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sabato 26 novembre 2016

La morte di Fidel Castro, Yoani Sanchez e gli esuli festeggiano



La notizia della morte di Castro, il "fondatore della rivoluzione", è stata data da suo fratello Raul, attuale presidente di Cuba, poco prima di mezzanotte e gli esuli si sono riversati sulle stradi principali di Little Havana. In alcune dichiarazioni rilasciate a Efe Ramon Saul Sanchez, capo dell'organizzazione di esuli Cuban Democracy Movement, ha parlato della morte di un "tiranno".

"Mia madre è cresciuta sotto Fidel Castro, io sono nata sotto Fidel Castro... mio figlio è nato sotto Fidel Castro, i miei nipoti nasceranno senza Fidel Castro". E' solo uno dei tweet che la dissidente cubana Yoani Sanchez ha postato dopo la notizia della morte dell'ex presidente cubano.

"Durante la mia infanzia e adolescenza Fidel Castro ha deciso da quello che ho mangiato, fino al contenuto dei miei libri di scuola...", scrive in un altro tweet. E ancora: "Mai nell'ultimo mezzo secolo, era stato così dimenticato quanto al momento della sua morte", prosegue in un ulteriore 'cinguettio'.

Scene di gioia per le strade di Little Havana, a Miami, dove una folla di cubani-americani si è riversata in strada per festeggiare la morte di Fidel Castro. Molti i cori e gli slogan contro "il dittatore" e lungo Calle Ocho, il cuore della piccola Avana.

Finalmente" Fidel Castro muore. Lo scrive in un tweet 14 y medio, il blog della nota dissidente Yoani Sanchez commentando la morte dell'ex presidente cubano. Anche un altro media, Diario de Cuba, commenta la notizia del decesso del "dittatore che aveva ceduto il potere al fratello Raul Castro nel luglio del 2006". L'altra faccia della morte del lìder màximo è quella degli oppositori e dissidenti, che non si fanno scrupolo a festeggiare il decesso.

Decine di esuli cubani si sono riuniti al Caffé Versailles a Miami, con le bandiere del loro paese e quelle degli Stati Uniti. I canali televisivi locali hanno mostrato le immagini della folla al di fuori del famoso caffè, che è già stato teatro di feste simili ogni volta che si sono diffuse voci sulla morte del Lìder Maximo, e in occasione di manifestazioni di protesta o riunioni di esuli a Miami.

La parabola biografica di Fidel Castro è inseparabile dalla storia della rivoluzione cubana della quale fu il Lider Maximo, una rivolta armata lanciata alla fine degli anni '50 contro il regime di Fulgencio Batista che poco tempo dopo l'abbattimento del tiranno cominciò a trasformarsi in un regime totalitario. Ancora oggi Cuba è il paese dell'emisfero occidentale nel quale il governo è responsabile delle peggiori violazioni e soppressioni dei diritti umani, secondo numerosi esperti e ONG, che nel corso degli anni hanno affrontato con dati e analisi questo aspetto oscuro dell'Avana.

La totale corruzione del regime ha reso difficile la raccolta di informazioni affidabili. Ciò non ha però impedito agli organismi a difesa dei diritti umani di segnalare per esempio che il governo reprime "sistematicamente individui e gruppi che lo criticano o rivendicano i loro diritti" (Human Rights Watch, 2013), mantiene "un ferreo controllo di oppositori, attivisti dei diritti umani e giornalisti indipendenti" (Amnesty International, 2014), nell'ambito di una "permanente e sistematica di violazione dei diritti dei cittadini" (Commissione Interamericana dei Diritti Umani, 2014).

Di fatto, nei suoi lunghi anni al potere Castro ha eliminato le libertà civili nell'isola, dove non esiste pluralismo politico, né diritto di assemblea o di manifestazione. E ancora, viene sottolineato da più fonti, le autorità controllano ogni forma di espressione pubblica. Sulla base del modello delle repubbliche popolari dell'Europa dell'Est, si è sviluppato un sistema di controllo e repressione sociale capillare di terribile efficacia.

