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lunedì 26 novembre 2018

Alta tensione sul Mar Nero tra Mosca-Kiev



L’Ucraina accusa Mosca di aver sparato sulle navi ucraine nello stretto di Kerch, ferendo almeno due persone, e sequestrando tre navi. Si tratterebbe di due piccole imbarcazioni da guerra e di un rimorchiatore che stavano attraversando lo stretto, dirette verso il porto di Mariupol. La versione di Mosca, invece, è diametralmente opposta: le navi ucraine avrebbero attraversato le acque territoriali russe senza alcuna autorizzazione. I servizi segreti russi, inoltre, hanno accusato Kiev di voler provocare un “conflitto nella regione“.

In poco tempo, la tensione è salita alle stelle. Il presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha convocato una riunione d’emergenza con i vertici militari mentre Mosca ha bloccato lo stretto di Kerch, che rappresenta l’unico collegamento marittimo tra il Mar Nero e il Mare d’Azov. Gli attori che in questi anni hanno seguito il conflitto ucraino hanno fatto subito sentire la loro voce. L’Alto rappresentante della politica estera Ue, Federica Mogherini, ha chiesto subito di ripristinare la libertà di circolazione nello stretto e di allentare la tensione. Tensione che, però, non ha fatto altro che aumentare.

Resta alta la tensione tra Russia e Ucraina dopo l'incidente sullo stretto di Kerch, fra Mar Nero e Mar d'Azov. Decine di estremisti di destra stanno bruciando pneumatici davanti al consolato russo di Leopoli, in Ucraina occidentale, per protestare contro il sequestro di tre battelli militari ucraini a largo della Crimea da parte delle forze marittime russe. La dimostrazione è organizzata dai nazionalisti del Corpo Nazionale. La Russia chiede agli alleati occidentali di Kiev di "intervenire" e "dare una calmata" alla autorità ucraine, "coloro che vogliono mettere a segno punti politici prima delle elezioni presidenziali in Ucraina". Lo ha detto il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, citato dalle agenzie russe.

Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha espresso oggi al presidente ucraino, Petro Poroshenko, "pieno sostegno" alla difesa dell'integrità e della sovranità territoriale del Paese, anche per quanto riguarda "il diritto di navigazione nelle sue acque territoriali". Sostegno a Kiev anche dall'Ue. Gli sviluppi nel mar d'Azov sono inaccettabili e ci aspettiamo che la Russia lasci andare subito le navi e l'equipaggio". Lo afferma una portavoce della Commissione europea condannando "l'aggressione verso l'Ucraina" che ha generato una "pericolosa escalation". Stiamo prendendo la questione con "grande serietà", assicura la portavoce, "e per noi è una priorità in questo momento. I contatti dell'Alto rappresentante Ue Federica Mogherini sono in corso e non si escludono anche altre iniziative.

Il Consiglio nazionale ucraino di sicurezza e difesa si è riunito d'urgenza in piena notte a Kiev, con il presidente Petro Poroshenko, per chiedere al Parlamento di dichiarare la legge marziale. Le forze armate russe hanno confermato l'incidente di ieri, in cui sono stati sparati colpi di cannone, sono stati feriti alcuni marinai ucraini e anche il sequestro di tre navi ucraine da parte della Russia: si tratta di due unità militari cannoniere e un rimorchiatore.

Poroshenko, ha precisato che la legge marziale non significa "una dichiarazione di guerra". "L'Ucraina non ha in programma di fare la guerra a nessuno", ha assicurato il presidente, definendo l'incidente di ieri "non provocato e folle". Il ministero della difesa ha però reso noto di aver diramato l'ordine di mettere le forze armate in stato di allerta operativa.

