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martedì 27 settembre 2016

Accordo di pace tra la Colombia e le Farc



L’intesa, che mette fine a una guerra civile cominciata nel 1964, è stata siglata dal capo delle Farc, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia Rodrigo Londoño, detto Timochenko, e il Presidente Juan Manuel Santos.

Nel corso di una grande cerimonia, avvenuta a Cartagena - la città del Premio Nobel Gabriel Garcia Marquez e tutt'e due hanno usato l'immagine delle farfalle gialle che incarnavano l'amore di Mauricio Babilonia, uno dei personaggi di "cent'anni di solitudine", come metafora della speranza per il futuro del paese.

Alla presenza del segretario generale dell'ONU Ban Ki Moon, a cui hanno partecipato più di 2.500 invitati. Il presidente Santos e il comandante delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc), Londoño, detto Timochenko, hanno sottoscritto un documento che “porterà alla costruzione di una pace stabile e duratura”. L’accordo sarà sottoposto a referendum il 2 ottobre.

Il testo dell'intesa è stato sottoscritto con un "baligrafo", cioè una pallottola (bala) trasformata in penna stilografica, gesti simbolici di questo tipo hanno segnato la breve cerimonia. In una scenografia interamente bianca Santos, accompagnato da due bambini, ha aperto una "porta del futuro" per fare salire sul podio i negoziatori dell'accordo e i capi di stato invitati per la storica occasione.

Da parte sua, Timochenko ha offerto una dichiarazione senza precedenti, chiedendo perdono a nome delle Farc "a tutte le vittime, per tutto il dolore che abbiamo causato con questa guerra". Durante il suo discorso, il leader guerrigliero è stato interrotto dal passaggio di una pattuglia di esibizione dell'aeronautica e, guardando in aria, ha commentato con un sorriso: "questa volta vengono a celebrare la pace, non a buttarci addosso le bombe".

Sottolineando che l'accordo di pace colombiano deve servire come esempio per la soluzione di tutti i conflitti del mondo, il capo delle Farc ha lanciato un appello a favore di una trattativa di pace per porre fine alla guerra in Siria, e al conflitto fra israeliani e palestinesi.

L'unico oratore nella cerimonia, oltre ai due firmatari dell'accordo, è stato il segretario generale delle nazioni unite, Ban Ki-Moon, che ha dichiarato ufficialmente aperto il monitoraggio ONU dell'implementazione dell'intesa, commentando che considerava un onore essere presente "nel momento in cui un popolo ha deciso di cominciare a sanare le sue ferite".

Forse il momento più emozionante della cerimonia è stato l'intervento di un coro di donne della comunità afro di bojayà, nel nordest del paese, scenario di una strage di civili nel 2002, durante uno scontro fra le Farc e gruppi paramilitari, nella quale morirono un centinaio di persone, uccise da una bomba lanciata dai guerriglieri dentro a una chiesa. Da allora, le donne di Bojayà, sempre vestite di nero, cantavano il lamento per i loro parenti uccisi. Oggi, per la prima volta vestite di bianco, hanno cantato a cappella per celebrare la pace.



mercoledì 12 febbraio 2014

Maro': clamoroso Ban sorpreso ricorso a legge terrorismo



Sulla vicenda dei due marò il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon preferirebbe una soluzione bilaterale, ma si è detto sorpreso che l'India voglia applicare la legge sul terrorismo. Lo riferiscono fonti diplomatiche interne al Palazzo di Vetro. Ban si è riservato di approfondire la questione con i suoi uffici legali.

In queste ore si terrà a New York una riunione di coordinamento Ue a 28 in relazione alla decisione indiana di sottoporre i due fucilieri italiani al Sua Act, riunione promossa a seguito di un colloquio telefonico tra la Ministro Bonino ed il suo omologo Venizelos, presidente di turno dell'Unione Europea. Lo riferisce la Farnesina.

Emma Bonino riferirà sui Marò domani alle 10 nell'Aula del Senato. Lo ha stabilito, secondo quanto rendono noto dal Pd, la Conferenza dei capigruppo, convocata da Grasso dopo la richiesta di Casini e Latorre di sospendere l'esame del Dl missioni fino a che non fosse arrivato un chiarimento del governo sulle parole Ban Ki-moon.

