che la Terra proietta verso la Luna è piuttosto ampia, una sorta di lungo tunnel che il nostro satellite deve percorrere per riemergere nella zona in cui è di nuovo completamente illuminato dal Sole, dopo le ore 6 in questo caso.

L'eclissi è un fenomeno del tutto naturale e semplice, dovuto alla geometria del sistema Sole, Terra, Luna. Quando i tre corpi si trovano allineati in quest'ordine la luce del Sole può essere bloccata dalla Terra e quindi abbiamo un'eclissi di Luna, eclissi vuole infatti dire proprio mancanza. Dato che la Luna ruota attorno alla Terra uno potrebbe chiedersi, giustamente, perché le eclissi di Luna non avvengono ogni mese. E' molto semplice: Sole, Terra e Luna hanno orbite inclinate fra di loro.

Questa eclissi sarà effettivamente un po' caratteristica, dato che la Luna sarà molto vicina a noi, e quindi la vedremo un po’ più grande, circa il 14% in più. Il nostro satellite infatti ci gira attorno in un orbita ellittica, e non circolare, e quindi a volte è più vicino altre più lontano La sua distanza da noi varia fra i 356.410 e i 406.740 chilometri. Avendo quindi in questi giorni più superficie illuminata, rispetto a noi beninteso in quanto più vicina, sarà anche più luminosa, ma per accorgersene occorre aver visto altre volte la Luna piena con attenzione.

Resta il colore rosso, in realtà fra il rosa scuro e l'arancio, ce la Luna assumerà durante la totalità, fra le 4 e le 5 di lunedì mattina. Anche questo è un fenomeno molto semplice e bellissimo da vedere. La luce del Sole impatta sulla Terra che con la sua ombra, durante le eclissi di Luna, copre il nostro satellite. Se non ci fosse l'atmosfera terrestre la Luna sparirebbe del tutto dal cielo, ma grazie proprio all'aria che ci circonda, per un solo centinaio di chilometri, la luce solare viene diffusa, come fa la nebbia, e ricade sulla faccia della Luna, con una lunghezza d'onda leggermente diversa, dato che il passaggio in atmosfera vira la luce da bianca a rossastra.

E’ un fenomeno fra i più belli del cielo, che può avvenire anche due volte l'anno, in primavera e autunno. Con la cosiddetta superluna abbiamo eclissi circa ogni 30 anni, ma anche le altre sono bellissime. Chi non volesse poi alzarsi alle 4 di mattina, potrà sicuramente vederla in rete a ore meno antelucane mentre se qualcuno devesse alzarsi apposta e, maledizione, fosse nuvolo, può sintonizzarsi sul canale Nasa che trasmetterà l'eclissi.

Il fenomeno, che ha per conseguenza una luna rossa, è un fenomeno di rifrazione che si può verificare con le eclissi lunari (ma non solo).

Durante un’eclissi lunare, il nostro satellite passa nell’ombra della terra, che la oscura. La luce del sole non riesce ad arrivare diretta sulla superficie lunare, come invece accade normalmente, passa attraverso l’atmosfera terrestre prima di raggiungerla. Atmosfera che si comporta come un prisma scomponendo la luce del sole.

Quella blu e verde sono le prime che vengono diffuse, mentre la luce rossa, l’ultima che viene diffusa, illumina la luna, donandole quel coloro di rosso intenso.

La superluna di sangue inizierà a scurirsi leggermente alle 2.11 del mattino del 28 settembre .
Un’ombra notevole inizierà a cadere sulla luna alle 3.07 e l’eclissi totale inizierà alle 4.11 culminando pochi secondi dopo, alle 4.47 e durerà un’ora e 12 minuti.
Per saperne di più: https://www.nasa.gov/feature/goddard/nasa-scientist-sheds-light-on-rare-sept-27-supermoon-eclipse

domenica 14 giugno 2015

AstroSamantha rientro sulla terra



L'astronauta italiana ha concluso la sua missione. Dopo tre ore e mezza di volo nella Soyuz è atterrarla alle 15,44. Una ventina di minuti più tardi è uscita dalla navicella, sorridente e rilassata.

Dopo quasi 200 giorni in orbita, AstroSamantha torna a casa, sul pianeta Terra. Samantha Cristoforetti e i suoi colleghi Terry Virts e Anton Shkaplerov hanno salutato la Stazione Spaziale Internazionale alle 12,20 e a bordo della navetta Soyuz. Poi è iniziata la rapidissima discesa che ha condotto l'equipaggio nel punto previsto per l'atterraggio, avvenuto alle 15,44 in Kazakhstan. Missione record Quella di Samantha Cristoforetti è stata una missione da record: sarebbe dovuta ritornare sulla Terra il 14 maggio, poi l’incidente al cargo russo Progress ha cambiato i programmi e le ha regalato quasi un mese in più di soggiorno fra le stelle. Il capitano dell'Aeronautica da prima donna italiana nello spazio, è diventata anche l’astronauta dell’Agenzia Spaziale Italiana con più giorni in orbita, l’astronauta dell’Esa con più giorni consecutivi fuori dal nostro pianeta e infine la donna con più giorni di fila nello spazio. Primati che le hanno permesso di entrare nei libri di storia dell’esplorazione spaziale.   "Siamo orgogliosi" Sui Social Network in molti celebrano il momento de rientro a casa degli astronauti.