E' difficile stabilire il numero esatto delle vittime del castrismo: Amnesty registra 237 condanne a morte per motivi politici dal '59 all'87, ma lo storico britannico Hugh Thomas sostiene che ci sono state 5.000 esecuzioni dal '59 al '70. Il 'Libro Nero del Comunismo', curato da Stephane Courtois, parla di 15-17 mila morti per motivi politici dal trionfo della Rivoluzione fino alla metà degli anni '90. Una cifra meno aleatoria e sicuramente significativa è quella dei cubani andati via dall'isola, malgrado le forti restrizioni all'emigrazione, da quando i Castro sono al potere: in totale circa 1,2 milioni, pari al 10% della popolazione cubana. Un numero che aiuta a capire perché le rimesse dei cubani all'estero rappresentano un'entrata di valuta estera superiore a quella dell'industria turistica.

La storia di Fidel, che è la storia di Cuba, è segnata dai capitoli che hanno accompagnato lo sviluppo autoritario del governo, a partire dalle fucilazioni nella prigione della Cabana all'Avana e la fondazione del primo campo di lavoro a Guanahacabibes nel '59: entrambi coordinati da Ernesto 'Che' Guevara. Oltre alla condanna a 20 anni di carcere per "sovversione" del comandante ribelle Huber Matos, che scontò tutta la sua pena e morì in esilio nel febbraio del 2014.

Nel '61 Castro pronunciò d'altra parte il suo famoso discorso rivolto agli intellettuali che segnò la fine della libertà artistica ("Quali sono i diritti degli artisti? Dentro la rivoluzione tutto, contro la rivoluzione nessun diritto"). Dieci anni dopo il poeta Herberto Padilla fu processato per "attività sovversive" e obbligato ad un'autocritica pubblica nello stile dei processi stalinisti.

Nel 1989 il generale ed eroe della 'revolucion' Arnaldo Ochoa venne fucilato per narcotraffico e tradimento. Ogni iniziativa dei dissidenti viene schiacciata con una combinazione di repressione poliziesca e 'manifestazione spontanea delle masse': nel 1998 Oswaldo Payà lanciò il 'Progetto Varela', raccogliendo le firme per promuovere una riforma costituzionale. Fidel rispose con un appello al popolo e nel giugno del 2002 convocò in piazza oltre 9 milioni di cubani.

Nel 2003 lanciò la 'Primavera Nera', durante la quale decine di dissidenti furono arrestati e condannati a lunghi anni di carcere. Le mogli e le familiari delle vittime di quell'ondata repressiva fondarono le 'Damas de Blanco' - Premio Sakharov dell'Europarlamento nel 2005 - che ancora oggi sfilano ogni domenica andando a messa nel centro dell'Avana, circondate da gruppi che gridano contro "i nemici della Rivoluzione".

Ricordiamo che la blogger cubana Yoani Sanchez non era potuta uscire da Cuba, nemmeno per ritirare un premio alla Columbia University di New York , dove le era stato assegnato un riconoscimento prestigioso: una menzione per giornalismo eccellente dal Maria Moors Cabot Prize, uno dei più antichi al mondo. Era già successo per ritirare un premio in Spagna per il suo lavoro di reporter digitale.

Da quando è diventata celebre per il blog Generacion Y, dove racconta la vita di tutti i giorni a Cuba e non ha risparmiato critiche all’autorità politica, Yoani è stata invitata all' estero numerose volte, ma non è mai riuscita a lasciare l' isola. In una intervista sul settimanale brasiliano Veja, ha raccontato di aver chiesto il visto di uscita in dieci occasioni, sempre motivandolo con inviti ricevuti. In tre casi il permesso è stato esplicitamente negato, negli altri la blogger non ha ricevuto in tempo la risposta, a causa di lungaggini burocratiche, e ha desistito. Nella stessa intervista, ha confermato che non intende approfittare di un eventuale visto di turismo per lasciare Cuba, come spesso decide di fare chi lo ottiene, in quanto: ”La materia prima del mio lavoro è la realtà cubana. Non voglio e non posso restare lontana dalle mie storie. Da tempo ho capito che la vita per me non esiste in altro posto che non sia Cuba. È il mio Paese e qui tornerò sempre”.