Ieri sera il segretario generale dell'Onu aveva risposto alle sollecitazioni della Farnesina sostenendo:  "E' meglio che la questione venga affrontata bilateralmente piuttosto che con il coinvolgimento delle Nazioni Unite":

De Mistura partito per Roma, "urgenti consultazioni"  - L'inviato italiano per la vicenda dei maro', Staffan de Mistura, ha lasciato oggi New Delhi alle 10:35 locali alla volta di Roma, che raggiungera' nel tardo pomeriggio, via Dubai, per "urgenti consultazioni" con il governo.  Ieri De Mistura ha spiegato che il suo viaggio e' dovuto al fatto che "l'udienza in Corte Suprema del 18 febbraio e' della massima importanza per il futuro dei nostri fucilieri di Marina". Lo stesso inviato fara' ritorno in India domenica.

Cicchitto, sconcerto per parole Ban Ki Moon  - "Manifesto profondo sconcerto per le recenti affermazioni fatte dal Segretario generale dell'ONU circa l'opportunità di mantenere sul piano bilaterale la controversia tra Italia e India relativa all'illegittima detenzione dei due fucilieri di Marina Latorre e Girone". Lo ha dichiarato il Presidente della Commissione esteri della Camera Fabrizio Cicchitto.

Segretario Nato, preoccupa molto accusa terrorismo - "Sono personalmente preoccupato per i due marò italiani e per l'idea che siano perseguiti per terrorismo e per le implicazioni negative" sulla lotta alla pirateria, Lo ha detto il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen.

venerdì 23 agosto 2013

Ban Ki moon: gas Siria crimine contro umanità



Gli Usa hanno iniziato a definire le loro opzioni militari per un possibile attacco in Siria nell'ambito di un piano d'emergenza nel caso in cui il presidente Obama decidesse di agire. Lo riporta il WSJ citando rappresentanti dell'amministrazione Obama, per i quali sarebbero anche in atto sforzi diplomatici per delineare una risposta internazionale alle accuse di uso di armi chimiche mosse contro il regime di Assad. Intanto, il segretario di Stato Kerry ha avuto colloqui telefonici con Francia, Turchia, Giordania, Ue e Onu.

Gli Stati Uniti ritengono che i ribelli siriani non abbiano la capacità di usare le armi chimiche. Lo afferma il Dipartimento di Stato, sottolineando che se le notizie di un attacco con il gas sarin fossero confermate, "si tratterebbe di un'escalation oltraggiosa e palese" da parte del regime di Assad. Il presidente ha chiesto all'Intelligence di raccogliere informazioni, in quanto finora non è stato possibile determinare l'uso di armi chimiche in Siria.

L'uso di armi chimiche in Siria, se verrà accertato, costituirebbe "un crimine contro l'umanità" che avrebbe "gravi conseguenze" ha dichiarato il segretario generale dell'Onu Ban Ki moon a Seoul dove è in visita. E' una sfida grave per la comunità internazionale nella sua totalità, e l' umanità che abbiamo in comune, e altrettanto che ciò sia avvenuto mentre la missione di esperti dell'Onu si trovava nel paese", ha aggiunto il segretario generale dell'Onu.

Quanto successo in Siria rende la conferenza Ginevra 2 ancora ''più urgente''. Lo ha detto oggi a Ginevra la portavoce del mediatore internazionale per la crisi siriana Lakdahr Brahimi, sottolineando che non vi è soluzione militare.

Le Forze Armate del presidente siriano Bashar al-Assad hanno bombardato oggi i sobborghi di Damasco in mano ai ribelli, secondo quanto rivelato dagli stessi attivisti, mantenendo la pressione sulla regione assediata un giorno dopo che l'opposizione ha accusato l'esercito di aver ucciso con i gas centinaia di persone in un attacco con armi chimiche. Razzi lanciati da vari lanciamissili e artiglieria pesante hanno colpito i sobborghi orientali di Jobar e Zamalka, aree tra quelle prossime alla capitale coinvolte negli attacchi che ieri hanno ucciso tra 500 e 1.300 persone
Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu esprime "forte preoccupazione" per le accuse sull'uso di armi chimiche in Siria e apprezza la "determinazione" del Segretario Generale Ban Ki moon per assicurare una inchiesta "rapida e imparziale" su quanto accaduto.