Russia e Ucraina da ieri si stanno scambiando accuse di aver provocato la crisi, nella quale sono stati sparati dei colpi, che hanno provocato il ferimento di alcuni marinai ucraini, è stato speronato un rimorchiatore ucraino che stava trainando due unità militari della Marina di Kiev attraverso lo stretto di Kerch, che divide il Mar Nero dal Mare di Azov, e la penisola di Crimea a est dal territorio continentale della Federazione russa. Una violazione delle acque territoriali russe, secondo Mosca; un'aggressione non provocata secondo Kiev, che afferma di aver avvertito preventivamente la Russia del passaggio. Si tratta di una delle escalation più gravi fra i due Paesi vicini dopo l'annessione della Crimea alla Russia nel 2014.

L’asse franco-tedesco continua a voler prendere il sopravvento sulla politica estera dell’Unione europea. E Francia e Germania adesso vorrebbero rappresentare l’Europa nella crisi fra Russia e Ucraina sul Mar d’Azov. Come ha dichiarato il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, in visita a Madrid, Berlino e Parigi potrebbero avere un ruolo da mediatori nella crisi fra Kiev e Mosca.

E l’occasione potrebbe essere durante un vertice che si terrà nella capitale tedesca la prossima settimana. “La riunione, programma da diverso tempo per lunedì a Berlino, con la Russia e l’Ucraina, potrebbe essere l’occasione. Francia e Germania si adoperano insieme, e se necessario come mediatori, per prevenire che lo scontro porti a una grave crisi”.

Una notizia importante che dimostra, ancora una volta, come Francia e Germania abbiano iniziato una progressiva opera di unione delle proprie forze per prendere in mano la rappresentanze dell’Europa. Angela Merkel ed Emmanuel Macron hanno già confermato più volte che è l’asse fra i loro Paesi a dover essere il pilastro su cui fondare la nuova Unione europea.

Il conflitto ucraino dura ormai dal 2014 e ha provocato oltre 9mila morti. Un conflitto silenzioso, che si combatte soprattutto attorno le province indipendentiste di Donetsk e Lugansk. Nonostante i molti cessate il fuoco che hanno costellato i quattro anni di conflitto, le due parti hanno continuato a minacciarsi a vicenda.

Solamente pochi mesi fa, inoltre, è stato ucciso il leader separatista Alexander Zakharchenko. Un’azione che, secondo le autorità del Donbass, sarebbe stata condotta dai servizi segreti ucraini. E ieri il sequestro delle navi.




sabato 3 maggio 2014

Osservatori Osce liberi, sud-est dell'Ucraina in fiamme


Il sud-est dell'Ucraina è in fiamme: almeno una dozzina di morti accertati, numerosi feriti, due elicotteri abbattuti sono il bollettino provvisorio della giornata di guerra civile combattuta ieri a Sloviansk, roccaforte della rivolta separatista filorussa. Duri scontri anche a sud, a Odessa, dove la polizia non è riuscita ad evitare il peggio tra alcune centinaia di filorussi e 1500 manifestanti a favore dell'unità ucraina: 38 persone sono morte nell'incendio dell'edificio della Casa dei sindacati, appiccato dalle frange più radicali dei filo Kiev nell'edificio in cui si erano rifugiati i filorussi dopo gli scontri in città nei quali erano decedute quattro persone e che avevano scatenato una vera e propria 'caccia' ai filorussi. Il bilancio finale è di 42 morti e 125 feriti, tra cui 21 poliziotti. Le autorità cittadine hanno dichiarato tre giorni di lutto cittadino, da oggi ai 5 maggio.

In questa situazione, il Cremlino ha definito "assurdo" parlare di elezioni in Ucraina, sia i referendum separatisti indetti per l'11 marzo sia le presidenziali con cui Kiev vorrebbe legittimare il Maidan. "Dopo quello che è successo a Odessa, sullo sfondo dell'aperta spirale di conflitto nel sud-est del Paese, non capiamo di che elezioni stanno parlando Kiev, le capitali europee e Washington", ha sottolineato Dmitri Peskov, portavoce di Putin, aggiungendo che Mosca ha perso effettivamente la sua influenza sulle forze di autodifesa del sud-est ucraino e non può risolvere la situazione da sola. Mosca non sa ancora come rispondere alla crescente violenza in Ucraina, questo elemento è assolutamente nuovo per la Russia, ha concluso.