Un altro episodio che ha mostrato la cruda realtà dell’isola caraibica, che la blogger, insieme ad un altro reporter digitale le autorità cubane, con l’aiuto degli agenti della Sicurezza dello Stato, usando “molta violenza fisica e verbale” hanno impedito loro di partecipare a una manifestazione per la pace e la non violenza all’Avana. È stato un sequestro nel peggior stile della camorra. Mi hanno detto: Fino a qui sei arrivata. Non farai più niente».

Nell’aprile del 2007 comincia l’avventura del Blog Generación Y, definito come “un esercizio di codardia”, perché è uno spazio telematico dove può dire quello che è vietato sostenere nella vita di tutti i giorni. Yoani vive all’Avana insieme al giornalista Reinaldo Escobar, con il quale divide la sua vita da quindici anni, e adesso può dirsi più informatica che filologa. Ha pubblicato in Italia Cuba libre - vivere e scrivere all’Avana. Generación Y è un Blog ispirato alla gente come me, con nomi che cominciano o contengono una "y greca". Nati nella Cuba degli anni 70 e 80, segnati dalle scuole al campo, dalle bambole russe, dalle uscite illegali e dalla frustrazione. Per questo invito a leggermi e a scrivermi soprattutto Yanisleidi, Yoandri, Yusimí, Yuniesky e altri che si portano dietro le loro "y greche".



venerdì 26 dicembre 2014

USA-Cuba: relazioni Obama Raul Castro. Visto da Yoani Sanchez



Dopo oltre 50 anni di rottura ufficiale delle relazioni diplomatiche, il 17 dicembre Stati Uniti e Cuba hanno posto una svolta ai propri rapporti riaprendo un canale di dialogo ufficiale.

Crolla un altro muro e comincia una nuova era dei rapporti tra Stati Uniti e Cuba. "L'isolamento non ha funzionato", è giunto il momento di "un nuovo approccio" tra i due Paesi che porti anche alla fine dell'embargo: con una mossa storica, che a sorpresa archivia mezzo secolo di tensioni.

Il primo atto della svolta è stata la liberazione del contractor americano Alan Gross da una prigione a Cuba. Collaboratore di Usaid (l’agenzia americana per lo sviluppo internazionale che fa parte del Dipartimento di Stato Usa) Gross era stato arrestato 5 anni fa mentre distribuiva materiale elettronico alla comunità ebrea all’Avana con l'obiettivo di creare una rete informatica alternativa e condannato a 15 anni di prigione per spionaggio. Per il rilascio di Gross , gli Usa hanno accettato di liberare per motivi umanitari 3 agenti cubani detenuti negli Stati Uniti, meglio noti come i Miami Five, dopo un processo controverso che li ha condannati per spionaggio nei confronti di gruppi anti-Castro a Miami.

In pratica per il momento il disgelo si traduce nella normalizzazione delle relazioni e nell’apertura di una sede diplomatica statunitense a L'Avana. Ma successivamente in prospettiva arriverà la fine dell'embargo e la cooperazione tra i due paesi su varie questioni, compresa la lotta al crimine e l'eliminazione di Cuba dalla lista nera degli stati terroristi. Da subito, gli Usa si impegnano a facilitare l'accesso alle telecomunicazioni e a internet dei cubani. «Siamo separati da 90 miglia di acqua ma speriamo entrambi in un futuro migliore per Cuba», si legge nel comunicato stampa della Casa Bianca in cui però non viene fatto nessun cenno alla base di Guantanamo.

