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sabato 6 maggio 2017

Lilian Tintori annuncia marcia femminile contro la repressione



Lilian Tintori è la moglie di Leopoldo Lopez, economista e leader del movimento “Volontà Popolare” contro l’allora regime di Hugo Chavez e imprigionato nel 2015 con una sentenza che lo ha condannato a tredici anni e nove mesi di detenzione. Giudizio arrivato dopo un processo di 19 mesi additato da gran parte del mondo come un atto di persecuzione politica da parte dell’attuale governo di Nicolas Maduro. Lopez è rinchiuso nel carcere militare di Ramo Verde, a nord di Caracas dopo essersi consegnato alle autorità che lo indicavano come responsabile degli incidenti scoppiati al termine di una manifestazione studentesca che hanno portato anche alla morte di tre persone, ma per questo scagionato da una inchiesta giornalistica che ha scoperto che a sparare ed uccidere erano state le forze di polizia. Lilian ha tatuata sul polso la scritta “Venezuela”, in corsivo, simbolo della resistenza al chavismo. Lo scorso anno arrivò anche al gesto di incatenarsi in Piazza San Pietro, in Vaticano per chiedere udienza a Papa Francesco.

Ad oggi è salito ad almeno 37 il numero dei morti durante le proteste in Venezuela contro il governo del presidente Nicolas Maduro dall'inizio di aprile secondo la Procura di Caracas. L'ultima vittima è un giovane di 20 anni, Hecder Lugo. L'opposizione accusa Maduro di essere un dittatore e di aver portato il Paese sul lastrico, reclamando elezioni anticipate. Per oggi sabato 6 maggio è stata indetta una marcia di sole donne a Caracas, "senza uomini e senza armi", tutte vestite di bianco e con un fiore in mano, per chiedere che "cessi la repressione e si restituisca la democrazia al Paese", ha spiegato Lilian Tintori. I manifestanti chiedono che vengano anticipate le elezioni in programma per la fine del 2018. I sondaggi indicano che l'erede di Hugo Chavez, il socialista Maduro, non avrebbe chance di vittoria nel caso di una regolare tornata elettorale, con il Paese alla fame e senza medicinali.

In una conferenza stampa, Tintori - insieme a dirigenti femminili e spose di prigionieri politici - ha denunciato che la repressione della protesta si sta indurendo nel paese. "Ieri abbiamo contato 400 feriti, oggi altri 30 solo all'Università. Oggi si troveranno davanti un muro di donne, vestite di bianco, con in mano la bandiera tricolore e un fiore. La «marcha de las mujeres» percorrerà Caracas fino al ministero dell’Interno e della Giustizia. In prima fila, Lilian Tintori. «In Venezuela stiamo tutti protestando, pacificamente, nelle strade. Ma ora ci alziamo in piedi noi donne, perché stanno uccidendo i nostri figli, ragazzi innocenti, sparano a distanza ravvicinata. La repressione è brutale. A militari e poliziotti chiediamo di abbassare le armi e abbracciare la famiglia venezuelana».

All’interno del potere chavista c’è una donna, il procuratore generale Luisa Ortega Diaz, che ha dato torto a Maduro (dichiarando incostituzionale la decisione della Corte suprema). Cosa ne pensa?

«A lei va tutto il mio appoggio e la mia ammirazione, ha sostenuto la Tintori, perché è l’unico potere che si è allontanato dalla dittatura. Usando il suo potere istituzionale, ha rifiutato di avallare un golpe contro la democrazia. Che serva di esempio agli altri poteri dello Stato».

«Papa Francesco deve fermare il dittatore. Non può permettere una simile tortura, che continuino a sparare, che ci siano 167 prigionieri politici. Il Papa sa quello che sta accadendo perché monsignor Celli è stato qui. E’ arrivato il momento che alzi la bandiera della libertà e della democrazia in Venezuela».