I prossimi dieci giorni, ha sottolineato il premier ucraino Arseni Iatseniuk, saranno i più difficili per il Paese. Intanto ieri c'è stata una fumata nera al vertice trilaterale di Varsavia tra Russia-Ucraina-Ue sulla sicurezza energetica: le parti si ritroveranno altre due volte, ma Mosca ha già dato un ultimatum sul gas a Kiev, minacciando che se entro fine maggio non sarà pagata la fattura di giugno, Gazprom "avrà il diritto di ridurre le sue forniture per l'Ucraina o di mantenerle a livello pagato prima del 31 maggio".

Intanto a Sloviansk gli osservatori militari dell'Osce sono stati liberati, ha reso noto Vladimir Lukin, inviato del Cremlino nel sud-est ucraino, citato dalla tv Russia Today. Poco prima Viaceslav Ponomariov, autoproclamato sindaco di Slaviansk, aveva annunciato la sua intenzione di rilasciare a breve gli osservatori tenuti in ostaggio: ''stanno seduti nel mio ufficio, sto parlando con loro per liberarli. Questo non ha a che fare con la situazione insicura nella città'', aveva dichiarato. Ponomariov aveva anche annunciato la morte, in nottata, di 10 civili del vicino villaggio di Andreievka che tentavano di bloccare un corteo di auto degli ultra nazionalisti di Pravi Sektor e il ferimento di altre 40 persone. Mancano per ora conferme indipendenti.

Intanto, il Cremlino ammette: Mosca ha perso effettivamente la sua influenza sulle forze di autodifesa del sud-est ucraino e non può risolvere la situazione da sola: lo ha detto Dmitri Peskov, portavoce di Putin.

Mentre l'offensiva a Est continua a Kramatorsk - dove, scrive il ministro dell'Interno ucraino Arsen Avakov su Facebook - «la battaglia è in corso», il Cremlino lancia un'accusa pesantissima contro le autorità di Kiev e l'Occidente: hanno - recita la nota di oggi - «la responsabilità di quanto accaduto ieri a Odessa» (città-porto sul Mar Nero dove si registrano 46 morti in un incendio appiccato durante una manifestazione fra pro governo Kiev e pro Mosca), e ne sono «di fatto complici», come «chi considera legittima la giunta di Kiev».

I morti di Odessa e l'offensiva militare peseranno negli sviluppi del prossimi giorni ma la confusione aumenta al di là degli schieramenti internazionali e orientamenti politici: il Wall Street Journal qualche giorno fa pubblicava un editoriale di apertura «Diamo una chance a Putin», oggi il quotidiano francese Le Monde scrive che si sta avverando in Ucraina il peggiore scenario e che Putin sta giocando la carta del caos.




mercoledì 2 aprile 2014

La Nato avverte: pronti a invadere l'Ucraina




Il comandante militare della Nato ha detto che le forze russe potrebbero invadere vaste aree dell'Ucraina nei prossimi 3-5 giorni. I russi sarebbero ammassati vicino al confine, in stato di allarme e pronti all'azione. Secondo i leader della Nato ogni incursione sarebbe un «errore storico».

La presenza di ben 40mila soldati lungo il confine orientale dell'Ucraina sta alimentando la preoccupazione che la Russia sia pronta ad invadere, con il pretesto di voler proteggere gli abitanti di lingua russa a est e a sud del Paese. Sostenuto dai media statali, il presidente Vladimir Putin dice che il governo con sede a Kiev è influenzato dagli estremisti russofobici e non ha fatto abbastanza per impedire la loro avanzata.

«Abbiamo visto un massiccio appostamento di militari russi lungo i confini ucraini», ha detto il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, al termine di una riunione di due giorni con i ministri degli Esteri a Bruxelles. «Sappiamo anche che queste forze armate militari russe sono pronte all'azione». In un'agenzia Bloomberg.