“Il castrismo ha vinto, anche se il risultato positivo è che Alan Gross è uscito vivo da una prigione che rischiava di diventare la sua tomba” è il primo commento della blogger dissidente Yoani Sanchez sul sito 14y Medio, prima ancora degli attesi discorsi di Raul Castro e Barack Obama. Secondo la Sanchez lo scambio di Gross per gli ultimi tre dei “Miami Five” agenti dell’intelligence cubano condannati negli USA –dimostra che “nel gioco della politica i totalitarismi riescono sempre ad imporsi sulle democrazie”. Questo scrive la blogger, perché controllano l’opinione pubblica all’interno dei loro paesi, determinano i risultati legali a loro piacere e possono mantenersi tre lustri spendendo le risorse di tutta una nazione per ottenere la liberazione delle loro talpe, inviate del terreno dell’avversario, mentre “le democrazie finiscono per cedere perché devono dare una risposta ai loro cittadini, convivere con una stampa incisiva che può rimproverare ai governanti se prendono o non prendono determinate decisioni e sono obbligate a fare tutto il possibile per riportare a casa i loro vivi e i loro morti”.

La presa di posizione della blogger testimonia della sorpresa e dello stordimento di buona parte degli esuli cubani in Florida. Si tratta di un’opposizione che ha anche consolidati rapporti, anche economici con gli Stati Uniti. E che è sempre stata trattata duramente dal castrismo. Infatti a pochi giorni fa la notizia dell’arresto a Cuba di una ventina di militanti dell’organizzazione Damas de Blanco colpevoli di partecipare ad una marcia silenziosa di protesta.

La fine dell’embargo non sarà la fine del dolore. Basta pensare il tempo per capire che la Rivoluzione del 1 gennaio del 1959 non avrebbe liberato Cuba, ma semplicemente sostituito un odiato dittatore con un altro di cognome Castro.

La blogger è stata a Perugia nell’aprile 2013, al Festival internazionale del giornalismo,  e con queste parole espresse il suo pensiero sulla politica castrista: “assaporare la libertà, rendermi conto che in ogni luogo dove sono stata non avevo la polizia alle calcagna, che nessuno mi avrebbe chiesto di mostrare i documenti, che non mi avrebbero mai domandato il motivo per cui mi trovavo  in quel posto. Ecco, questa è stata una scoperta straordinaria: sentirmi libera.
A Cuba provo a comportarmi da libera cittadina, ma devo sopportare tutte le conseguenze negative. Quel che mi manca è tornare a Cuba, ma lo farò presto, perchè la mia vita non è altrove ma in un altra Cuba.

Sta cambiando qualcosa per la generazione Y?
La generazione Y sta cambiando Cuba, non il contrario. Le riforme di Raul Castro sono briciole. Quel che sta cambiando è l’atteggiamento dei cubani, che si stanno togliendo la maschera dell’apatia e dell’indifferenza per chiedere a gran voce un cambiamento sociale ed economico.

Come sono i giovani cubani di oggi?
I giovani cubani è un concetto astratto, una generalizzazione che non mi appartiene. I giovani sono giovani a ogni latitudine, non solo a Cuba. I giovani cubani non sono un’entità monocolore e uniforme come pretenderebbe  il governo. Ci sono giovani comunisti che sostengono il regime, ci sono giovani contestatari, ci sono giovani apatici che pensano solo alla fuga, ci  sono giovani rapper e rockettari… La speranza è che un numero sempre maggiore di giovani prenda coscienza che il cambiamento di Cuba è nelle loro mani, quindi che abbandonino il sogno della fuga per restare in una terra che senza il loro apporto non ha futuro.

C’è un conflitto generazionale a Cuba? In che settori?
La mia generazione è apatica, non crede all’utopia del passato, che ha fallito il suo scopo. I giovanissimi sono ancora più indifferenti alla politica, sono cresciuti con l’idea che “occuparsi di politica” procura guai. A parte questo, vale il discorso che ho fatto prima. Non tutti sono uguali. Ci sono giovani brillanti che formano

Pensi mai alla morte di Fidel? Cambierà qualcosa oppure no?
C’è stato un periodo in cui pensavo che la morte di Fidel avrebbe contribuito a cambiare le cose. Adesso non ci penso più di tanto. Fidel fa parte del passato. Io penso al futuro. Certo, una volta scomparsa la sua pesante ombra verdeoliva su di noi, ci sentiremo tutti più liberi.