Per il 2017 si prevede una nuova impennata dell’inflazione sino al 1500% dopo che, per il 2016, le statistiche hanno fatto segnare una crescita dell’800% e una contrazione del PIL vicina al 19%, mentre al tempo stesso secondo il Fondo Monetario Internazionale il tasso di disoccupazione ha superato la soglia del 25%, rendendo il livello registrato nella Repubblica Bolivariana il più alto al mondo dopo quello del Sudafrica. Cifre che segnalano molto più di un’allarmante regressione dopo la crescita continuata e sostenuta dell’era Chavez, cifre che denotano la penosa situazione in cui si ritrova la patria del “socialismo del XXI secolo” nel momento in cui, nel resto dell’America Latina, esso si difende con successo in Bolivia e Nicaragua ed è riuscito a garantirsi continuità in Ecuador. Secondo Angelo Zaccaria, studioso delle rivoluzioni bolivariane, l’atteggiamento di Maduro, nel corso degli ultimi anni, è stato improntato a una deleteria volontà di “mirare alla salvaguardia delle posizioni di una burocrazia civile-militare al potere” in cui pochi esponenti di spicco si sono messi in evidenza nel corso dell’ultimo quadriennio, rendendo ulteriormente più ampie le lacune aperte dalla scomparsa di Chavez.



domenica 1 marzo 2015

Venezuela: nuove limitazioni per i diplomatici USA



Il presidente del Venezuela Nicolás Maduro ha annunciato nuove misure per limitare l’accesso di cittadini e diplomatici statunitensi nel paese. Maduro ha detto che le misure sono tese a ridurre lo staff diplomatico statunitense nel paese. I cittadini statunitensi avranno bisogno di un visto per entrare nel paese, mentre ci sarà una lista dei politici a cui sarà vietato entrare. Tra i politici indesiderati anche George W. Bush, Dick Cheney, Bob Menendez e Marco Rubio. Visto obbligatorio per i cittadini americani, restrizioni alle attività dei diplomatici Usa a Caracas e una "lista nera" di dirigenti statunitensi che non potranno mettere piede in Venezuela ovvero una nuova serie di "misure di difesa antimperialista", al termine di una imponente manifestazione che ha attraversato l'intera capitale venezuelana.

"Noi lanciamo una lotta totale contro l'imperialismo americano!", ha echeggiato l'erede di Chavez, annunciando che sarà ridotto il numero di funzionari dell'ambasciata Usa a Caracas ("loro ne hanno 100 e noi 17, vogliamo l'uguaglianza") e che i diplomatici americani non potranno mantenere riunioni con dirigenti politici venezuelani senza l'autorizzazione del suo governo.

Maduro ha detto che Barack Obama - "non quello di Chicago, quello che sognava di cambiare il mondo, ma quello a capo della potenza mondiale" - si è "lasciato mettere in un vicolo cieco" dai suoi collaboratori, e ha accusato i "dirigenti dell'amministrazione americana" di partecipare a "trame golpiste" contro il suo governo.

Il presidente venezuelano ha detto che dispone di "prove indiscutibili, documenti e foto" che dimostrano l'esistenza di piani sovversivi contro il suo governo e ha accusato gli Usa di violare il diritto internazionale con la loro "costante intromissione nelle nostre faccende", sottolineando che solo nel 2015 da Washington sono partite "65 prese di posizione contro il popolo venezuelano".

Maduro ha anche detto aver invitato il segretario dell'Organizzazione degli stati americani (Osa), José Miguel Insulza, e il presidente eletto uruguaiano, Tabaré Vazquez, a visitarlo a Caracas per "mostrargli le prove del complotto".

Con un Paese ad un passo dal baratro del fallimento economico, il presidente venezuelano, Nicolas Maduro continua la sua campagna contro gli Stati Uniti, che sostiene, stanno aiutando i suoi rivali a compiere un golpe. A conferma della sua ipotesi, l'erede-delfino di Hugo Chavez ha annunciato l'arresto di diversi americani "nei giorni scorsi" per attività di spionaggio e reclutamento di venezuelani.

Tra gli arrestati anche un pilota statunitense di origini latino-americane, preso, secondo Maduro, nello Stato sud-occidentale di Tachira al confine con la Colombia. L'identità della presunta spia non è stata però rivelata.

Il 20 febbraio grande scalpore aveva suscitato l'arresto del sindaco di Caracas, l'anti-chavista Antonio Ledezma, ad opera dei servizi segreti (Sebin) in un'operazione spettacolare: una raid all'alba in cui gli 007 incappucciati di Maduro hanno anche sparato diversi colpi in aria.