La Nato ha promesso ieri di potenziare il sostegno alle nazioni orientali innervosite dalle azioni della Russia. Oggi Rasmussen ha ribadito che l'alleanza non ha visto segni di una significativa riduzione delle forze militari russe lungo il confine dell'Ucraina. «Questa situazione genera davvero una grave preoccupazione», ha detto. «Se la Russia dovesse intervenire ulteriormente in Ucraina, non esiterei a definirlo un errore storico».

L'alto comandante militare dell'Alleanza , il generale Philip Breedlove, ha fatto eco alle preoccupazioni di Rasmussen in un'intervista con Reuters e il Wall Street Journal. I militari russi sono «pronti a entrare e pensiamo che potrebbero raggiungere i loro obiettivi tra tre e cinque giorni», ha detto Breedlove. «Si tratta di forze molto potenti e capaci di elevata prontezza».


giovedì 26 dicembre 2013

Ucraina: picchiata selvaggiamente Tatiana Chornovil




Il volto dell’informazione investigativa in Ucraina. Tatyana Chornovol, giornalista e attivista, nota per le indagini contro la corruzione della classe politica ucraina. Giornalista pro-Ue per antonomasia in Ucraina,  che ha scritto articoli molto critici nei confronti del presidente Viktor Yanukovich e dei suoi più stretti alleati, stava guidando quando due uomini l'hanno costretta a fermarsi alla periferia di Kiev.

Stava indagando sul patrimonio delle più alte cariche dello Stato. Il suo ultimo articolo riguardava il Ministro degli Interni, che la Chornovol aveva definito un “boia” per la gestione delle manifestazioni anti-governative di dicembre.

Lo ha reso noto il sito online della sua testata, l'Ukrainska Pravda.

«Ho cercato di scappare, mi hanno preso e ha iniziato a colpirmi sulla testa», ha riferito la giornalista che ha riportato lesioni al naso, una commozione cerebrale e traumi multipli.

La sua foto che mostra le conseguenze dell'aggressione è stata pubblicata sul sito del giornale.

L'Organizzazione per la Sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) e l'ambasciata americana a Kiev hanno condannato la selvaggia aggressione della giornalista ucraina:«Condanniamo l'attacco e chiediamo un'indagine immediata che permetta di risalire ai responsabile e a consegnarli nella mani della giustizia», ha scritto l'ambasciata in una nota sottolineando come «nelle ultime settimane siano accaduti una serie di eventi simili che sembrano voler intimidire o punire persone legate alle proteste».

Un amico racconta la versione della giornalista:

“I medici hanno detto che ha un trauma cranico e una commozione cerebrale. Ha cercato di scappare ma l’hanno presa, qualcuno ha rotto il vetro dell’auto e l’ha colpita. Tatyana non ricorda quello che è successo dopo. Ha ripreso conoscenza in ospedale”.

Alcune centinaia di persone hanno manifestato contro l’aggressione di fronte al Ministero degli Interni.

“Penso che questo mostri la debolezza del nostro governo -dice un dimostrante. Quando la gente non è in grado di rispondere con le parole e di fornire prove, risponde usando la violenza. E per di più hanno picchiato una donna e una madre. E’ inaccettabile”.

Alcuni attivisti ucraini hanno dichiarato di aver identificato l’auto degli aggressori. Apparterrebbe al partito delle Regioni, al potere. Sull’aggressione il ministro degli Interni ha risposto con un no comment.

Nell’ultima settimana tre attivisti sono stati aggrediti. Uno è stato pugnalato, un’altro è uscito indenne da un attacco con arma da fuoco, e un terzo sarebbe stato picchiato a morte dalla polizia, dicono i famigliari.

domenica 8 dicembre 2013

Partenariato orientale: l'Unione europea non deve cedere l’est



Mentre ci sono 200mila manifestanti pro-Ue nel centro di Kiev. Dopo il voltafaccia dell’Ucraina sull’accordo di associazione, al vertice di Vilnius l’Europa dovrà confermare la fiducia degli altri paesi e mandare un chiaro segnale a Moldavia e Georgia.