Lo stesso senso del giornalismo che muove la Sanchez , che intende il giornalismo come il contrario di quello dell’entomologo: «Noi non possiamo stare lontani dalla realtà, osservare dall’alto la vita delle formiche, usando la lente di ingrandimento per avere l’illusione di essere vicini. Noi dobbiamo invece assumere il punto di vista delle formiche, stare con i piedi ben ancorati a terra: essere cronisti del reale».





sabato 6 ottobre 2012

Cuba: la blogger Yoani Sanchez liberata dopo 30 ore

La blogger dissidente cubana Yoani Sanchez, arrestata giovedì, è stata liberata dopo trenta ore di detenzione. La stessa Yoani ha annunciato su twitter di essere stata "liberata dopo 30 ore di detenzione" e ha ringraziato "tutti quelli che hanno alzato al loro voce e i loro tweet. Non ho toccato né cibo né acqua".

"Siamo stati appena liberati! 30 ore di detenzione e molti aneddoti da raccontare", ha twittato la Sanchez.
Grazie a tutti quelli che hanno levato la loro voce e i loro tweet perché tornassimo a casa", ha aggiunto pochi secondi dopo. "Durante la mia detenzione ho rifiutato di mangiare e di bere ogni liquido, primo bicchiere d’acqua che hopreso al rientro a casa come fuoco nell’esofago". In successivi tweet la bloggerha scritto che "ancora è in stato d’arresto Henry Constantin a Rio Cauto, arrestato all’ingresso del tribunale di Bayamo".

La "blogger cieca" così si definisce perchè non vede quello che invia su internet, era stata arrestata giovedì insieme al marito, il giornalista Reinaldo Escobar, a Bayamo, 750 km a sudest dell'Avana, dove voleva assistere al processo contro un giovane politico spagnolo accusato di omicidio colposo per la morte di un dissidente. Il giovane attivista spagnolo del Partido Popular di Madrid Angel Carromero è stato accusato dalle autorità castriste di omicidio colposo per l'incidente stradale nel quale, lo scorso 22 luglio, sono morti il dissidente Oswaldo Payà e un altro oppositore cubano, Harold Cepero, e rischia 7 anni di carcere. La versione ufficiale sulla morte di Payà è peraltro contestata dai familiari e da ambienti del dissenso.

Yoani Sanchez, blogger anti-regime, è ormai da tempo nel mirino del governo di Raul Castro. Qualche mese fa, il sito web ufficiale Cubadebate ha pubblicato un attacco frontale alla dissidente, descrivendola come "mercenaria", "bugiarda" e "ignorante", "un'impiegata" dell'organismo statunitense Sina. Il dossier del sito era accompagnato da una foto in cui il volto della Sanchez era inquadrato in una banconota da 100 dollari Usa, con sotto la scritta: "Tutto per soldi". Nel dossier si citava tra l'altro un'indagine condotta dagli Usa, e svelata da Wikileaks, in cui Sanchez viene indicata come una "falsa leader", "conosciuta solo dal 2% degli intervistati".

Il suo blog 'Generazione Y', veniva inoltre sottolineato, "non ha alcun impatto presso l'opinione pubblica cubana". Cubadebate sosteneva poi che il blog della dissidente "non è un referente internazionale affidabile per conoscere gli argomenti cubani", che la Sanchez è "una falsa esperta e una falsa libertaria" e che la sua "ignoranza sulla storia e la realtà cubana sono proverbiali". E' una "bugiarda compulsiva", rincarava la dose il sito. La blogger viene molto spesso invitata all'estero per partecipare a incontri o ricevere premi. Come ricorda spesso la stessa Sanchez via twitter, le autorità le hanno impedito di lasciare il paese ormai una ventina di volte.

Sulla vicenda dell'arresto aveva preso duramente posizione anche il ministro degli Esteri italiano, Terzi.