venerdì 30 novembre 2012

ONU: Palestina Stato osservatore


In una giornata che sarà ricordata nei libri di storia, la Palestina diventa Stato osservatore non membro delle Nazioni Unite  dell'Onu. Esattamente 65 anni dopo il voto sulla spartizione della Terra Santa in due Stati (era il 29 novembre del 1947), l'Assemblea generale delle Nazioni Unite si rende protagonista di un'altra giornata da ricordare per la storia politica internazionale, e nasceranno molte polemiche approvando con 138 voti su 193 una risoluzione che il presidente dell'Anp Abu Mazen ha voluto con forza. E che i vertici dell'Autorità nazionale palestinese considerano solo un primo passo verso la nascita di un vero e proprio Stato e verso il riconoscimento della Palestina come Paese membro a pieno titolo delle Nazioni Unite.

Ricordiamo che la votazione è avvenuta dopo che il presidente dell'Anp, Abu Mazen, aveva preso la parola davanti all'Assemblea generale spiegando che "la Palestina crede nella pace e la sua gente ne ha un disperato bisogno. Dateci il certificato di nascita".

"È arrivato il momento di dire basta all'occupazione e ai coloni, perché a Gerusalemme Est l'occupazione ricorda il sistema dell'apartheid ed è contro la legge internazionale. I palestinesi non accetteranno niente di meno dell'indipendenza sui territori occupati nel 1967 con Gerusalemme Est", aveva tuonato il leader palestinese.

La replica di Israele è arrivata subito. Il premier Benjamin Netanyahu ha dichiarato che la votazione "non cambierà alcunché sul terreno, non avvicinerà la costituzione di uno Stato palestinese, ma anzi la allontanerà", assicurando tuttavia che "la mano di Israele resta tesa verso la pace". Nei confronti del leader palestinese la risposta è stata caustica: "Parole ostili, velenose non da uomo che vuole la pace".

Gli Usa, che hanno votato contro la risoluzione, non hanno preso bene la decisione dell'Onu. Secondo l'ambasciatore Usa all'Onu, Susan Rice, si tratta di una "risoluzione controproducente" che ostacola il raggiungimento dell'obiettivo di "due Stati per due popoli". Ancor più netta l'opinione del segretario di Stato americano Hillary Clinton, secondo cui il voto "pone nuovi ostacoli sul cammino della pace". Soddisfazione invece da parte della Santa Sede: "Accogliamo con favore la decisione dell'Assemblea Generale".

Mentre l'Europa si è trovata ampiamente divisa, infatti, Francia, Irlanda, Gran Bretagna, Grecia e Spagna hanno dichiarato di appoggiare la risoluzione, la Germania ha fatto invece sapere che si sarebbe astenuta. L'Italia invece ha deciso di dare il sostegno all'Anp. Lo ha annunciato nel pomeriggio una nota di Palazzo Chigi che ha suscitato l'irritazione di Israele, rimasta "delusa dall'Italia", nonostante il premier Monti avesse precisato che la scelta del suo esecutivo fosse "parte integrante dell'impegno del governo italiano volto a rilanciare il processo di pace con l'obiettivo di due Stati, quello israeliano e quello palestinese, che possano vivere fianco a fianco, in pace, sicurezza e mutuo riconoscimento".

“Ora bisogna immediatamente riaprire i negoziati”, hanno chiesto i paesi europei, con in testa l'Italia, che hanno votato sì. Soddisfazione anche dal Vaticano, mentre il segretario generale Ban Ki Moon ha chiesto che siano i palestinesi a fare il prossimo passo riconoscendo il diritto ad esistere in pace e sicurezza di Israele.

Fiamma Nirenstein dalle colonne del Il Giornale ha attaccato la posizione di Palazzo Chigi sostenendo che: “un Parlamento che da va­ri anni ha fatto suo onore e vanto di essere il migliore amico europeo di Israele, la cui de­legazione all’Onu solo nel luglio del 2011 di fronte a una risoluzio­ne id­entica ha risposto in modo op­posto a quello attuale, e poi ha affermato che: il comunicato di Palazzo Chigi  sembra scritto da un bambino che ignora l’abc della politica medio­rientale, e soprattutto che scaval­ca senza remore, le scel­te politiche di fondo del Parlamen­to italiano, che non è mai stato mi­nimamente consultato”.