Quando è stata l’ultima volta che dei manifestanti hanno sventolato con tanto entusiasmo la bandiera dell’Unione europea? Negli anni cinquanta, alla frontiera franco-tedesca? Nel 1989 nelle cosiddette rivoluzioni “di velluto” da Bucarest a Tallinn? Ecco che oggi nelle manifestazioni in Ucraina e da qualche settimana anche in Moldavia si torna a sventolarla. Lì l’“Europa” è ancora sinonimo di speranza. O, per meglio dire, è sinonimo prima di tutto di benessere, poi di sicurezza e infine di libertà. Tre cose che tutti gli esseri umani hanno a cuore.

Se le manifestazioni in Moldavia sono all’insegna della fiducia, quelle in Ucraina sono piene di tristezza e rancore. Venerdì, in occasione di un summit in Lituania – il paese che ricopre attualmente la presidenza a rotazione dell’Unione – l’Ue farà un bilancio di un progetto la cui denominazione ha sintetizzato finora più promesse che azioni concrete: il partenariato orientale. Il programma avrebbe dovuto avvicinare all’Ue i paesi dell’Europa orientale, ma la Russia ha immediatamente opposto un secco niet. Tra le repubbliche caucasiche, l’Azerbaijan, paese ricco di risorse naturali ma amministrato da un governo autoritario, ha preso le distanze dal progetto, imitato dall’Armenia – che dipende dalla Russia – e dalla Bielorussia che è sotto il giogo di una dittatura.

L’Ue ha negoziato accordi di associazione con i tre paesi restanti, Ucraina, Georgia e Moldavia. Si tratta di patti ambiziosi, che prevedono un’armonizzazione giuridica (le legislazioni dei tre paesi dovrebbero avvicinarsi a quella europea) a cui si aggiungono il consolidamento della democrazia e dell’economia di mercato, l’espansione del libero scambio e la riduzione dei diritti doganali. Come è possibile dire no a un simile progetto? Facile: una volta di più, si è potuto verificare quanto sia vero un vecchio detto popolare secondo il quale nessuno può vivere in pace se ciò dà fastidio al suo vicino.

Benessere, sicurezza e libertà nei paesi vicini: ecco quello che può dare seriamente fastidio alla Russia di Putin Benessere, sicurezza e libertà nei paesi vicini: ecco quello che può dare seriamente fastidio alla Russia di Putin. Secondo un proverbio russo quando due contadini vivono vicini e uno possiede una mucca e l’altro no, il più povero desidera soltanto che la mucca dell’altro muoia. La Russia vuole impedire che ai suoi confini si affermino modelli di società e di stato diversi e contrastanti, ossia – orribile a dirsi – una società civile consapevole della sua forza. In occasione di due incontri a poca distanza l’uno dall’altro, Putin ha utilizzato la carota e il bastone con il presidente ucraino Viktor Janukovyč. L’Unione europea è nei pasticci: giovedì scorso l’Ucraina – il più esteso dei paesi europei – ha fatto un passo indietro, recedendo dall’accordo di associazione con l’Ue.

Potrà sembrare paradossale, ma nei mesi a venire l’Ue dovrà dimostrarsi capace di definire una politica con i suoi vicini orientali di Moldavia e Georgia. Dovremmo quindi rivedere al ribasso le nostre ambizioni? I due paesi intendono firmare il loro accordo di associazione con l’Ue a Vilnius, ultima tappa prima della ratifica finale. Mai prima d’ora i politici europei avevano giocato un ruolo così determinante nella formazione di un governo filoeuropeo come in Moldavia. Ma tra sei mesi ci saranno le elezioni europee, seguite dopo altri sei mesi da quelle in Moldavia. Se l’Ue dovesse interrompere i suoi sforzi e non dare alla Moldavia un segnale forte, per esempio sotto forma di un’esenzione dai visti, i comunisti potrebbero benissimo uscire vittoriosi dalla consultazione elettorale.