E in Italia in molti esprimono orgoglio per la partecipazione di Samantha Cristoforetti alla missione dei record. La comunicazione dallo spazio Nel corso della missione “Futura”, Samantha Cristoforetti è diventata una figura familiare per tutti gli italiani. Ha dialogato dallo spazio con due presidenti della Repubblica, con il presidente del Consiglio e con il ministro dell’Istruzione. È entrata nelle case di tutti attraverso la tv e la sua intensa attività sui social network. Nel suo paese natìo, Malè (TN), hanno allestito un grande schermo per seguire il suo rientro sulla terra. Gli esperimenti scientifici tra le stelle Nello spazio ha condotto numerosi esperimenti scientifici, nove dei quali interamente italiani. Dalla medicina alla biologia, fino alla fluidodinamica e alla stampa in 3D, ha contribuito a progetti di ricerca che faranno grandi passi avanti grazie ai dati raccolti in un ambiente unico come quello della Stazione Spaziale Internazionale. I programmi per il futuro Samantha Cristoforetti ora andrà negli Stati Uniti, diretta alla sede della Nasa di Houston. Rimarrà lì per effettuare i controlli medici di routine e per le prime fasi di recupero fisico dal lungo periodo in assenza di gravità. Poi, come altri suoi colleghi in passato, inizierà a girare il mondo per raccontare la sua esperienza indimenticabile.

@Astrosamantha è tornata sulla Terra. L'Expedition 42/43 e la missione Futura dell'Asi si sono concluse, come previsto e senza problemi, alle 15:44 dell'11 giugno 2015, nelle steppe del Kazakhstan. Sorridente e felice ha respirato di nuovo l'aria del pianeta l'astronauta italiana dell'Esa e capitano pilota dell'Aeronautica Militare, Samantha Cristoforetti che con 200 giorni di permanenza orbitale è ora la donna che ha trascorso più giorni nello Spazio, battendo, tra gli altri, anche il record che era appartenuto all'astronauta Nasa, Sunita Williams.

In mattinata l'ultimo abbraccio tra i colleghi rimasti sulla Iss, i cosmonauti Gennadij Padalka e Michail Kornienko e l'astronauta Nasa, Scott Kelly con l'equipaggio in partenza per la Terra. @AstroSamantha in precedenza ha dedicato un ultimo post alla Iss citando la «Guida galattica per autostoppisti», l'opera di Douglas Adams che ha ispirato tutta la sua missione. «Arrivederci e grazie per tutto il pesce», ha scritto poi, vistosamente commossa, ha salutato i suoi compagni di viaggio e a quella che, negli ultimi 7 mesi, è stata la sua casa tra le stelle.

Nelle ultime ore prima della partenza, l'accensione inattesa dei motori della Sojuz ha spostato l'orbita dell'Iss che, tuttavia, è stata corretta prima del distacco avvenuto secondo programma. Lo sgancio dalla base orbitante, però, la discesa e l'atterraggio, sono avvenuti senza problemi.
L’astronauta italiana dell’Esa è atterrata alle 15.44 in Kazakhstan, a bordo della navetta Sojuz Tma-15M. Con lei, la prima donna italiana a viaggiare nello spazio, i due colleghi, l'americano Terry Virts e il russo Anton Shkaplerov.

L’atterraggio è stato «duro e rapido», ha rivelato il comandante Anton Shkaplerov. «Per alcune ragioni, siamo andati in spinning», ha spiegato l'astronauta russo, riferendosi ad un movimento di avvitamento della capsula. Shkaplerov ha aggiunto comunque che «tutto ha funzionato con precisione».

Ora per Samantha si prospetta un lungo periodo di riabilitazione alla Nasa di Houston ma presto tornerà in Italia per riabbracciare amici e parenti.



martedì 27 agosto 2013

La Nasa si prepara a fermare un asteroide



La Nasa, l’agenzia spaziale americana, sta programmando una missione volta al fermare un asteroide.

Andare a rintracciare l'asteroide in un viaggio di almeno nove giorni da parte di un equipaggio di due uomini, avvicinarlo grazie alla spinta ricevuta dalla gravità lunare, quindi agganciarlo per spostarlo su un'orbita intermedia fra la Terra e la Luna e, con una passeggiata spaziale, prelevarne un campione di roccia da portare a Terra: è questa la missione che la Nasa sta pianificando e che ha appena sintetizzato in un'animazione.

Condotta con la capsula Orion, la missione rientra nelle attività della Nasa tese a identificare sia gli asteroidi più interessanti dal punto di vista scientifico, sia quelli che potrebbero costituire una minaccia per la Terra. L'agenzia spaziale americana sta lavorando alla programmazione della missione, della quale dovrebbero essere definiti ulteriori dettagli nel 2014.

La missione potrebbe basarsi su tecnologie avanzate e innovative, come la tecnologia di propulsione solare elettrica. Attualmente sono oltre 400 le proposte di idee per la missione giunte alla Nasa da aziende, università e pubblico e un promo confronto tecnico è in programma nel convegno organizzato a Houston dal 30 settembre al 2 ottobre.

Lo scopo della missione una volta fermato, bloccato, catturato l’asteroide: i due astronauti dopo aver avvicinato l’asteroide grazie alla spinta della gravità lunare, e averlo agganciato per spostarlo su un'orbita intermedia fra la Terra e la Luna, con una passeggiata spaziale andranno a prelevarne un campione di roccia da portare a Terra.