I due paesi sono afflitti da conflitti “congelati”: la Georgia perché le truppe russe occupano un terzo del suo territorio, la Moldavia perché i separatisti filorussi hanno dato vita a uno stato nello stato in Transnistria. Ma ciò non deve ostacolare il corso della storia: è ovviamente possibile stabilizzare i due paesi e avvicinarli all’Ue. In ballo oggi non c’è la questione dell’adesione, ma le relazioni commerciali. Ciò che più conta è ciò che è importante e realistico fare. Quasi ci siamo dimenticati di Cipro, uno stato membro dell’Ue spaccato in due per una divisione temporanea diventata permanente.

L’altra possibilità è veder comparire un nuovo impero intorno alla Russia, un impero che avrebbe caratteristiche del tutto diverse rispetto a quello dell’Unione sovietica. All’epoca, per obbligarle a stare tranquille, Mosca dovette garantire alle repubbliche alla periferia dell’Ue un livello di vita migliore di quello dei suoi stessi cittadini. Questa volta le cose potrebbero andare in maniera completamente diversa: i nuovi satelliti formerebbero una zona destrutturata, instabile e povera, dalla quale partirebbero milioni di lavoratori clandestini in tutto il mondo per costruire i nuovi grattacieli di uffici da Madrid a Mosca. E, prima o poi, le donne rimaste a casa finirebbero per disfarsi delle vecchie e sbiadite bandiere europee.

“Siamo sinceri: ad aver tirato troppo la corda geopolitica non è soltanto Mosca, ma anche un programma come il partenariato orientale”, afferma la ricercatrice belga Ria Laenen su De Standaard. Ritornando sull’elezione di Giorgi Margvelashvili a presidente della Georgia nell’ottobre scorso, Laenen scrive che “una cosa è sicura: il cammino inesorabilmente filo-europeo della Georgia come lo abbiamo conosciuto sotto Mikhail Saakashvili si avvia a conclusione”, ma non si tratta necessariamente di una cosa negativa:

Invece di focalizzarci sulla crescente sicurezza con cui la Russia cerca di mantenere o ricondurre i paesi euroasiatici sotto la sua sfera di influenza, occorre soprattutto che ci rendiamo conto che è arrivato il momento di ridefinire il messaggio che l’Ue invia a questi paesi. Dobbiamo forse costringerli a scegliere tra Mosca e Bruxelles? Con questa elezione, la popolazione georgiana ha fatto capire chiaramente che auspica una normalizzazione delle relazioni con la Russia, il suo grande vicino. Il primo passo da fare è ammettere che l’Ue ha anche interessi geopolitici, o meglio ancora interessi geo-economici in questi paesi. Prima di tutto perché sono produttori di gas e di petrolio – come l’Azerbaijan e la Georgia – e poi perché rivestono un ruolo cruciale come paesi di transito degli oleodotti.

Circa 200 mila manifestanti pro-europei si sono già riuniti nel centro di Kiev, in Ucraina, per chiedere le dimissioni del presidente Ianukovich in seguito al suo voltafaccia sull'accordo di associazione con la Ue a favore della Russia. La piazza dell'Indipendenza, nota anche con il nome di Maidan, cuore della Rivoluzione arancione nel 2004 che portò al potere i filo-occidentali, é già colma di persone e i manifestanti continuano ad affluire.

Moltissime le bandiere ucraine in piazza, ma ci sono anche bandiere dell'Ue e dei partiti dell'opposizione. Il grande albero di Natale montato in piazza è stato riempito di vessilli dell'opposizione e striscioni con slogan contro il governo, tra cui anche una gigantografia con il volto dell'ex premier in carcere Iulia Timoshenko. La maggior parte dei manifestanti viene dall'Ucraina centrale e da quella occidentale, culturalmente e linguisticamente meno vicine alla Russia. Una contro-protesta è stata organizzata a parco Mariinskij dal partito delle Regioni del presidente Viktor Ianukovich e vi stanno partecipando alcune migliaia di persone, 15.000 secondo gli organizzatori: un numero comunque molto inferiore a quello degli 'europeisti' presenti in piazza Maidan.

Alcuni manifestanti pro-Ue hanno abbattuto una statua di Lenin a Kiev. Lo fa sapere la polizia ucraina, citata dall'agenzia Interfax

La leader dell'opposizione ucraina in carcere, Iulia Timoshenko, ha chiesto le dimissioni "immediate" del presidente Viktor Ianukovich in un messaggio letto dalla figlia Ievghenia in piazza Maidan, dove stanno manifestando centinaia di migliaia di 'europeisti'. Non appena la giovane ha finito di leggere la lettera, i dimostranti hanno urlato in coro "Dimissioni! Dimissioni!".


mercoledì 27 novembre 2013

Iulia Timoshenko compleanno in sciopero della fame



La leader dell'opposizione ucraina compie 53 anni all'ospedale di Kharkiv, dove è ricoverata in stato di detenzione da maggio 2012.

Iulia Timoshenko compie oggi 53 anni e lo fa in sciopero della fame all'ospedale di Kharkiv, dove è ricoverata in stato di detenzione dal maggio dell'anno scorso per curare un'ernia del disco. Alla leader dell'opposizione ucraina dal controverso passato di 'principessa del gas' è stato regalato un mazzo di rose bianche dalla figlia Ievghenia e dal suo avvocato, Serghei Vlasenko. Secondo un comunicato del partito 'Patria', di cui Timoshenko è leader, alcuni sostenitori dell'ex premier si sarebbero riuniti vicino all'ospedale per cantare alla loro beniamina una canzone di buon compleanno. Timoshenko ha annunciato uno sciopero della fame lunedì scorso in solidarietà con i manifestanti pro-Ue che sono scesi in piazza in questi giorni contro la decisione del governo di Kiev di sospendere la firma di un accordo di associazione e libero scambio con l'Ue.

La Timoshenko da due giorni non mangia e beve solo acqua, "ma è molto forte nello spirito, come sempre". Ad affermarlo è la figlia, Ievghenia, che stamattina le ha fatto visita all'ospedale di Kharkiv, dove è ricoverata da un anno e mezzo per un'ernia del disco. "E' in sciopero della fame - ha confermato la giovane, citata dall'agenzia Interfax - e da due giorni beve solo acqua. Pensa che gli eventi di piazza Maidan (centro della manifestazione pro-Ue, ndr) siano i più importanti e che lo sciopero della fame sia tutto ciò che può fare per esprimere la sua solidarietà con Maidan".

Tanti fiori e un’icona in dono a Yulia Tymoshenko nel giorno del suo compleanno, e con uno sciopero della fame in corso per chiedere che il suo Paese firmi l’Accordo di associazione con l’Ue. Per l’occasione, riferisce Interfax-Ukraina, all’ex eroina della Rivoluzione arancione è stato permesso di incontrare i suoi avvocati, tre legali, che le hanno consegnato un grande biglietto augurale firmato da un gruppo di sostenitori riunitisi davanti alla clinica di Kharkiv dove si trova Tymoshenko.

La figlia Eugenia ha confermato che l’ex premier continua lo sciopero della fame e “sta bevendo (solo) acqua da due giorni”. Rifiutare il cibo, ha spiegato, è per lei “il solo modo” per unirsi alle proteste di quanti sono scesi in piazza in questi giorni per chiedere che il presidente Viktor Yanukovich firmi l’accordo con l’Ue e si sganci definitivamente dall’orbita russa. Tymoshenko è ricoverata in un ospedale di Kharkiv per un’ernia mentre sconta una pena detentiva di sette anni per abuso di potere. La sua liberazione o il suo trasferimento per cure all’estero figurano tra le condizioni che l’Ue ha posto per la firma dell’Accordo, la cui firma sarebbe dovuta arrivare al vertice di Vilnius al via domani.